martedì 21 maggio 2019

“Dobbiamo renderci conto della realtà” – testimonianze di leader cristiani della Nigeria a Budapest


Comunicato stampa della Segreteria della Conferenza Episcopale Ungherese sulla visita di una delegazione ecclesiale nigeriana a Budapest.

Mons. Matthew Hassan Kukah, vescovo della Diocesi di Sokoto e il Rev. Dacholom Datiri, presidente della comunità protestante della Church of Christ of Nigeria hanno tenuto una conferenza sulle persecuzioni dei cristiani nei paesi d’Africa e sulla perseveranza dei fedeli del luogo. L’evento ha avuto luogo nell’Aula delle Cerimonie dell’Università Cattolica Pázmány Péter (UCPP) a Budapest (Ungheria) il 13 maggio.

Matthew Hassan Kukah, vescovo della Diocesi di Sokoto nel suo discorso intitolato Crescere fra le spine: combattimenti di testimoni cristiani in un’ambiente di maggioranza musulmana ha sottolineato che per entrare in dialogo la fiducia è indispensabile, ma per poter costruirla uno deve sviluppare la fiducia in sé stesso per primo. „Non bisogna chiedere perdono per il fatto che siamo cristiani” – ha ribadito il vescovo Kukah. È molto importante che i fedeli „ritrovino la loro voce cristiana” – ha esortato l’udienza Matthew Hassan Kukah, vescovo di Sokoto.

Nella sua relazione intitolata Spezzati, ma non sconfitti Dacholom Datiri, presidente della comunità protestante della Church of Christ of Nigeria ha dato un resoconto sulla situazione dei fedeli della sua chiesa presente in dodici paesi d’Africa. Il pastore ha spiegato: la sua chiesa è la comunità cristiana che soffre le persecuzioni più atroci in Nigeria. Le organizzazioni degli islamisti estremisti commettono massacri, cacciano da casa migliaia di gente, costringono milioni a lasciare la propria patria, distruggono le case, le chiese, danno fuoco ad interi villaggi, annientano cibo e prodotti agricoli. Recentemente hanno commesso un attentato suicida contro un ospedale, non badando neanche al fatto che dentro stessero curando soprattutto malati musulmani. „Non possiamo rimanere indifferenti. Dobbiamo renderci conto della realtà. Il mondo non può chiudere un occhio e non può negare le persecuzioni dei cristiani!” – ha concluso il suo discorso Dacholom Datiri ed ha chiesto le preghiere dei presenti per la sua comunità e per i cristiani perseguitati.

L’evento è stato organizzato dalla Segretaria per l’aiuto ai Cristiani Perseguitati e per il Programma Hungary Helps. Ungheria recentemente ha dato un contributo sostanziale alla ricostruzione dell’infrastruttura scolastica cattolica – compreso un seminario – della Nigeria distrutta dai estremisti donando un milione di Euro, ed inoltre ha offerto borse di studio per studenti universitari della Nigeria, un gruppo dei quali ha incontrato Papa Francesco nell’ottobre dell’anno scorso in occasione dell’udienza generale in Vaticano.

 

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Comunicato dell’Ufficio Stampa del Primo Ministro ungherese sulla visita dei presuli nigeriani.


Il Primo Ministro Viktor Orbán riceve i vescovi nigeriani a Budapest (Foto: MTI)

Prime Minister Viktor Orbán in talks with Nigerian Christian leaders


 

martedì 14 maggio 2019

“La sua santità nobilita e commuove la Chiesa universale” – Omelia del Card. Angelo Amato sul Cardinale Mindszenty


S. Messa celebrata dal Card. Amato in memoria del Cardinale Mindszenty
Con una Messa solenne, il 9 maggio 2019, nella Basilica di S. Stefano Rotondo, è stato commemorato il 44° anniversario della morte del Venerabile Cardinale József Mindszenty. A presiedere il rito il Cardinale Angelo Amato, Prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi, accompagnato da diversi sacerdoti ungheresi e di altre nazioni.

Hanno preso parte alla celebrazione diversi membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la S. Sede, nonché l’Ambasciatore d’Ungheria in Italia Ádám Zoltán Kovács. Presenti i pellegrini provenienti dall’Ungheria, che il giorno prima sono stati ricevuti da Papa Francesco. Tra i pellegrini anche un parente di Mindszenty, il Sig. Imre Fukszberger, sindaco del paese natale dell’eroico Primate d’Ungheria, nonché la Sig.ra Etelka Romanek, sindaca di Esztergom, sede primaziale ungherese e luogo della sepoltura del Card. Mindszenty. I bambini orfani del “Piccolo Coro di S. Francesco” hanno animato la liturgia, trasmessa dal vivo da Radio Maria Ungheria.


Pubblichiamo il testo dell’omelia del Cardinale Angelo Amato.

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1. Siamo nel tempo pasquale, durante il quale la Chiesa celebra con gioia il mistero della risurrezione di Gesù, salvatore del mondo. Lo stupore dei primi discepoli continua ancora oggi a risplendere sul volto dei fedeli del mondo intero, confortati e fortificati dalla presenza del Signore risorto e dalle sue parole di verità e di vita.


Lo scultore Surovtsev sulla statua del Card. Mindszenty


Lo scultore Surovtsev, autore della statua del Cardinale Mindszenty, presentata di recente a Papa Francesco, aveva spiegato così, in una precedente intervista, il significato della sua opera:

Lo scultore russo vladimir Surovtsev con la statua del Card. Mindszenty


“Io cerco l’armonia nella materia, nel ritmo delle forme, nel contenuto interiore. Il mio desiderio è che le mie opere non suscitino mai emozioni negative nello spettatore, a prescindere dalla sua appartenenza ad un determinato popolo o religione. È stato questo pensiero a guidarmi nel raffigurare il Cardinale Mindszenty. Qualsiasi persona osservi questa scultura, attraverso l’impatto complessivo percepisce quella saggezza che proviene dal movimento e della postura del Cardinale, e vorrei che questo sia un aiuto alla riflessione sulla pienezza del mondo. Lo spettatore non contrapponga la sua cultura e la sua filosofia di vita a quello che vede. È stato questo il mio pensiero principale.

lunedì 13 maggio 2019

Bambini della Transilvania salutati in ungherese da Papa Francesco


Papa Francesco con i bambini della Transilvania e i loro accompagnatori in Vaticano
(foto: Vatican Media)
Si è svolto al termine dell’udienza generale dell’8 maggio 2019 l’incontro del santo Padre con il "Piccolo Coro di San Francesco”, composto dai bambini abbandonati e orfani della Transilvania, accolti da Fra’ Csaba Böjte e la sua Fondazione San Francesco di Déva.
Il Papa saluta Fra' Csaba accanto al dono "Parvuli Dei" (foto: Vatican Media)
Sono arrivati una trentina di bambini, in rappresentanza degli altri circa 2.300 presenti nei vari istituti gestiti dalla Fondazione. Hanno portato, però, virtualmente anche i loro compagni, grazie alla finestra “Parvuli Dei”. Papa Francesco ha osservato con attenzione il dono ed ascoltato la spiegazione del culto del Bambino Gesù che aiuta a compiere la carità con tenerezza, proprio come Lui stesso l’aveva auspicato nella catechesi di quella mattina.
Il Santo Padre ha poi salutato i bambini in lingua ungherese, pronunciando “Isten hozott!” (Benvenuti!) quando gli è stato spiegato di trattarsi di bambini ungheresi della Transilvania. Fra’ Csaba gli ha raccontato che, assieme ad altri 1.000 bambini lo aspetteranno al Santuario di Csíksomlyó, dove celebrerà la messa il 1° giugno, in occasione della visita in Romania.

Vatican News ne ha pubblicato un reportage:

Statua e reliquia del cardinale martire József Mindszenty offerte al Santo Padre


Una statua in bronzo del Cardinale Mindszenty è stata presentata al Santo Padre dai rappresentanti delle Ambasciate Ungherese e Russa, durante l’udienza generale dell’8 maggio 2019, quale testimonianza della riconciliazione tra i due popoli. Regalata anche una reliquia di Mindszenty a Papa Francesco, che l’ha venerata, dichiarando che per lui l’eroico Primate d’Ungheria “era un martire”.

Papa Francesco venera la reliquia del Card. Mindszenty: "era un martire!" (foto: OR/Vatican Media)
Nella Città di Esztergom, sede primaziale d’Ungheria, nel 2015, in occasione del 40° anniversario della morte del Venerabile Servo di Dio Card. József Mindszenty, è stata inaugurata una statua monumentale, opera dello scultore russo, Vladimir Surovtsev. Raffigura il Cardinale martire assorto nella preghiera per la pace. L’opera è stata un dono da parte della fondazione russa “Operatori di Pace per la Pace” alla fondazione dei francescani ungheresi di Esztergom, in nome della purificazione della memoria e della riconciliazione tra la nazione russa e quella ungherese.
In occasione del pellegrinaggio a Roma, nella ricorrenza del 44° della morte del cardinale Mindszenty, una copia in miniatura della statua è stata presentata a Papa Francesco, nel corso dell’udienza generale dell’8 maggio, quale omaggio al suo impegno per la pace e la riconciliazione tra i Stati e le Nazioni nel mondo.

La statua del Card. Mindszenty presentata al S. padre (foto: OR/Vatican Media)
È stato l’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen a presentare il regalo al Santo Padre, assieme al Cons. Alexander Paklin, Incaricato d’Affari dell’Ambasciata Russa presso la S. Sede. Erano presenti lo scultore, Sig. Vladimir Surovtsev, nonché il Presidente della Fondazione “Operatori di Pace per la Pace”, Sig. Andrei Chizhik.

L'Amb. Habsburg (a destra) presenta al Papa il Sindaco di Csehimindszenty, la Sindaca di Esztergom
e lo scultore Surovtsev (foto: OR/Vatican Media)
Hanno potuto salutare il Santo Padre la Signora Etelka Romanek, Sindaca di Esztergom, sede primaziale d’Ungheria e il Sig. Imre Fukszberger, Sindaco di Csehimindszent, paese natale del Cardinale, nonché lui stesso parente del Venerabile Servo di Dio.

Il Sig. Gergely Kovács, segretario della Fondazione Mindszenty ha presentato al Santo Padre una reliquia del Cardinale Mindszenty, un piccolo frammento di vestito, incastonato in una tavoletta di marmo. Il Santo Padre l’ha voluto baciare esclamando che “Mindszenty era un martire!”
Reliquia "ex indumentis" del Card. Mindszenty consegnata al Santo Padre
(foto: Ambasciata d'Ungheria S. Sede)

mercoledì 8 maggio 2019

Una richiesta a Papa Francesco da parte dei bambini orfani


Papa Francesco con l'immagine di Gesù Bambino
dono di Fra' Csaba Böjte e i "suoi" bambini dalla Transilvania
Testo della supplica consegnata a Papa Francesco da Fra' Csaba Böjte e dai bambini orfani della Transilvania, durante l'udienza generale dell'8 maggio.

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È successo dopo l’inaugurazione della nostra casa di accoglienza per bambini abbandonati che una delle bambine mi ha posto la domanda come mai ci fossero così pochi bambini tra i santi nella Chiesa. Hanno continuato chiedendomi perché durante l’anno liturgico non ci fosse una festa dedicata specialmente ai bambini. Non sapevo bene come rispondergli, tuttavia mi era venuta l’idea di raccontargli che Gesù Cristo è stato un santo anche da bambino.


Fra' Csaba Böjte esce dall'udienza con i bambini
È proprio Gesù Bambino il nostro esempio, perché Lui a 12 anni, durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, non si è mica allontanato dai propri genitori per andare in giro per la città, per i parchi gioco o il mercato. Al contrario, è andato nel Tempio a pregare, ha partecipato con devozione alle liturgie ed ha ascoltato con molta sapienza i sacerdoti, essendo in grado anche di formulare delle domande. Poi, ritrovato dai genitori, ha obbedito ed è ritornato a casa con loro, crescendo ogni giorno in sapienza e grazia.




Immagine della statua di Gesù Bambino, venerata nella chiesa di Déva
- dono dei bambini a Papa Francesco (foto: Brigitta Török)
I bambini hanno ascoltato incuriositi le meditazioni sulle belle virtù del piccolo Gesù che, di poco in poco, hanno preso la forma di una novena. Abbiamo quindi chiesto ad un artigiano di scolpire per noi una statua in legno di Gesù Bambino ed abbiamo iniziato a fare una grande novena, di nove settimane, in modo da finirla per il 1° giugno, celebrata in molti paesi del mondo come Giornata Internazionale dei Bambini. Avevo promesso ai bambini già all’inizio che se loro stessi si sarebbero rivestiti delle belle virtù di Gesù Bambino allora gli avrei permesso di rivestire la statua di Gesù ogni settimana di un vestito diverso da loro stessi ideato e realizzato. È stato bellissimo vedere come non solo Gesù Bambino si fosse rivestito di abiti bellissimi, cuciti dai nostri bambini, ma che i bambini stessi si siano rivestiti delle belle caratteristiche dello stesso Cristo Gesù. Le nove settimane scorrevano veloci e i bambini non vedevano l’ora della prossima tappa. Ogni settimana era una famiglia adottiva diversa a preparare il vestitino per la statua e anche gli altri aspetti affidati alle loro cure: letture, canti, servizio dell’altare. Arrivato finalmente il grande giorno, il 1° giugno, abbiamo organizzato con grande pompa la festa di Gesù Bambino nella nostra chiesa di Déva.
Anche negli anni successivi, sempre il 1° giugno, prima della fine dell’anno scolastico, ci siamo riuniti, per la gioia dei nostri bambini, a salutare in un modo speciale il nostro amato “eroe”, il Dio dal volto di bambino. La nostra Casa di Accoglienza di Székelyhíd l’abbiamo addirittura intitolata a Gesù Bambino. Abbiamo iniziato, in diverse località, a realizzare dei piccoli santuari di Gesù Bambino dove i giovani e le famiglie potessero recarsi a pregare per la grazia di avere un figlio, o per la salute dei loro figli e per il loro sviluppo fisico e spirituale.

Ho sperimentato poi che la persona di Gesù Bambino è divenuta un esempio attraente e rigenerante per i bambini. Ma anche gli adulti, spesso stanchi e invecchiati precocemente, che non sanno più giocare, hanno accolto con gioia queste feste allegre, proprio nello spirito dei fanciulli.

È bello vedere e sapere che il nostro Redentore, prima ancora di iniziare la sua missione pubblica della predicazione e dei prodigi abbia osato e saputo giocare per le strade di Nazareth, assieme ai bambini degli uomini. Come sarà stata bella la cena nel silenzio di quella piccola casa di Nazareth… Il mondo di oggi ha urgentemente bisogno proprio di questa vita umile e silenziosa, grata al Signore, sul modello della famiglia di Nazareth, costituita attorno a Gesù Bambino. E questo lo affermo decisamente anche se molti non riescono a formularlo a voce.

Nel Bacino dei Carpazi, in Europa, ma anche in tutto il mondo sviluppato le persone purtroppo hanno voltato le spalle alla vita, all’accoglienza della nuova vita. Le famiglie sono inaridite, intere regioni si trasformano in “case di cura per anziani”. Per curare queste ferite della nostra società oserei proporre che la Chiesa proclami il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino. Come il primo maggio è divenuto festa di San Giuseppe Lavoratore o l’11 febbraio è stato proclamato da San Giovanni Paolo II Giornata Mondiale dei Malati, chiediamo, a nome dei bambini orfani, che il 1° giugno, quando in gran parte del mondo si celebra la Giornata Internazionale dei Bambini, sia dedicato alla devozione del suo Capo, il Bambino più meraviglioso del mondo. Possa diventare il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino per la Chiesa universale.

 

In spirito di filiale obbedienza,

Fra’ Csaba Böjte OFM e oltre 2.000 bambini della Fondazione San Francesco di Déva

“Parvuli Dei. Una finestra sul mondo di Gesù Bambino” – Dono a Papa Francesco dai bambini transilvani


L’opera “Parvuli Dei – Una finestra sul mondo di Gesù Bambino” è stata ispirata dalla gratitudine per i 25 anni dell’impegno di Fra’ Csaba a favore dei bambini. Si tratta di un trittico di fotografie, nella forma di una finestra. La fotografia centrale ritrae la statua di Gesù Bambino, oggetto della devozione dei bambini orfani curati dalla Fondazione S. Francesco di Déva. L’immagine è composta dai ritratti di oltre duemila bambini, un regalo da parte loro per il Santo Padre.


"Parvuli Dei" - l'immagine di Gesù Bambino composta dalle foto dei bambini orfani
della Fondazione S. Francesco di Déva (foto: Brigitta Török)
Un gruppo di bambini della Fondazione, il “Piccolo Coro di San Francesco”, è venuto in pellegrinaggio a Roma, partecipando all’Udienza Generale dell’8 maggio, dove ha consegnato il regalo al Papa, spiegandogli che lo stanno aspettando con gioia per la sua visita a Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc).

Si tratta di un finestra nello stile tradizionale della Transilvania per guardare al mondo con stupore e dire di sì alla vita, ai bambini figli di Dio, all’accoglienza della nuova vita e a tutti quei “fratelli più piccoli” che nessuno ha voluto.

La Fondazione San Francesco di Déva, sotto la guida di Fra’ Csaba Böjte OFM e dei suoi collaboratori, ha aperto una finestra sulla bontà del Signore e sulla vera vita per i bambini orfani ed emarginati. Fra’ Csaba si è chinato già oltre 6.000 volte ai più piccoli, alle vittime della sorte, per accoglierli a braccia aperte, per educarli, e mostrargli la giusta via. Grazie al suo carisma e alla sua testimonianza è divenuto un maestro credibile non solo per questi bambini ma per tutta la comunità dei cattolici nella Transilvania. La sua parola, umile ma decisa, è ascoltata da tutti gli ungheresi nel mondo, come la voce della coscienza di un’intera nazione. “È bello fare i bravi. È bello camminare sulla via della carità senza giudicare. È bello ascoltare la volontà di Dio!” – frasi semplici ma impegnative le sue in una società sconvolta da molti problemi.

La finestra “Parvuli Dei” (ossia: Bambini di Dio) è stata ideata dai volontari della Fondazione, Brigitta Török e László Török, realizzata dalla fotografa Brigitta Török, e dal falegname Zsolt Nagy (nella cui bottega lavorano anche diversi bambini di Fra’ Csaba), il fabbro István Gábor Nagy e l’intagliatore Zoltán Szabó, nello studio Printerieur di György Povázai, con il sostegno dei benefattori della Fondazione.

Il telaio della finestra è intagliata in legno di noce, con cerniere in ferro battuto (dimensioni: 100 x 160 x 12,3 cm; 31 kg) e sotto tavole di vetro racchiude tre fotografie. Quella centrale raffigura la statua di Gesù Bambino composta dalle fotografie dei 2.144 bambini orfani delle diverse case accoglienza della Fondazione. L’anta di sinistra ritrae i bambini e Fra’ Csaba nella chiesa di Déva, quella di destra, invece, l’esterno della chiesa medesima.

lunedì 6 maggio 2019

Sant’Adalberto celebrato dai Paesi di Visegrád a Roma


Omaggio dei quattro Ambasciatori alle reliquie di S. Adalberto
La festa di Sant’Adalberto, patrono dei Paesi centro-europei è stata ricordata quest’anno il 2 maggio con una S. Messa alla Basilica di San Bartolomeo all’Isola. È, infatti, nella cappella laterale di questa chiesa che si venerano da mille anni le reliquie del santo vescovo di Praga.

Celebrazione nella Basilica di S. Bartolomeo
La celebrazione è stata presieduta da Don Pavol Zvara, Rettore del Pontificio Collegio Slovacco dei SS. Cirillo e Metodio, che nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di non dimenticare Dio mentre si vuole costruire una società degna dell'umanità. Proprio i santi ci ricordano, ha proseguito il Rettore, che è possibile il riavvicinamento tra le persone e tra i popoli. Ne sono testimoni Sant’Adalberto, appunto, ma anche Santo Stefano d’Ungheria, e i Santo Cirillo e Metodio, apostoli dei popoli slavi. Loro, infatti, erano non solo uomini di Dio ma veri e propri “ambasciatori” i quali, oltre agli impegni del loro ufficio, hanno sempre pensato di migliorare la situazione delle persone a loro affidate. Questo perché avevano capito che il Vangelo del Cristo Risorto ha il potere di trasformare le vite, ha il potere di calmare le situazioni di tensione, ha il potere di trovare soluzioni e il potere di rianimare le relazioni. Don Zvara ha anche evidenziato l’importanza della Basilica di S. Bartolomeo che, in quanto santuario dei nuovi martiri, ricorda anche tante persone che hanno dato la vita per la fede durante le persecuzioni comuniste nei paesi dell’Europa centro-orientale.

Le preghiere dei fedeli sono stati letti, come da tradizione, dai rappresentanti diplomatici dei Paesi del Gruppo di Visegrád presso la S. Sede: Marek Lisánsky, Ambasciatore di Slovacchia, Janusz Kotanski, Ambasciatore di Polonia, Václav Kolaja, Ambasciatore della Repubblica Ceca e Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore d’Ungheria.

L’Ambasciatore Lisánsky, promotore della celebrazione di quest’anno nel segno della presidenza di turno slovacca del Gruppo di Visegrád, ha ricordato nei suoi saluti finali anche il 15° anniversario dell’adesione all’Unione Europea dei paesi del gruppo stesso.
Preghiera dei fedeli letta dai quattro Ambasciatori
(Foto: Ambasciata di Polonia, Ambasciata d'Ungheria)

giovedì 2 maggio 2019

500 bambini per l’Eucaristia a Budapest - a 500 giorni dal Congresso Eucaristico Internazionale


500 bambini, alunni di alcune scuole cattoliche della capitale ungherese hanno formato un coro d’eccezione sul sagrato della Basilica di Santo Stefano di Budapest per richiamare l’attenzione sul grandioso evento cattolico che si inaugurerà fra esattamente 500 giorni, il 13 settembre 2020: il 52° Congresso Eucaristico Internazionale.

“È la carità che ci collega, è la carità che ci fa vivere!” – hanno cantato i bambini la canzone composta per l’occasione da György Derzsi, alla presenza del Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest.
Vedi il filmato anche su Facebook.






Aspettando Papa Francesco a Csíksomlyó - spot dell'Arcidiocesi di Alba Iulia/Gyulafehérvár

Un breve video (con sottotitoli in inglese), realizzato da Mária Csúcs e Péter Csúcs per conto dell’Arcidiocesi di Gyulafehérvár/Alba Iulia racconta della gioiosa attesa con cui si preparano per la visita del Santo Padre al Santuario di Csíksomlyó/Sumuleu Ciuc.


Nel filmato - dopo la persona del Santo Padre - compare prima la millenaria cattedrale romanica di Gyulafehérvár/Alba Iulia e poi scorrono le immagini del Santuario e dell’annuale pellegrinaggio di Pentecoste (il „Perdono di Csíksomlyó), festa più significativa dell’anno.



Logo della messa/visita del Papa a Csíksomlyó/Sumuleu Ciuc
con l'immagine della Madonna di Csíksomlyó, quella di Papa Francesco
e quella dell'altare all'aperto

venerdì 26 aprile 2019

“Dio non crea scarti” – testimonianza di Fra’ Csaba Böjte sui bambini abbandonati della Transilvania e sullo spirito di allegria quotidiana


Centinaia di bambini orfani o abbandonati, bisognosi di cure, di educazione ma, soprattutto, di affetto, sono “la famiglia” di Fra’ Csaba Böjte OFM, religioso ungherese della Transilvania (Romania). Tutto è iniziato quando, nel 1992, Fra’ Csaba è stato mandato nella cittadina di Déva, in Transilvania. Una periferia in diversi sensi: abitata da una maggioranza romena ortodossa e da una minoranza dell’8% di cattolici ungheresi, un centro industriale all’epoca in crisi, con pesanti ricadute sociali. Lì cominciò ad occuparsi dei bambini abbandonati e, dopo un po’ si trovò a gestire un vero e proprio orfanotrofio. Per dare una casa ai bambini dovette forzare il portone del convento francescano da anni abbandonato.

Dopo il cambio di regime la situazione sociale in Romania era critica, portando povertà e disagio, difficoltà e spesso l’impossibilità per le famiglie di crescere i figli. Fra’ Csaba ha creato la Fondazione San Francesco di Déva per dare un quadro istituzionale all’attività quotidiana che in questi anni ha coinvolto oltre seimila bambini. Le varie strutture di accoglienza e di educazione della Fondazione oggi sono presenti in 82 località della Transilvania, con più di 2.300 bambini affidati alle sue cure, aiutato da 300 collaboratori adulti.

Fra' Csaba Böjte tra i bambini
In realtà, tutto iniziò quando, un giorno d’estate, Fra’ Csaba aprì a caso la Sacra Scrittura leggendo i versi dove si narra di Maria e Giuseppe che rendevano grazie per Gesù Bambino. Quel giorno il religioso capì la sua vera missione e ringraziò il Signore di avere affidato a lui, “semplice prete di campagna” questi bambini, e capì che la gioia di fare cose buone è un regalo per sé stessi. Prima organizzò un campo scuola estivo ma ben presto si ritrovò a doverne organizzare uno che durasse tutto l’anno… All’inizio mancava ogni autorizzazione ufficiale e si dovette lottare a lungo con la burocrazia romena. Il riconoscimento ufficiale, con la restituzione legale dell’edificio conventuale, arrivò praticamente con la visita di Papa Giovanni Paolo II in Romania nel 1999.

Il convento di Deva, prima casa della Fondazione S. Francesco di Fra' Csaba
Fra’ Csaba Böjte ammette in un’intervista: “all’epoca non avrei neanche sognato che saremmo diventati così numerosi, ma giorno dopo giorno arrivavano i bambini a bussare alle nostre porte… e se qualcuno ti chiede aiuto, come servo di Dio, devi soccorrerlo. Non è complicato questo mondo – dice il religioso – se rivolgi una buona parola all’altro, quello porterà frutti. Dico sempre, la terra arida se viene coltivata e seminata, potrà diventare un giardino.” Afferma, inoltre: “Non è nostro compito di caricarci sulle spalle ogni problema del mondo intero, non ce la faremmo neanche. L’importante è che sia l’allegria di Gesù Bambino a guidarci.”

La fondazione gestisce diverse case per bambini nella Transilvania
Il religioso è nato nel 1959 a Cluj/Kolozsvár, ma poi ha vissuto a Csíkszereda/Miercurea Ciuc. Ancora da bambino perse il padre, un poeta divenuto vittima del regime comunista. È stata un’esperienza che lo ha portato non a lamentarsi col mondo ma a cercare di fare qualcosa per cambiarlo. È stato questo pensiero all'origine della sua vocazione che ha realizzato come sacerdote nell’Ordine di San Francesco e poi come "padre" per tanti bambini “nel senso come lo fu San Giuseppe”. Prima però ha studiato per fare il meccanico e ha lavorato anche come minatore. Entrò nell’Ordine Francescano in pieno regime Ceausescu, nel 1982, svolgendo i suoi studi prima nel seminario di Alba Iulia/Gyulafehérvár e poi in quella di Esztergom in Ungheria. È stato ordinato sacerdote nel 1989. Per il suo impegno a favore dei bambini bisognosi Fra’ Csaba Böjte ha ricevuto diversi riconoscimenti ufficiali, come il “Premio del cittadino europeo” del Parlamento Europeo nel 2011. Il 13 settembre 2018, per festeggiare i 25 anni della Fondazione, bambini, volontari e benefattori hanno riempito il Palazzetto dello Sport di Budapest dove la testimonianza di Fra’ Csaba si alternava con le esibizioni degli star più popolari dello spettacolo in Ungheria.

Fra' Csaba, il predicatore dell'allegria di Gesù
In 25 anni di attività, ogni giorno ha avuto – come lui stesso afferma – la gratitudine, l’affetto di tanti bambini: “L’amore è come una lampadina, si chiariscono le cose alla sua luce. Per me questa Fondazione è il sinonimo della provvidenza e del miracolo di Dio. Fu un miracolo di Gesù aver distribuito da mangiare a cinquemila persone al mare di Galilea, e oggi è un miracolo dello stesso Dio vivente il poter dare da mangiare ogni giorno a centinaia di bambini e ragazzi qui in Romania. Il nostro lavoro, nonostante le difficoltà quotidiane di ogni tipo, cresce e va avanti”.

Fondazione S. Francesco di Déva
Fra’ Csaba è l’anima della Fondazione, dividendosi tra le varie case da essa gestite per stare con i “suoi bambini”. Ma è spesso anche in giro per il mondo a raccogliere “elemosina”, ossia fondi per il sostentamento dei bambini. Il religioso è anche un predicatore molto apprezzato in Ungheria e in Transilvania per la sua semplicità ed immediatezza con le quali riesce a veicolare una spiritualità profonda. Negli ultimi anni, inoltre, ha compiuto diversi viaggi in Iraq, Egitto, Siria e Africa per visitare le comunità cristiane locali, portandovi gli aiuti dei fedeli ungheresi.

Tre sono le lezioni fondamentali che Fra’ Csaba dice di aver sperimentato nel corso degli anni. La prima è che “Dio non crea degli scarti (…) anche il bambino di strada più sporco e maleducato è un capolavoro del Padre Celeste ed il nostro compito di genitori e di educatori è di aiutarlo a formare e svilupparsi”. La seconda lezione è che Dio certamente non ci pone davanti a delle sfide che superino le nostre forze: “anche nella mia vita ci sono dei momenti difficili, come pure nella vita di questi bambini, ma ho sperimentato che c’è sempre una soluzione”. Infine, la terza lezione Fra’ Csaba la riassume così: “non c’è cosa che non si possa fare meglio con allegria”.

Infatti, racconta: “mi sono accorto che il nostro cristianesimo europeo è molto invecchiato, manca dalla nostra vita l’allegria dei bambini. Non giochiamo più, non ci raccontiamo delle barzellette… Eppure nostro Signore Gesù Cristo duemila anni fa non ha iniziato la sua vita terrena prendendo in mano tutti i problemi del mondo ma si è messo a giocare con gli altri bambini di Nazareth. Prima ancora di compiere miracoli o annunciare il Vangelo, Gesù ha giocato con i bambini. E poi ha detto che se non diventiamo come i bambini non entreremo nel Regno dei cieli. È proprio questo spirito di allegria che oggi manca nella Chiesa, ma anche nella società. Per questo sarebbe bello avere nella Chiesa una festa dedicata proprio a Gesù Bambino…”
Località dove la Fondazione è presente con case famiglia, centri accoglienza, orfanotrofi, scuole e asili

mercoledì 24 aprile 2019

Deposizione – un “Caravaggio 3D” all’Accademia d’Ungheria


Un “Caravaggio tridimensionale” accoglie i passanti all’interno del cortile d’onore di Palazzo Falconieri, sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma.
Scultura di Hervé-Lóránt all'Accademia d'Ungheria, ispirata dalla "Deposizione" del Caravaggio
Realizzata per la Pasqua, si tratta della reinterpretazione, nella forma di gruppo scultoreo, del celebre dipinto del Caravaggio, la Deposizione, custodito nella Pinacoteca Vaticana.

Foto: Musei Vaticani
Autore dell’installazione è l’artista ungherese Ervin Hervé-Lóránt, già promotore del “Progetto MISERICORDIA”, omaggio artistico al Giubileo Straordinario della Misericordia, esposto a Castel S. Angelo e, in seguito, presso il Santuario mariano di Csíksomlyó/Sumuleu Ciuc.

sabato 20 aprile 2019

L’antica usanza della benedizione dei cibi pasquali


Una delle tradizioni popolari ungheresi della Pasqua è la benedizione dei cibi la mattina di Pasqua. I fedeli portano alla Messa del giorno un cestino con il tipico pan-brioche, le uova sode e il prosciutto cotto, eventualmente anche del vino che poi sarà servito sul tavolo della famiglia per il pranzo festivo.

La piazza principale di Csíkszereda/Miercurea
durante il rito della benedizione die cibi pasquali
La cerimonia più grandiosa di tale usanza in tutta l’area Danubiano-carpatica è senz’altro quella che si celebra a Csíkszereda/Miercurea Ciuc, in Transilvania. La piazza principale della città, capoluogo della Provincia di Hargita/Harghita è riempita da migliaia di fedeli che si dispongono in file ordinate nell’attendere il passaggio dei sacerdoti, guidati dal Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Gyulafehérvár/Alba Iulia.

Si tratta di una bella testimonianza di fede, sostenuta dalle antiche tradizioni. Csíkszereda/Miercurea Ciuc si trova accanto al Santuario mariano di Csíksomlyó/Sumuleu che Papa Francesco visiterà il 1 giugno di quest’anno.

Buona Pasqua!

martedì 16 aprile 2019

Incendio Notre-Dame di Parigi – solidarietà dall’Ungheria


Il Cardinale Primate d’Ungheria Péter Erdő ha espresso la sua solidarietà all’Arcivescovo di Parigi e alla comunità cattolica francese con il seguente comunicato:

„Abbiamo appreso con commozione la notizia che, dopo l’incendio della magnifica chiesa di Saint-Sulpice di Parigi, ora, all’inizio della Settimana Santa, ad essere in fiamme è la Cattedrale Notre-Dame dedicata alla Beatissima Vergine Maria. Assicuriamo l’Arcivescovo Michel Aupetit di Parigi e la comunità cattolica francese della nostra amorevole solidarietà. Professiamo l’amore misericordioso di Cristo e la speranza che Dio Onnipotente, che ha risuscitato Cristo dai morti, risusciterà anche le nostre comunità a nuova vita, fede e carità.”

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Il Comune di Szeged ha subito offerto 10.000 EUR per la ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame e ha lanciato una raccolta di fondi per ulteriori donazioni.

“140 anni fa è stata Parigi ad aiutare a ricostruire Szeged dopo la grande alluvione. Ora, nel segno della solidarietà europea, sarà Szeged ad aiutare Parigi” – si legge nel comunicato del Comune.

La città ungherese sorta sulle rive del Tibisco (Tisza) fu, infatti, completamente rasa al suolo dalla “Grande Alluvione” del marzo 1879, che inspirò un’ondata di solidarietà europea. Essa è ricordata anche dai viali della città, una delle quali è intitolata, appunto a Parigi.


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Il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Péter Szijjártó ha espresso solidarietà con la Francia e con la comunità cattolica francese in quella che può considerarsi una "comune tragedia per tutti gli europei". Prospettando, inoltre, la disponibilità del Governo ungherese ad aiutare nella ricostruzione della cattedrale parigina.

giovedì 11 aprile 2019

Presentato il programma del Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest 2020


A fine marzo è stato presentato in Vaticano il programma del 52° Congresso Eucaristico Internazionale (IEC2020) che si terrà nel settembre 2020 a Budapest. Il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest lo ha illustrato davanti ai membri del Pontificio Comitato dei Congressi Eucaristici Internazionali e poi alla stampa.


La mattina del 26 marzo il Card. Erdő ha presieduto la messa ungherese settimanale nella Cappella ungherese
delle Grotte Vaticane, alla quale ha partecipato anche il Commissario europeo Tibor Navracsics (v. sulla foto a sinistra).
Due saranno i temi centrali del Congresso – ha dichiarato il Card. Erdő – la solidarietà e l’amicizia tra i popoli: benché non si tratti di un evento politico, esso avrà certamente anche un messaggio sociale. Così per esempio, non solo a Budapest, ma in tante altre città verranno organizzati dei banchetti per le persone bisognose, mentre i vestiti per la prima comunione saranno confezionati da persone diversamente abili.

Infatti, nella messa d’apertura il 13 settembre nello Stadio “Ferenc Puskás” di Budapest, ci sarà la prima comunione di centinaia di bambini provenienti dall’Ungheria e dai Paesi limitrofi. Il Congresso Eucaristico durerà dal 13 al 20 settembre 2019, ma gli eventi inizieranno già la settimana precedente con un convegno teologico nel Centro Sant’Adalberto di Esztergom.

Il Card. Erdő con Mons. Piero Marini, Presidente del Pontificio Comitato
I lavori del Congresso si svolgeranno, nelle giornate del 14-18 settembre, nei padiglioni della HUNGEXPO di Budapest. Ogni giornata inizierà con la preghiera e la meditazione, seguita da testimonianze da tutto il mondo. Dopo la catechesi sui vari aspetti della fede verrà celebrata la S. Messa. Nel pomeriggio i lavori proseguiranno nei circoli minori.

Il 15 settembre si svolgerà un singolare pellegrinaggio-processione con il Santissimo in treno da Budapest ad Esztergom, antica sede della millenaria Arcidiocesi. Lì i frati paolini di Częstochowa celebreranno i 750 anni della morte del loro fondatore, il Beato Eusebio (Özséb), canonico di Esztergom. Tra le messe celebrate ogni giorno nelle diverse parrocchie di Budapest ci sarà anche quella in lingua “lovari”, ossia la lingua dei rom, il cui testo è stato ultimato di recente. Nella Basilica concattedrale di S. Stefano si svolgerà la celebrazione in rito orientale a testimonianza dei “due polmoni” della Chiesa in Ungheria.

Le sere saranno dedicate alla cultura. Ci sarà modo di conoscere la capitale ungherese ma anche di partecipare ai diversi eventi della settimana dedicata all’arte sacra (Ars Sacra Fesztivál), organizzata ogni settembre a Budapest. Da segnalare il concerto del Coro del Patriarcato di Mosca, quello della “Orchestra Zigana dei 100” e la mostra sulle attività caritative della Chiesa ungherese.

Il 17 settembre, nella piazza della Basilica, ci sarà l’incontro di preghiera dei movimenti e le comunità ecclesiali, il 18 settembre l’incontro dei giovani nello Stadio “Ferenc Puskás”, e il 19 settembre l’incontro mondiale dei Cursillos.

Il pomeriggio del 19 settembre la S. Messa verrà celebrata a Piazza Kossuth, davanti al Parlamento, in presenza delle più importanti reliquie del Paese: la Sacra Corona e la Sacra Destra di Re Stefano d’Ungheria. In seguito, una processione con le fiaccole si snoderà per le vie della città fino alla Piazza degli Eroi dove, il poi la mattina del 20 settembre ci sarà la S. Messa conclusiva celebrata dal Legato pontificio. A questo riguardo il Card. Erdő ci teneva a precisare che Papa Francesco è stato invitato al Congresso Eucaristico e che “per il momento non ha detto di no…”.
L'Ambasciatore d'Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen è membro
del Comitato d'onore del Congresso Eucaristico di Budapest
(Foto: NEK2020)

mercoledì 10 aprile 2019

Good partners for the countries of the Arab world, while strengthening our own cultural, Christian and European identity - Hungarian PM Orbán at the Avicenna Institute of Middle Eastern Studies


Hungarian Prime Minister Viktor Orbán inaugurated on April 9 at Piliscsaba (Hungary), the new headquarters of the Avicenna Institute of Middle Eastern Studies, led by Prof Miklós Maróth. Here is an excerpt of his address; the whole text is available on the Government’s website.

Hungarians are known as the most western people of the East. I should talk about how much evidence there is for this: in words of Iranian and Turkish origin in our language; in our cuisine; in our folk motifs; in our literature and our music. I should say that a thousand years ago we Hungarians chose to belong to the West, but without forgetting our Eastern origins. We are proud of this, and so we are researching and nurturing these roots. (…) I should also talk about the importance of Islamic culture. It is a civilisation which is more than a thousand years old, and which has made invaluable cultural and scientific contributions to the world – for example in mathematics and medicine – which are worthy of the highest respect. Its most famous representative was Avicenna. All this commands respect, and we Hungarians look on this culture with respect. It was not by chance, therefore, that during the first civic government – from 1998 to 2002 – we created the Avicenna Foundation for Middle Eastern Studies, to research our eastern roots and the Middle East region. (…)