giovedì 10 maggio 2018

INVITO - Conferenza "La persecuzione dei cristiani nel contesto attuale"

La persecuzione dei cristiani nel contesto attuale
Il 16 maggio 2018 dalle ore 16:30 alle ore 19:00 presso Aula Master - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum



Programma 

  •  16.30 Introduzione ai lavori:  P. Michael Ryan L. C., Facoltà di Filosofia Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  • 16.45 | 17.15 L’Apocalisse come messaggio di speranza per i cristiani perseguitati: P. Devin Roza L.C., Facoltà di Teologia Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  • 17.15 | 17.45 Il ruolo dello stato nella tutela dei cristiani perseguitati – l’esperienza dell’Ungheria: S.E. Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede
  • 17.45 | 18.15 Presentazione del Progetto Stand Together: Dott.ssa Rossella Miranda, Delegata sede italiana – Fundación Promoción Social
  • 18.15 | 19.00 Dibattito

Info e contatti Facoltà di Teologia
Via degli Aldobrandeschi, 190 – 00163 Roma
Tel.: +39 06 916891
email: info.teologia@upra.org

giovedì 3 maggio 2018

“Una vita sacerdotale esemplare” – commemorazione del Card. Mindszenty a Roma


Il 43.mo anniversario della morte del Cardinale József Mindszenty, Primate d’Ungheria, è stata commemorata con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, nella Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio.

Una trentina di sacerdoti ungheresi e di altre nazionalità ha concelebrato con lui, tra i quali Mons. Irynej Bilyk vescovo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, Mons. Tamás Tóth, Rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese e P. Stefan Dartmann, Rettore del Pont. Collegio Germanico-Ungarico e Mons. László Németh responsabile pastorale degli ungheresi in Italia. Hanno assistito al rito diversi Ambasciatori e diplomatici accreditati presso la Santa Sede.

L’Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede Eduard Habsburg-Lothringen ha salutato i presenti ricordando che l’evento era promosso in collaborazione tra le diverse realtà ungheresi dell’Urbe, compreso il Collegio Germanico-Ungarico cui la chiesa stessa appartiene e i cui seminaristi hanno svolto l’assistenza liturgica.

Il sacro rito è stato solennizzato dai canti del Coro della Cattedrale di Kalocsa, millenaria arcidiocesi dell’Ungheria centrale. Guidato dalla Sig.ra Ilona Zsebics e accompagnato all’organo dal maestro di cappella Mons. Vilmos Leányfalusi il coro ha eseguito la Missa tertia di Lajos Bárdos (1899–1986), e altri canti liturgici di autori ungheresi, come Ferenc Liszt (1811–1886), Sándor Szokolay (1931–2013) e Ferenc Kersch (1853– 1910).

Il Cardinale Stella ha iniziato la sua omelia rievocando con viva emozione quanto la figura del Card. Mindszenty ha significato per lui: “tanto è stato il bene che ho ricevuto, specialmente negli anni della mia giovinezza, dalle testimonianze sacerdotali come la sua”. Quella del Servo di Dio è stata infatti, “una vita sacerdotale esemplare, spesa nell’amore della Chiesa e offerta generosamente, come quella di Gesù Buon Pastore, per il Popolo Ungherese”. Ha proseguito sottolineando che “questa costante fedeltà nella preghiera, che trovava il massimo della sua espressione nella Celebrazione dell’Eucaristia ed era corroborata da una straordinaria disciplina personale e dall’esercizio eroico di molte virtù, lo spingeva a vivere un amore speciale verso il Popolo di Dio, con il quale solidarizzava in tutto, sentendosi parte della sua travagliata vicenda e non riservando mai per se stesso un trattamento speciale.” E ha concluso dicendo: “questa sera, uniti nella preghiera e guardando al futuro delle nostre Chiese, dell’Ungheria e dell’Europa, possiamo dire che, nell’eroica testimonianza del Cardinale, “risplende l’onnipotenza di Dio che sempre consola il suo popolo, aprendo strade nuove e orizzonti di speranza (Papa Francesco, Udienza Generale 24 settembre 2014)”.

Il testo completo dell’omelia è stato pubblicato su L'Osservatore Romano.

martedì 1 maggio 2018

Mons. Gallagher ai V4: “sono saldi i vincoli che legano le vostre nobili Nazioni e la Sede Apostolica nel segno di Sant’Adalberto”


“Desidero esprimere sentimenti di gratitudine da parte della Santa Sede, e mia personale, agli Ecc.mi Ambasciatori dei Paesi del Gruppo di Visegrád per la lodevole iniziativa, che sta ormai diventando una bella consuetudine, di commemorare congiuntamente la memoria di Sant’Adalberto” – ha esordito S.E. Monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati nell’omelia della S. Messa che egli stesso ha presieduto il 27 aprile 2018 nella Cappella Ungherese delle Grotte Vaticane.
Messa S. Adalberto delle Ambasciate V4
La celebrazione di quest’anno è stata promossa dall’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, nel segno della presidenza di turno ungherese del Gruppo V4. L’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha ringraziato prima l’Arcivescovo Gallagher per aver accettato di presiedere la liturgia, nonché i colleghi Ambasciatori Janusz Kotanski di Polonia e Peter Sopko della Slovacchia, nonché l’Incaricato d’Affari della Repubblica Ceca Zuzana Válková, come pure i sacerdoti concelebranti dei quattro paesi e della Segreteria di Stato. Presente l’Ambasciatore dell’UE presso la Santa Sede, Jan Tombinski e altri membri del Corpo Diplomatico, nonché il coro dei seminaristi ungheresi e slovacchi del Collegio Germanico-Ungarico. L’Ambasciatore Habsburg ha sottolineato la rilevanza del luogo stesso: “Le pareti di questa Cappella, dedicata alla Magna Domina Hungarorum, sono ornate dalle immagini di molti santi, con Sant’Adalberto al primo posto, che costituiscono una fitta rete di relazioni tra le nazioni dell’Europa Centrale ed Orientale”.

Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata da Mons. Paul Richard Gallagher.

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Eccellenze,

Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico,

Cari fedeli,

 


l’occasione che stamani ci vede qui riuniti è la celebrazione di Sant’Adalberto, grande Santo e Pastore vissuto verso la fine del primo millennio, tanto conosciuto e amato dai popoli del Centro-Europa, che lo venerano con molta devozione.

A questo proposito, desidero esprimere sentimenti di gratitudine da parte della Santa Sede, e mia personale, agli Ecc.mi Ambasciatori dei Paesi del Gruppo di Visegrád per la lodevole iniziativa, che sta ormai diventando una bella consuetudine, di commemorare congiuntamente la memoria di Sant’Adalberto. In modo particolare, il mio ringraziamento va a S.E. il Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, e Presidente di turno del menzionato Gruppo, per aver organizzato questa celebrazione e per l’amabilità che ha avuto nell’invitarmi a presiederla.

 

Cari amici,


giovedì 26 aprile 2018

San Giovanni Paolo II e il valore della nazione


Pubblichiamo il testo dell’intervento dell’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede, S.E. Eduard Habsburg-Lothringen pronunciato alla Conferenza internazionale “San Giovanni Paolo II e la sua eredità”, nella sessione “Giovanni Paolo II – politico che porta la libertà al mondo”, organizzata dall’Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede (Università Pontificia San Tommaso d’Aquino, 26 aprile 2018)

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L'Ambasciatore Habsburg (destra) con il Card. Amato e Mons. Tomasi
alla conferenza sull'eredità di San Giovanni Paolo II
Quale motto potrebbe essere considerato più emblematico di Giovanni Paolo II, il papa politico che porta la libertà al mondo, di quello che lui stesso ha pronunciato durante la messa di inizio del pontificato? Esortava tutti di aprire alla potestà di Cristo „i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!” (Omelia per l’inizio del pontificato, 22 ottobre 1978).

Sono parole che hanno subito favorito un’immagine di Karol Wojtyla come “papa globale”. E, in effetti, lo fu. Per noi, popoli dell’allora Europa dell’Est, dominata dal socialismo reale, questa esortazione suonava subito come un messaggio di liberazione: aprire i confini, i sistemi politico-economici era un miraggio. Si trattava, infatti, di confini che dividevano ingiustamente nazioni sorelle all’interno di questo nostro continente. Si trattava di un sistema che opprimeva la libertà delle persone e delle nazioni. Infatti, i potenti di quella dittatura considerarono sin da subito il Papa come loro potente avversario. Il Papa, invece, non ha mancato di specificare, per esempio con l’Enciclica Centesimus annus, che quella volta intendeva riferirsi non solo al cosiddetto “blocco socialista”, ma a tutte quelle situazioni – siano esse degli Stati, dei sistemi o dei “poteri forti” – che opprimono la persona e le comunità umane.

Sembra, invece, molto meno conosciuto che San Giovanni Paolo II non è stato solo “globale”, ma anche un politico e pensatore – motivato però anche in questo dal suo essere soprattutto pastore – uno, insomma, che riteneva molto importante il concetto di nazione, l’appartenenza alla nazione e, addirittura, i diritti delle nazioni. (Cfr. ÉRSZEGI, Márk Aurél, Nemzet, haza, kisebbségek II. János Pál tanításában [Nazione, patria, minoranze nell’insegnamento di Giovanni Paolo II], in: Pro Minoritate, 2014.04, Budapest, pp. 58-82.; CAZZAGO, Aldino, Giovanni Paolo II: “Ama gli altri popoli come il tuo!”. Jaca Book, Milano 2013)

Certo, gli amici polacchi ne sono ben consapevoli, perché fu prima di tutto in occasione dei suoi viaggi in Patria che Papa Wojtyla ha parlato di questi concetti. Riteneva anzi parte della sua missione di “parlare davanti a tutta la Chiesa, all’Europa e al mondo, di quelle nazioni e popolazioni spesso dimenticate”. Come affermava a Gniezno nel 1979: “Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo Papa – il quale porta nel suo animo profondamente impressa la storia della propria nazione dai suoi stessi inizi, ed anche la storia dei popoli fratelli e limitrofi – manifesti e confermi, in modo particolare, nella nostra epoca la loro presenza nella Chiesa e il loro peculiare contributo alla storia della cristianità?” (Omelia nella Cattedrale di Gniezno, 3 giugno 1979)

E ai nostri predecessori in questa sede, ossia ai diplomatici accreditati in Vaticano, già al primo loro incontro confidò: “…la storia della mia patria d’origine mi ha insegnato a rispettare i valori specifici di ogni nazione, di ogni popolo, le loro tradizioni e i loro diritti fra gli altri popoli.” (Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 20 ottobre 1978) Accennò, quindi, ai diritti dei popoli e delle nazioni. Si tratta di un concetto che poi ebbe modo di sviluppare nel corso del suo pontificato e che ritengo possa essere molto utile anche a noi, oggi, per capire l’Europa.

martedì 24 aprile 2018

Invito - Messa per il Card. József Mindszenty




La solenne concelebrazione eucaristica
in occasione
del 43o anniversario della morte
 del Servo di Dio
CARDINALE JÓZSEF MINDSZENTY
 sarà presieduta
 da Sua Eminenza Reverendissima
Card. Beniamino Stella
Prefetto
della Congregazione per il Clero
nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio
Mercoledì, 2 maggio 2018,
alle ore 18.00




domenica 15 aprile 2018

Consegnato il Premio Esterházy 2018


Il Premio János Esterházy
Il “Premio János Esterházy” è stato assegnato quest’anno a Mons. Marek Jędraszewski Arcivescovo di Cracovia e al Sig. Boldizsár Paulisz, fondatore del Memoriale János Esterházy di Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia). Il Premio viene assegnato ogni anno, a partire dal 1991, alle persone o istituzioni che si sono distinte nel curare la memoria del politico martire e nel servizio della comunità ungherese in Slovacchia.
La cerimonia, organizzata dall’Alleanza Rákóczi (Rákóczi Szövetség) e dal Comitato János Esterházy (Esterházy János Emlékbizottság) si è svolta il 20 marzo 2018, nel Palazzo del Parlamento di Budapest, alla presenza di Mons. András Veres, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese e della Signora Alice Esterházy-Malfatti, figlia del conte martire.
L’On. László Kövér, presidente dell’Assemblea Nazionale Ungherese, nel sottolineare l’amicizia tra il popolo polacco e ungherese, ha detto che la sorte del Conte János Esterházy non è soltanto di rilevanza ungherese, ma anche polacca (per ramo materno l’Esterházy fu, infatti, anche polacco) e centro-europea in cui si concentra tutta l’ingiustizia subita da milioni di persone di quella regione. János Esterházy è stato allo stesso tempo un uomo profondamente cristiano, autenticamente ungherese e convinto democratico. In un’epoca in cui queste virtù furono considerate dei peccati mortali, lui è divenuto simbolo dei cristiani fedeli i quali sono più forti proprio quando vengono messi in ginocchio.
Il Sig. Boldizsár Paulisz (a destra) riceve il Premio Esterházy
L’On. Zsolt Németh, Presidente della Commissione affari Esteri del parlamento ungherese ha ribadito che il popolo ungherese e quello slovacco sono alleati nel segno di János Esterházy e che senza quest'alleanza non ci potrebbe essere un'Europa Centrale forte. Oggi l'Europa Centrale, la cooperazione dei Paesi Visegrád, difende un'Europa nel quale non ci deve essere più spazio per regimi che non rispettano la dignità di ogni essere umano, basata sul diritto naturale.
Discorso del Card. Péter Erdő
Il Cardinale Péter Erdő, Primate d’Ungheria, ha salutato con gioia l’Arcivescovo di Cracovia Mons. Marek Jędraszewski. Elencando i nostri santi, il Card. Erdő ha ricordato quanti legami esistono tra gli ungheresi e la Diocesi di Cracovia. Per presentare in modo autentico la cultura della nostra vita dobbiamo renderci conto della realtà e del valore della fratellanza tra i popoli circostanti. Il santo papa Giovanni Paolo II è stato un uomo profondamente e consapevolmente polacco, slavo ed europeo allo stesso tempo. Ha sempre custodito con amore l’eredità dei Santi Cirillo e Metodio che pur essendo greci, hanno voluto imparare la lingua dei popoli slavi per poter trasmettere loro la fede con una forza vitale nei territori della Pannonia e della Moravia. Sant’Adalberto, vescovo martire di Praga, è santo protettore della Cechia, dell’Ungheria, in particolare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest, ma anche dei cristiani slovacchi e polacchi. La cultura e la chiesa polacche sono legate con ricchi legami storici e spirituali alla storia e alla fede del popolo ungherese, slovacco e ceco, e possono contribuire alla riconciliazione e al rafforzamento della carità tra questi popoli. Il Cardinale Erdő ha paragonato la verità storica e la storia dei popoli ad un cristallo che da prospettive diverse rivela aspetti differenti. Osservando con gli occhi della fede e della carità possiamo scoprire però che pure le altre prospettive possono rivelarsi vere e preziose, e che il tutto diventa visibile solo sintetizzando con pazienza e amore le immagini della realtà osservate da queste diverse prospettive.



Mons. Marek Jędraszewski alla cerimonia per la consegna del Premio Esterházy
Mons. Marek Jędraszewski, Arcivescovo di Cracovia ha sottolineato che János Esterházy ha fatto tanto per l’Europa Centrale, ha sofferto durante il nazismo ma forse ancora di più sotto il dominio comunista. Fino all’ultimo respiro ha testimoniato che la cosa veramente importante è la Croce di Cristo, ciò che ci unisce è la fede cristiana, ciò che dobbiamo fare prima di ogni cosa è amarci. Tutti dovrebbero vivere così e ciò per i cristiani deve essere evidente. Esterházy è un personaggio che ci unisce, un personaggio simbolico della storia del popolo ungherese, polacco e slovacco. Dobbiamo essere fedeli a Cristo e dobbiamo guardare a tutte le persone e a tutte le nazioni dalla prospettiva di Cristo, in cui non deve trovare spazio il nazionalismo, l’invidia, ma quello sguardo che ci ha regalato Cristo: lo sguardo dell’amore verso l’altra persona. Dalla questa prospettiva di Cristo János Esterházy è un personaggio straordinario.

La cappella del Memoriale János Esterházy (Alsóbodok/Dolné Obdokovce)


Il Memoriale János Esterházy è stato inaugurato il 16 settembre 2017 ad Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia), dove una cappella e un piccolo museo è stato costruito sulla proprietà del Sig. Paulisz. Nella cripta sono state tumulate le ceneri del politico martire ungherese. Lo scorso 6 marzo è stato il Presidente dell’Ungheria l'On. János Áder a rendere omaggio alla memoria di Esterházy ad Alsóbodok.
Omaggio del Presidente ungherese János Áder alla tomba di János Esterházy
Foto: Magyar Kurír/Zita Merényi; Felvidék.ma