venerdì 23 febbraio 2018

La Missione Archeologica Siro-Ungherese nella fortezza di Margat



Si è tenuta nella Sala Capitolare della Villa Magistrale dell’Ordine di Malta, il 22 febbraio 2018, la conferenza “Archeologia in Siria e l’eredità degli Ospitalieri. Le ricerche della Missione Archeologica Ungherese”. L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede e il Sovrano Consiglio dell’Ordine di Malta hanno promosso un evento su uno dei capitoli interessanti della storia sia dell’Ordine che dell’Ungheria. La testimonianza personale del relatore, inoltre, ha gettato una luce diversa anche sulla situazione attuale in Siria.
Conferenza del prof. Balázs Major nella Sala Capitolare della Villa Magistrale


Il Prof. Balázs Major, direttore dell’Istituto di Archeologia dell’Università Cattolica Péter Pázmány e fondatore della Missione Archeologica Siro-Ungherese (Syro-Hungarian Archaeological Mission SHAM), ha illustrato le loro ricerche condotte nel 2007-2017 nelle regioni costiere della Siria. Il centro della loro attività è stato, in particolare, la fortezza di Al-Marqab o Margat, affidata alla SHAM in esclusiva dalle autorità siriane.

Margat (qui una galleria fotografica) è stato uno dei principali centri dell’Ordine degli Ospitalieri, una enorme cittadella fortificata non lontano dalla costa. Il completamento dei lavori di fortificazione avvennero tra 1187-1202 e per un periodo il castello è stato il centro dell’Ordine Ospitaliero in Terra Santa, dove è stato celebrato il loro capitolo generale nel 1206. Situato in un punto strategico per tutta la regione circostante Margat resistette a diversi tentativi di conquista da parte musulmana fino alla resta finale dei cavalieri nel 1285, essendo quindi tra gli ultimi centri rimasti in mano alle forze cristiane nella regione.

Nel corso della conferenza il direttore della SHAM ha illustrato, con l’ausilio di fotografie, disegni e ricostruzioni l’architettura e le bellezze artistiche della fortezza di Margat. Ha specificato la funzione dei diversi locali, alcuni dei quali tuttora ben preservati, come la cappella, la sala capitolare, le cucine, i dormitori, le stanze del castellano o i bagni e il sistema idraulico molto sviluppato. Le ricerche sul terreno sono state supportate da ricerche archivistiche e da fonti coeve che hanno reso più facile e sicura l’identificazione dei locali e delle loro funzioni (confrontandole per esempio con le prescrizioni degli statuti dell’Ordine).
La fortezza di Margat - ricostruzione visrtuale
(B. Major - www.hungarianarchaeology.hu)


A parte il sistema idraulico e fognario molto avanzato per l’epoca (la grande cisterna per la raccolta dell’acqua piovana funziona tuttora alla perfezione), è stata la cappella della fortezza a riservare delle sorprese notevoli. Si venne a scoprire, infatti, il più grande ciclo di affreschi del XIII secolo di quella regione, di un notevole pregio.

La conferenza ha commemorato anche l’ottavo centenario della crociata condotta in Terra Santa da Andrea II re d’Ungheria. Uno dei sovrani ungheresi più importanti, re Andrea era figlio di Agnese (o Anna) di Châtillon e, quindi, nipote del famoso Rinaldo di Châtillon, sovrano di Antiochia, per cui ebbe dei legami di parentela con le élites degli stati crociati. Re Andrea II ha condotto una spedizione, limitata nei risultati militari, ma più rilevante dal punto di vista diplomatico e dinastico (con diversi contratti di matrimonio per i suoi vari figli). Ha dimostrato, inoltre, che il Regno d’Ungheria era capace di compiere una spedizione militare d’oltremare e di riportare in patria – questa volta per via terrestre – il suo esercito senza notevoli perdite.

Fu durante questa spedizione che Andrea II visitò i due castelli più importanti dell’Ordine degli Ospitalieri, Krak des Chevaliers e Margat. L’Ordine aveva da tempo dei notevoli possedimenti in Ungheria e Re Andrea era cosciente del suo valore militare. In occasione della sua visita si impegnò a versare un cospicuo finanziamento annuale (a carico dei proventi delle miniere di sale ungheresi) a sostegno delle due fortezze.

Il Professor Major non mancò di illustrare le condizioni di lavoro che la SHAM ha dovuto affrontare in questi anni del conflitto in Siria. La missione archeologia ungherese è, infatti, l’ultima di questo genere a restare nel Paese e di continuare il lavoro, non solo di ricerca, ma anche di messa in sicurezza dei monumenti. Ha, infatti, raccontato come la fortezza di Krak sia stata interessata dagli eventi bellici (per alcuni mesi servì da base alle forze di opposizione che da lì terrorizzavano i vicini villaggi abitati da cristiani) e danneggiata in alcune parti. Grazie al suo interessamento, il Governo ungherese ha stanziato dei finanziamenti che resero possibile, nei mesi scorsi, il ripristino della copertura della cappella di Krak des Chevaliers (sito UNESCO). La cappella di Margat, invece, durante le campagne di scavo annuali riprende le sue funzioni liturgiche originarie in quanto vi si celebra la santa messa per i membri della missione archeologica, alla quale partecipano volentieri anche i colleghi non cattolici e persino i musulmani.

La Missione Archeologica Siro-Ungherese ha, inoltre, una rilevanza che in questo momento supera l’ambito strettamente scientifico-storico. Mantiene in vita la collaborazione professionale con le autorità e gli ambienti accademici della Siria e dà l’opportunità agli studenti locali di proseguire la propria formazione professionale. Ciò è sostenuto fortemente dal Governo ungherese grazie al quale nello scorso anno accademico 282 studenti siriani hanno ottenuto una borsa di studio in Ungheria (Stipendium Hungaricum). In particolare, l’Università Cattolica Pázmány Péter mantiene una proficua collaborazione con la Siria, grazie alla quale gli studenti siriani proseguono i propri studi a Budapest per poi ritornare in patria. Un investimento educativo nel futuro della Siria.

Archeologia in Siria e l’eredità degli Ospitalieri. Le ricerche della Missione Archeologica Ungherese


L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, in collaborazione con il Sovrano Consiglio dell’Ordine di Malta, ha promosso la conferenza “Archeologia in Siria e l’eredità degli Ospitalieri. Le ricerche della Missione Archeologica Ungherese”.

Inaugurazione della conferenza del Prof. Balázs Major
alla presenza di S.E. il Luogotenente di Gran Maestro Fra' Giacomo Dalla Torre
Hanno partecipato all’evento, ospitato presso la Villa Magistrale sull’Aventino, il Luogotenente di Gran Maestro Fra’ Giacomo Dalla Torre e diversi dignitari dell’Ordine di Malta, nonché membri del Corpo diplomatico e rappresentanti del mondo accademico.
Dopo le parole di benvenuto di János Esterházy, Ricevitore del Comun Tesoro, pronunciate a nome del Sovrano Consiglio, l’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha introdotto la conferenza e presentato il relatore, Prof. Balázs Major con il seguente discorso.


* * *

 Eccellenza, Signor Luogotenente di Gran Maestro,
Your Excellencies, representatives of the Diplomatic Corps
Distinguished Members of the Order of Malta
Ladies and Gentlemen,

It is normally the mission of every Embassy to represent in some way also the scientific achievements of its own Country, especially if there is the possibility to show the connections with the host Country. I thought therefore interesting to invite Professor Balázs Major to give a lecture about his own researches conducted in Syria. We will see, in fact, that his work has a special relevance for the history of the Order of Malta in the Holy Land.

We are most honoured this evening by the presence of the Lieutenant Grand Master, His Excellency Fra’ Giacomo Dalla Torre Del Tempio Di Sanguinetto. I would like to express my special gratitude to His Excellency János Esterházy, Receiver of the Common Treasure for the possibility of organizing this event. I greet with special sympathy the representatives of the Hungarian Association of the Order of Malta, President Kristóf Szabadhegy and Chancellor János Wettstein. And, of course, we are glad that Professor Balázs Major accepted our invitation to give a lecture this evening, contributing to strengthen the ties between Hungary and the Order of Malta.

Professor Balázs Major holds a degree from the Eötvös Loránd University of Budapest in History, Archaeology and Arabic Studies, a PhD from Cardiff University, as well, and has studied at the University of Damascus, too.

He is presently Director of the Institute of Archaeology of the „Pázmány Péter” Catholic University in Hungary, and member of different professional panels like the Council for the British Research in the Levant, the Union Européenne des Arabisants et Islamisants, the Working Group of Islamic Studies of the Hungarian Academy of Sciences, the ICOMOS Hungarian National Council.

Professor Major is an outstanding Hungarian archaeologist with a long publication list and a long experience of fieldwork in Syria, Lebanon and, recently in Iraqi Kurdistan. In fact, he has been director of the Syro-Hungarian Archaeological Mission for more than a decade. Persevering even now, during these years of horrible armed conflict in Syria. However, he has conducted some interesting excavations in Hungary, too, namely at the ancient royal and archiepiscopal residence of the Castle Hill in Esztergom. In the last years, he tried also to identify the ancient Cistercian monastery of Egres (Igris) now in Romania, with the burial place of King Andrew II of Hungary.

It is more than a coincidence: it is, in fact, Andrew II the “link” between Hungary and the Holy Land, and especially to the Crusaders’ fortresses, which we will hear about this evening, since Prof. Major is a specialist of the medieval military architecture of the Middle East. I can anticipate briefly that Margat and Krak des Chevaliers have been not only visited by King Andrew, exactly 800 years ago, but were also provided with conspicuous financial donations. We can state that the “Hungarian crusade” of 1217-1218 was a sign that the medieval Hungary was a full member of the European community of that time.

Nowadays Hungary is keen on helping Christians in need, and the Government has provided significant contributions to the preservation of Christian heritage in the Middle East. Professor Major has his own, personal merits and maybe we can say that, since our official relations with Syria have been shut down at the beginning of the conflict, he is presently our best Ambassador in that country.

Eduard Habsburg-Lothringen
Ambassador of Hungary to the Holy See and to the Order of Malta


lunedì 19 febbraio 2018

Conferenza a Roma sulle fortezze degli Ospitalieri in Siria


L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede organizza, in collaborazione con il Sovrano Consiglio del Sovrano Militare Ordine di Malta, una conferenza sulle ricerche archeologiche, condotte in Siria sulle fortezze dei Cavalieri Ospitalieri (oggi Ordine di Malta).

La missione archeologia ungherese, guidata dal prof. Balázs Major dell’Università Cattolica “Pázmány Péter”, da più di un decennio ha la concessione in esclusiva del governo siriano di scavare nelle fortezze di Margat e di Krak des Chevaliers costruite dai Cavalieri Ospitalieri durante il periodo delle crociate.

Le ricerche hanno svelato numerosi dettagli interessanti che saranno presentati, in inglese, dal Professor Balázs Major il 22 febbraio 2018, alle ore 18, presso Villa Malta, a Roma (solo su prenotazione).

Ulteriori informazioni: mission.vat@mfa.gov.hu

lunedì 12 febbraio 2018

Il ruolo delle religioni nelle società laiche


«Il ruolo della religione e delle Chiese in uno stato laico» è stato il titolo della conferenza che il cardinale arcivescovo di Esztergom-Budapest ha tenuto il 29 gennaio scorso presso la Columbia University di New York. Pubblichiamo la parte conclusiva dell’intervento.

(di Péter Erdő) La religione, specialmente quella giudeo-cristiana, non è una mera raccolta di norme morali, ma è molto di più. Consente una relazione personale con l’Assoluto, l’Onnipotente, che appare come Creatore nel contesto dell’universo, la cui sapienza e il cui verbo (logos) pervadono il mondo intero. Ciò significa che il nostro rapporto con la realtà non esige una ricerca arbitraria o imperscrutabile, ma si inserisce nel contesto di una sapienza e di un amore estremi.
Alcune delle idee al centro della tradizione cristiana, come la necessità di esplorare il mondo contingente e l’intelligibilità del mondo fisico, rappresentano un forte argomento a favore di un nucleo storico-religioso di tutte le scienze. La scienza sembra indicare al di là di se stessa, verso una qualche sorta di terreno e di ragione creativi, per l’ordine contingente, ma razionale, dell’universo.
Le espressioni dei requisiti della morale possono essere molto varie. Da un lato, con l’aiuto dei nostri concetti siamo in grado di descrivere fatti, di classificarli e di costruire norme morali. Se volete, possiamo cercare le risposte della Halakhah alle situazioni della vita. Dall’altro, in modo analogo, siamo sensibili a modelli di comportamento umano retto in un racconto, un’immagine o una descrizione, senza formare norme astratte. Potremmo dire che abbiamo permesso all’incanto della Haggadah di toccarci e di trasportarci. Anche Gesù ha potuto esprimersi attraverso comandamenti o usando parabole, e per giunta ha trasmesso ai suoi discepoli anche il potente esempio dei suoi indimenticabili gesti. Siamo eredi di questa guida morale, che è molto più che meri concetti e definizioni.
Sebbene il rapido progresso delle scienze naturali presenti situazioni sempre nuove, non possiamo stancarci di proclamare i valori morali fondamentali e dobbiamo applicare la riflessione morale a queste nuove situazioni, anche se giunge sempre in ritardo o non risulta essere concettuale o verbale.
Riguardo a tutte queste sfide, molti ritengono che il cosiddetto sviluppo sostenibile non vada ricercato solo nel campo della vita economica e soltanto per evitare la distruzione del nostro ambiente. Anche nel campo delle scienze è possibile che, senza limiti giuridici o morali, i risultati agiscano per la distruzione dell’umanità invece che per la sua felicità. Naturalmente, alla base di questa concezione c’è anche la sensazione o la convinzione che è meglio che l’umanità esista piuttosto che il contrario. Pertanto, anche nel campo delle scienze emerge la necessità di uno sviluppo sostenibile. Ma quale ricercatore, quale centro di ricerche, quale paese direbbe che occorre rallentare nel produrre risultati o semplicemente evitare di esplorare alcuni ambiti importanti? Tutti sono convinti che in tal caso verrebbero sorpassati dagli altri e che rimarrebbero indietro in questa corsa. Che cosa possiamo fare? Anche l’impronta ecologica dell’umanità è più grande di quanto a lungo andare sia sostenibile. Dobbiamo unirci disperati ad Amleto e dire insieme: «Il tempo è scardinato?». Ed è qui che qualcuno potrebbe ritenere, sulla base di molte tradizioni religiose, che ci sia bisogno di una qualche sorta di salvezza, che la nostra forza non sia sufficiente a risolvere i nostri problemi.
Sono un teologo cristiano e ritengo che la Provvidenza della fede cristiana possa avere qualche somiglianza con le proposte teologiche fatte da altre tradizioni religiose, come l’idea del “grande fiume” in altre religioni. Già nel libro della Genesi possiamo leggere che «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (1, 31). L’eredità giudeo-cristiana contiene la convinzione che dietro l’intero universo ci sia un Creatore personale e benevolo, che si è rivelato e vuole comunicare con l’uomo. E ciò, oltre a offrire un punto di vista morale fondamentale, dà qualcosa in più, qualcosa di ancora più importante. Genera fiducia sia nell’individuo sia nella comunità. Genera fiducia nel fatto che, anche se le nostre capacità cognitive non riescono a mantenere il passo con la pienezza della realtà, in qualche modo possiamo sempre raggiungere la conoscenza e le cognizioni necessarie. Quindi, la debolezza della nostra consapevolezza non è un motivo per rinunciare alla nostra ricerca della verità e alla nostra ricerca di un comportamento retto.

venerdì 9 febbraio 2018

“Lo slancio del rinnovamento” – celebrazione del V centenario della Riforma protestante in Ungheria


Le commemorazioni per i 500 anni della Riformaprotestante in Ungheria hanno avuto il culmine il 31 ottobre 2017 con un grande festival organizzato nell’Arena dello Sport di Budapest, introdotta da una funzione religiosa ecumenica.

Ad inaugurare l’evento è stato il primo Ministro ungherese On. Viktor Orbán (qui il suo discorso in inglese), e il ministro ungherese delle risorse umane, On. Zoltán Balog. Il ministro Balog, anch’egli ministro della Chiesa Riformata Ungherese, nel suo discorso ha sottolineato: “Se vogliamo custodire e far crescere il nostro Paese, avremmo bisogno di quella forza che abbiamo ricevuto nell’epoca della Riforma protestante. La religione non è una questione privata, ma è una delle questioni pubbliche più personali con conseguenze sociali e nazionali. La vera fede non rimane dentro, nell’anima delle persone, ma si diffonde nel mondo formandolo e arricchendolo. La vera fede genera cultura, e nella vera cultura è sempre presente la fede. Non possiamo permettere di escludere la nostra fede dalla vita familiare, scolastica, dai media, e dalla vita dei governi dei paesi e delle città d’Europa.”

Monumento della Riforma protestante a Debrecen
(foto: Miskolczi János/Dehir)
Il ministro, lo stesso giorno, ha inaugurato il monumento commemorativo della Riforma protestante nella città di Debrecen, centro storico della comunità protestante in Ungheria. L’On. Zoltán Balog qui ha affermato: “È una grande impresa erigere un monumento dedicato alla Riforma protestante quando in Europa e nel mondo la stella (simbolo dei calvinisti in Ungheria) e la croce cadono nella polvere. Ciò succede o perché nelle guerre di oggi il cristianesimo diventa un bersaglio, oppure perché le comunità delle parrocchie sono sempre di meno, oppure la correttezza politica nel nome della tolleranza non intende appoggiare il cristianesimo. Ora la nostra generazione deve innalzare la croce e la stella affinché l’Ungheria e l’intera Europa possano vederle.”

Il monumento eretto a Debrecen, nei pressi della Chiesa Maggiore (Nagytemplom) richiama la guglia dell’originale chiesa gotica della città ungherese dove 450 anni fa la Chiesa riformata Ungherese ha preso corpo. È sormontata dalla stella, simbolo dei calvinisti, ornata dell’Agnello di Dio, simbolo della comunità di Debrecen. Ad integrarla vi è una mensa, sempre in marmo rosso, con la Bibbia, il calice e il pane, simboli della liturgia protestante.

Il ministro Balog ha ricordato che durante l’anno giubilare sono stati organizzati 1500 programmi in tutto il Bacino dei Carpazi, di cui 127 con il sostegno diretto del Comitato per il V Centenario della Riforma. Sono state inaugurate 16 statue, 5 memoriali ed a Budapest una piazza è stata dedicata ai Riformatori.

venerdì 26 gennaio 2018

Quale futuro per i cristiani del mondo arabo? – conferenza di Mons. Shomali a Budapest


“Il passato, il presente e il futuro della minoranza cristiana in Giordania” – è stato il titolo della conferenza tenuta da Mons. William Hanna Shomali, vicario patriarcale per la Giordania, all’Università Cattolica Péter Pázmány di Budapest, il 18 gennaio. All’undicesimo incontro dedicato alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, l’On. Bence Rétvári, segretario di stato del Ministero delle Risorse Umane, nel suo saluto ha ricordato che il Governo ungherese ha creato l’ufficio per il sostegno dei cristiani perseguitati perché intende essere “un campanello d’allarme” in un’epoca di migrazioni massicce, quando l’Europa sembra di aver abbandonato la propria identità. Secondo il Governo ungherese i problemi delle migrazioni vanno risolti prima di tutto in loco.
Mons. William Hanna Shomali all’Università Cattolica Péter Pázmány (foto: Magyar Kurír)
Il vescovo William Shomali, ha ringraziato sia il Governo ungherese sia l’Università Cattolica per la loro attenzione nei confronti dei cristiani nel mondo arabo. I cristiani della Giordania sono discendenti dei primi cristiani e il paese stesso, che fa parte della Terra Santa, prende il suo nome dal fiume Giordano in cui San Giovanni Battista battezzò Gesù.

Oggi sono 14 milioni i cristiani nel Medio Oriente di cui 10 milioni sono i copti egiziani. Nel 1918 i cristiani erano il 14% della popolazione mentre oggi sono il 4,5%. In Giordania nel 1918 erano il 10% della popolazione, oggi invece soltanto il 2%. La Giordania ha una popolazione di 10 milioni di persone di cui il 98% sono i sunniti e 200 mila i cristiani. La metà fa parte della Chiesa di rito bizantino, il 40% della Chiesa cattolica latina e i restanti 10% sono maroniti, caldei ecc. – ha spiegato il presule.

La comunità cristiana di Giordania è la meno conosciuta in Oriente, la loro situazione è pacifica, non sono perseguitati e non sono in pericolo di vita. Sono ben integrati nella società musulmana e, sia il governo che la famiglia reale, li rispetta. Per fare un esempio, a Natale il comune di Amman, ha regalato l’albero ad ogni chiesa cristiana della città e il vescovo Shomali ha incontrato i membri della famiglia reale. Sia nel parlamento giordano che tra i membri del governo ci sono dei cristiani.

Il vescovo Shomali, dopo i fatti positivi, ha voluto costatare alcuni lati problematici riguardanti i cristiani in Giordania. Uno di essi è la questione di coscienza che non va confusa con la questione della libertà religiosa, che è garantita. Le leggi stabiliscono che in Giordania i cristiani non possono sposare ragazze musulmane, mentre per i musulmani non ci sono queste restrizioni ma, in questo caso, la parte cristiana si deve convertire all’Islam. Inoltre, tra i libri scolastici, troviamo quelli in cui manca il fatto storico che i cristiani ci vivono sin dal primo secolo, suggerendo che invece fossero arrivati solo nel settimo secolo. Manca dal programma educativo, inoltre, l’educazione religiosa.

Quale futuro attende i cristiani del mondo arabo? – ha chiesto Mons. Shomali. Per rispondere a questa domanda è fondamentale rilevare l’importanza della fede. I cristiani devono crederci che restare nella loro terra nativa è una missione affidatagli da Dio, nonostante la tentazione di abbandonarla sia grande. Per fare un esempio: in Palestina ci vivono 50 mila cristiani, mentre a Santiago de Chile ce ne sono 350 mila cristiani immigrati da Betlemme. Il presule ha affermato che la divisone dei cristiani nel mondo arabo sia una vera catastrofe. È assolutamente fondamentale, inoltre, il dialogo dei cristiani con i musulmani. La maggior parte dei musulmani è moderata, e la collaborazione tra cristiani e musulmani è indispensabile per un mondo più pacifico e vivibile. I paesi dell’Unione Europea devono aiutare economicamente la ricostruzione della regione. Infine Mons. Shomali ha voluto ringraziare il governo ungherese per le 400 borse di studio che mette a disposizione ogni anno per gli studenti giordani.

Alla conferenza è intervenuto anche Wael Suleiman, direttore della Caritas di Giordania, affermando l’importanza della fede che dà coraggio alle persone, infatti, “non si può perdere la speranza di un futuro migliore” – ha detto. Nel paese ci sono 140 mila rifugiati iracheni, nella maggior parte sono cristiani, che hanno paura di ritornare a casa. Bisogna ridare dignità a queste persone e lavorare per il loro ritorno nei paesi d’origine dove dovranno costruire un mondo migliore.

mercoledì 10 gennaio 2018

“È stato il più bel regalo di Natale che potevo sperare” – visita dell’Arcivescovo di Aleppo a Budapest


“Sono grato per l’accoglienza in Ungheria, per il Suo interessamento e le Sue preoccupazioni per il mio popolo sofferente. Non dimenticherò mai l’ospitalità e l’aiuto generoso da Lei concesso per aiutare il mio popolo. Tutto questo entrerà nei libri di storia dei cristiani di Aleppo i quali stanno lottando per la loro sopravvivenza e presenza in Siria” – scrive nella sua lettera di ringraziamento Mons. Jean-Clément Jeanbart, Arcivescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti in Siria, indirizzata al Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán. Infatti, l’Arcivescovo di Aleppo tra il 19 e 20 dicembre ha fatto una visita in Ungheria dove, oltre ad aver incontrato il Capo del Governo ungherese e altri responsabili governativi, ha tenuto una conferenza all’Università Cattolica Péter Pázmány sui cristiani perseguitati e ha visitato l’Arcieparchia di Hajdúdorog, sede della Chiesa greco cattolica ungherese.

“L’uomo ha il diritto sacrosanto, ricevuto da Dio, di vivere nella sua terra nativa in pace e in dignità” – ha ribadito l’Arcivescovo siriano nel suo discorso tenutosi all’Università Cattolica chiedendo all’Europa di aiutare i paesi colpiti dalla guerra in Medio Oriente affinché i suoi abitanti non debbano più lasciare la loro terra. Purtroppo, ancora oggi, ci sono paesi europei che vendono armi per continuare la guerra, e ci sono opinioni per cui l’Europa ha svenduto il Medio Oriente in cambio di grandi investimenti. Il denaro domina il mondo in cui l’amore di Cristo può rivelarsi solo se siamo aperti verso Dio – ha detto Mons. Jeanbart.
Conferenza di Mons. Jeanbart all'Università Cattolica di Budapest
(Foto: Magyar Kurír)
L’Arcivescovo di Aleppo ha anche parlato di una sua iniziativa intitolata “Aleppo ti aspetta”, la quale vuole essere un segno della speranza nonostante la violenza, la guerra e l’estremismo. L’iniziativa aiuta ad avere casa e lavoro per tutti quelli che tornano ad Aleppo, dando una speranza anche a quelli che invece vorrebbero lasciare il territorio. Il sogno dei cristiani in Medio Oriente è quello di vivere in uno stato dove tutti hanno gli stessi diritti e nessuno è emarginato per la sua religione.

Alla conferenza tenuta all’Università Cattolica di Budapest l’On. Bence Rétvári, Sottosegretario del Ministero per le Risorse Umane, ha definito l’arcivescovo greco-melkita un “vero e forte pastore del suo gregge” perché, pur essendo in pericolo, non ha mai lasciato la sua città, restando sempre vicino ai fedeli. Negli ultimi tempi mezzo milione di cristiani sono fuggiti dal terrore dello Stato Islamico. È un dovere dell’Europa cristiana aiutare i cristiani siriani a ricostruire il loro paese e ritrovare la loro comunità. Il modo più efficace è quello di sostenerli a livello locale – ha sottolineato il Sottosegretario, ribadendo che l’Ungheria passa i suoi aiuti direttamente alle comunità ecclesiali.
On. Zsolt Semjén, Mons. Jean-Clément Jeanbart, On. Viktor Orbán, On. Zoltán Balog
(foto: Gergely Botár / kormany.hu)
L’Arcivescovo greco-melkita il 20 dicembre ha incontrato il Premier Viktor Orbán, il Vicepremier Zsolt Semjén ed il Ministro per le risorse umane Zoltán Balog. Il Governo ungherese sosterrà con 620 milioni di fiorini (2 milioni di euro) la ricostruzione di una scuola di Aleppo che fa parte del programma educativo dell’arciveparchia greco-melkita di Aleppo e continuerà ad offrire borse di studio ai giovani siriani per poter studiare in Ungheria.
Visita di Mons. Jeanbart a Hajdúdorog (foto: Magyar Kurír)
Come ultima tappa della visita, Mons. Jean-Clément Jeanbart ha visitato l’Arcieparchia di Hajdúdorog, sede della Chiesa greco cattolica ungherese, dove ha incontrato il Metropolita Fülöp Kocsis e gli altri capi della Chiesa greco cattolica ungherese. Nel suo discorso l’Arcivescovo siriano ha spiegato che nonostante oggi le condizioni di vita siano migliori rispetto ad un anno fa, i cristiani continuano a lasciare il paese sognando un nuovo mondo. Tanti di loro purtroppo trovano solo delusione in Europa e non la vita tanto desiderata. Il Metropolita Kocsis ha affermato: “Dobbiamo fare tutto il possibile per la ricostruzione del paese e per far ritornare i cristiani in Siria. Dobbiamo dimostrare ai nostri fratelli, che non li lasciamo soli”.

L’Arcivescovo Jeanbart, dopo il suo ritorno ad Aleppo, ha ringraziato il Primo Ministro ungherese per la generosità del suo Governo. Nella sua lettera scrive: “Nel mio messaggio per l’anno nuovo ho scritto che il regalo più bello che potevo sperare, me lo ha dato Viktor Orbán. Sia benedetto il Popolo ungherese insieme al suo Primo Ministro nella pace e nella libertà”.