lunedì 7 agosto 2017

Testimonianza del vescovo di Maiduguri sui cristiani che soffrono da Boko Haram


Il vescovo di Maiduguri in Nigeria, Mons. Oliver Dashe Doeme è stato ospite dell’evento organizzato dal Sottosegretariato ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati e dall’Università Cattolica Pázmány Péter il 17 luglio scorso a Budapest, per parlare della difficile situazione dei cristiani in Nigeria.

Nell’introdurre il tema della conferenza il ministro delle risorse umane On. Zoltán Balog ha sottolineato che in Nigeria milioni di cristiani sono costretti a lasciare le loro case proprio a causa della persecuzione. Sono 250 le chiese distrutte, e solo nella diocesi di Maiduguri il numero dei bambini orfani e delle donne vedove arriva a più di 20 mila. “La soluzione però non è la migrazione – ha detto il ministro – ma l’aiuto della gente bisognosa in quel paese dove vive”. Il governo ungherese, tramite le borse di studio dello “Stipendium Hungaricum” aiuta gli studi dei giovani di ogni religione, ed inoltre ha lanciato un programma scolastico per giovani cristiani, sponsorizzato dalle chiese storiche e dagli ordini religiosi d’Ungheria. “Per i 100 posti disponibili hanno fatto domanda 400 giovani, per noi sarà un grande piacere aiutarli” – ha concluso il ministro.

Intervenendo alla conferenza l’inviato speciale per la promozione della libertà di religione al di fuori dell’Unione europea, Jan Figel ha spiegato che dove vengono violati i diritti della libertà di religione, anche gli altri diritti civili sono limitati. Il 75% dell’umanità subisce la violazione della libertà di religione mentre per il 40% tale libertà viene violata fortemente o seriamente. Bisogna costruire le alleanze della solidarietà contro i nemici più grandi, come l’indifferenza, l’ignoranza, la paura. Se abbiamo paura di difendere le persone che non sanno difendersi, il problema è davvero grande – ha concluso Figel.
Mons. Dashe Doeme all'Università Cattolica Pázmány Péter
(Foto: Magyar Kurír)


Mons. Oliver Dashe Doeme è alla guida della diocesi di Maiduguri da 8 anni, proprio da quando Boko Haram ha cominciato a rafforzarsi in Nigeria. Secondo la sua opinione, lo scopo degli estremisti islamici è quello di islamizzare il mondo e uno degli strumenti per farlo è il terrorismo.

Il problema più grande della Nigeria, e la causa principale del rafforzamento di Boko Haram, è la corruzione – ha sottolineato il vescovo nigeriano. I capi del Paese sono interessati nella guerra perciò non fanno niente contro l’organizzazione terroristica.  Nel nord del Paese addirittura i capi musulmani potenti e lo stesso governo hanno aiutato Boko Haram. “È una tragedia – ha detto il vescovo – di cui gli enti governativi si sono disinteressati riguardo al loro compito, cioè l’istruzione dei giovani musulmani”. Il Boko Haram prende i bambini da piccoli, e li tiene in condizioni terribili. Il loro scopo è di eliminare il cristianesimo, come rispecchia il significato stesso del nome dell’organizzazione terroristica: “l’istruzione occidentale è proibita”.

Dal 2009 attaccano continuamente le istituzioni cristiane, l’anno più duro è stato il 2014 quando hanno occupato due Regioni e mezzo del Paese. In quest’anno, 150 mila persone sono state sfollate e hanno ucciso più di 1000 uomini cristiani per prendere le loro mogli. Sono loro i martiri della nostra epoca – ha espresso il vescovo di Maiduguri.

“La buona notizia è che nessuno può eliminare il cristianesimo. La forza umana non può vincere sulla volontà di Dio: quello che viene da Dio, rimane per sempre. I cristiani della Nigeria sono coraggiosi, determinati, e frequentano le chiese nonostante gli attacchi continui. Sono fiduciosi che le loro preghiere vengono ascoltate, sanno che Gesù è con loro e l’Eucaristia è il centro della loro vita” – ha detto Mons. Oliver Dashe Doeme. Ha aggiunto che i cristiani nigeriani sono molto devoti alla Vergine Maria. Ha raccontato due storie che per i cristiani significa l’intercessione della Vergine Maria: un ragazzo giovane è stato portato da Boko Haram in un bosco, dove lui ha preso il suo Rosario e ha cantato a lungo: “Gesù mi salva da ogni disgrazia, non riusciranno mai a cambiarmi”. Dopo una settimana lo hanno riportato al suo villaggio. L’altra storia riguarda una famiglia: Boko Haram ha occupato il villaggio e la famiglia si è accorta troppo tardi di essere rimasta in trappola. Tutta la famiglia ha pregato il Rosario ed i terroristi non sono entrati nella loro casa. Hanno letto ogni mattina, a mezzogiorno e alla sera, la Bibbia e non hanno finito né il cibo, né l’acqua. Sono riusciti a rimanere finché l’esercito abbia liberato il villaggio.

Il vescovo ritiene un miracolo anche la sua stessa vita, siccome ovunque porta l’abito talare bianco. I sacerdoti stanno tra la gente, ma la Vergine Maria e Gesù li custodisce.

La Chiesa – come ha spiegato il vescovo nigeriano – aiuta gli sfollati interni, i quali tornando ai loro villaggi non trovano la loro casa e non hanno da mangiare. La corruzione blocca i finanziamenti e gli unici aiuti che arrivano concretamente nelle mani della gente sono quelli della Chiesa. Dobbiamo ricostruire la chiesa e, per ciò, abbiamo bisogno non solo di preghiere ma anche di aiuti concreti – ha spiegato il vescovo e ha ringraziato il Primo Ministro ungherese, i ministri e tutti gli interessati che sostengono l’iniziativa delle borse di studio. Ha lodato, inoltre, l’iniziativa ungherese di un ufficio governativo dedicato ai cristiani perseguitati che li aiuta anche a non sentirsi abbandonati. Lo ha assicurato delle sue preghiere, nella speranza che altri Paesi vorranno seguire l’esempio ungherese.

lunedì 17 luglio 2017

L’oblazione di vita di János Esterházy ricordato a Praga


Nel sessantesimo anniversario della sua morte János Esterházy (1901-1957) è stato commemorato anche a Praga con una conferenza e la Santa Messa, sabato 4 marzo 2017. È, infatti, nella capitale ceca che le sue ceneri riposano in una fossa comune, assieme a tante altre vittime del comunismo, nel cimitero di Motol, oggi Memoriale delle Vittime del Comunismo.
Monumento alle vittime del comunismo a Motol, Praga
(foto: Felvidek.ma)
Nel 2007 è stato l’allora Ministro degli Affari Esteri ceco Karel Schwarzenberg a promuovere le ricerche per identificare il luogo della sua sepoltura. L’On. Schwarzenberg, oggi Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ceca, nel suo discorso del 4 marzo 2017 ha affermato che Esterházy è stato il “politico più onesto dell’Europa Centrale”, che venne condannato proprio perché considerato da molti dopo la guerra come “la voce della coscienza”, cioè un personaggio scomodo, nonostante avesse sempre rispettato la costituzione e le leggi della Cecoslovacchia.
Il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese, On. Zsolt Németh richiamò l’attenzione alla matrice democristiana della politica di Esterházy, affermando che “se vogliamo costruire un’Europa Centrale democratica dobbiamo farlo partendo dal rispetto reciproco”, proprio come fece János Esterházy.

Leo Žídek, vice-presidente della Confederazione dei Prigionieri Politici della Repubblica Ceca, ha dichiarato che la Confederazione appoggia l’iniziativa per la riabilitazione politica di János Esterházy poiché, secondo le nostre conoscenze attuali, egli non fu né traditore della patria, né criminale di guerra, come invece per molti anni è stato ingiustamente sostenuto.

Roberto Malfatti, uno dei nipoti italiani di János Esterházy portò la propria testimonianza come nella famiglia sia tuttora viva la memoria del nonno. (La figlia di János Esterházy, Alice sposò il Barone italiano Gioacchino Malfatti di Montetretto.)

I partecipanti alla manifestazione hanno reso omaggio alle vittime del comunismo nel Cimitero di Motol, e poi hanno partecipato alla Santa Messa nella Chiesa di Sant’Enrico (Sv. Jindrich), presieduta da Mons. Ferenc Cserháti, Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, con la concelebrazione di Mons. Zdeněk Wasserbauer, vicario generale dell’Arcidiocesi di Praga. È stato presente alla commemorazione anche il Signor Jan Janku, già prigioniero politico e testimone degli ultimi giorni di János Esterházy.

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Dall’omelia di Mons. Ferenc Cserháti, Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest

Praga, Chiesa di Sant’Enrico, 5 marzo 2017

 

 

Commemorando il 60.mo anniversario della morte del Conte János Esterházy contempliamo un'epoca in cui il Satana ha riprovato a deviare l’uomo da Dio promettendogli ricchezza, gloria, potere. L’ha indirizzato in una ideologia lontano da Dio che gli ha dimostrato cosa diventerebbe l’immagine di Dio allontanandosi dal suo Creatore e lasciandosi guidare da ispirazioni sataniche: è destinato al decadimento ed alla dannazione terribile. Gli orrori e le conseguenze delle due guerre mondiali ancora oggi pesano e creano tensioni tra i popoli.

La commemorazione di oggi dirige il nostro sguardo verso un uomo che ha sempre seguito il suo Maestro divino e ascoltato le ispirazioni divine anziché la seduzione satanica. Qui non è il mio compito esaltare l’opera del politico e martire János Esterházy, questo spetta agli studiosi ed agli esperti. Invece il compito dei predicatori della Parola di Dio è di tenere presente i “militi ignoti” del grande progetto di Dio e di custodire la testimonianza di coloro che nonostante le difficoltà sono sempre rimasti fedeli alla loro vocazione (cfr. Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, 37).

venerdì 14 luglio 2017

János Esterházy - Promotore della fratellanza tra le nazioni


Riportiamo il testo dell’articolo dell’Ambasciatore d’Ungheria sulla figura di János Esterházy, pubblicato su L’Osservatore Romano il 5 aprile 2017, in occasione del sessantesimo anniversario della morte.

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La testimonianza di János Esterházy

Promotore della fratellanza tra le nazioni

di EDUARD HABSBURG-LOTHARINGIAI

“Tutto va bene come il buon Dio lo vuole. Se Egli ha pensato che sia bene così, allora va bene anche per me. Chi sono io per obiettare al volere di Dio?” Con tale animo il conte János Esterházy affrontò le sofferenze dei lavori forzati e della prigione. Un vero e proprio calvario che giunse a termine proprio sessant’anni fa nella fortezza-prigione di Mírov, in Cecoslovacchia. La sua figura riassume in qualche modo il dramma che nel ventesimo secolo toccò ai popoli dell’Europa centrale.

Discendente di due delle famiglie aristocratiche più importanti dell’Ungheria e della Polonia, nacque nel territorio dell’odierna Slovacchia e le sue ceneri ora riposano a Praga. Difese i diritti della sua comunità, aiutò i perseguitati durante la seconda guerra mondiale, contrastò sia il nazismo che il comunismo e dovette subire i lavori forzati nei gulag sovietici e il carcere nella Cecoslovacchia comunista. Soprattutto, però, è stato un uomo dalla profonda fede cattolica e un promotore convinto della fratellanza tra le nazioni.

Nato ai tempi della monarchia austro-ungarica, a Nyitraújlak (oggi Velké Zaluzie in Slovacchia), il 14 marzo 1901, il conte János Esterházy perse il padre da giovanissimo e fu cresciuto dalla madre polacca, Elzbieta Tarnowska, assieme alle sorelle Lujza e Mária. Negli anni trenta scelse di entrare in politica per rappresentare la comunità degli ungheresi della Cecoslovacchia. Fu presidente del Partito cristiano sociale, ispirato dai principi della Rerum novarum, e deputato al parlamento di Praga e poi a quella di Bratislava. Guidato dalla sua fede cristiana e dalla convinzione circa la necessità di una riconciliazione tra cechi, slovacchi e ungheresi, il suo obiettivo politico fu quello della realizzazione di quanto i trattati di pace di Versailles assicuravano alle minoranze nazionali dei vari paesi. Fu così che si batté non solo per gli ungheresi della Cecoslovacchia ma anche per gli slovacchi dell’Ungheria. Karl Schwarzenberg, già ministro degli Affari esteri della Repubblica Ceca lo volle perciò ricordare come “uno dei politici più onesti dell’Europa centrale”.


venerdì 30 giugno 2017

Pio XII e il Card. Mindszenty celebrati a Genova


Si è tenuta, l’8 giugno 2017, nell’Abbazia di Santo Stefano a Genova, una commemorazione del Card. József Mindszenty, promossa dal Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII. Dopo la S. Messa il Presidente del Comitato, l’ Avv. Comm. Emilio Artiglieri ha tenuto una relazione sulle figure di Pio XII e del Card. Mindszenty. A conclusione dell’evento l’Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede Eduard Habsburg-Lothringen ha pronunciato parole di apprezzamento e di ringraziamento.

Pubblichiamo il testo dell’intervento del Presidente Emilio Artiglieri.
 
 

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Pio XII strenuo difensore del Card. Mindszenty
 

1. Saluti

È per me un grande onore porgere in questa millenaria Abbazia il mio saluto a Sua Eccellenza il Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta.

È forse più di una felice coincidenza il fatto che ci troviamo in questo luogo sacro dedicato al protomartire Santo Stefano: con il nome di Stefano fu infatti battezzato il primo re cristiano d’Ungheria, vissuto tra la fine del X e l’XI secolo, e che sarebbe stato poi canonizzato; con la Corona di Santo Stefano, che era stata a lui inviata, secondo la tradizione, dalla Santa Sede, il Primate, cioè l’Arcivescovo di Esztergom, aveva il diritto di incoronare il Re d’Ungheria; S. Stefano Rotondo in Roma è la chiesa di cui il Card. Mindszenty era titolare, e questo per un suo espresso desiderio; ma, soprattutto, S. Stefano è il primo di una lunga teoria di martiri e confessori della fede, che testimoniarono, con l’offerta della vita e l’accettazione della persecuzione, la loro fedeltà a Cristo, quella fedeltà che spinse il Card. Mindszenty a sopportare le più gravi sofferenze, fisiche e morali, inflittegli da un regime totalitario, brutale ed anticristiano.

Ed ancora, fu la sera della Festa di Santo Stefano, il 26 dicembre 1948 che egli venne arrestato, davanti agli occhi dell’anziana madre affranta.

Il nome del Card. Mindszenty a Genova non è sconosciuto, anche per la grande venerazione che il nostro amatissimo Arcivescovo, il Card. Giuseppe Siri, nutriva nei confronti di questo confessore della fede.

Nelle sue Memorie, il Card. Mindszenty ricordava che, giunto a Roma nel 1971 “nella Basilica di San Paolo mi si avvicinò un sacerdote, mi prese la mano, la baciò, mi ringraziò per le sofferenze che avevo sopportato per la Chiesa e alla fine mi disse: ‘Sono il Cardinale Siri’…” (p. 362).

Noi siamo qui per prolungare questo ringraziamento e questa venerazione.

A Genova venne anche costituita una “Lega Cardinale Mindszenty”, che organizzava conferenze e convegni negli anni in cui il nostro Paese rischiava di cadere in quello stesso regime totalitario persecutore del Card. Mindszenty.

Mi piace ricordare che proprio su invito della “Lega”, il Card. Siri il 2 giugno 1980 tenne una solenne, dottissima commemorazione del Card. Mindszenty nella Sala Quadrivium, e da questa commemorazione trarrò non poche citazioni.

 

sabato 17 giugno 2017

Inaugurato in Ucraina nuovo centro per disabili dei Maltesi ungheresi


Nella città di Beregszász/Berehove, che si trova nella regione di Transcarpazia in Ucraina, lo scorso aprile è stato inaugurato il nuovo Centro Sociale dell’Ordine di Malta intitolato a Csilla von Boeselager, che si occuperà della cura dei bambini e adulti disabili nonché svolgerà un servizio caritativo e sociale. Il nuovo centro, benedetto dal Mons. Antal Majnek, vescovo di Munkács/Mukacevo ,è frutto della collaborazione di diverse istituzioni, tra cui il Servizio di Assistenza dell’Ordine di Malta in Ungheria e quello di Beregszász/Berehove, l’Istituto Pető di Budapest e il Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria.
Il nuovo centro dei Maltesi a Beregszász/Berehove
(foto: Magyar Kurír)

All’inaugurazione della struttura, l’On. Miklós Soltész, Segretario di Stato del Governo ungherese per gli affari religiosi, etnici e la società civile, ha sottolineato che organizzazioni caritative del Paese, insieme con gli ungheresi che vivono nei diversi paesi del mondo, svolgono un lavoro caritativo molto significativo in Ucraina e specialmente in Transcarpazia, aiutando non solo gli ungheresi della regione ma anche gli ucraini e gli altri gruppi etnici. Le attività comprendono la distribuzione di alimentari e farmaci, la gestione delle mense per poveri, la fornitura di dispositivi medici, mentre il nuovo centro sociale aiuterà lo sviluppo dei bambini con disabilità attraverso la preziosa collaborazione dell’Istituto Pető di Budapest.

Quest’ultimo è un istituto conosciuto in molti Paesi nel mondo e si occupa della “conductive education”, una terapia motoria nata in Ungheria negli anni ’50 grazie a Dott. András Pető, medico e professore ungherese. “L’educazione conduttiva è un metodo completo di apprendimento attraverso il quale gli individui con danni neurologici e problemi locomotori imparano a compiere in maniera specifica e consapevole quelle azioni che i bambini privi di tali compromissioni apprendono attraverso le normali esperienze di vita. I bambini sono incoraggiati a risolvere i problemi e a sviluppare una personalità orto-funzionale autonoma che favorisce la partecipazione, l’iniziativa, la determinazione, la motivazione, l’indipendenza e l’autosufficienza.”

Il Centro porta il nome della signora Csilla Freifrau von Boeselager, co-fondatrice nonché  Presidente Onorario a Vita del Servizio di Assistenza dell’Ordine di Malta in Ungheria, fondato nel 1987 insieme con P. Imre Kozma OH, fondatore e presidente dell’organizzazione caritativa.

giovedì 15 giugno 2017

P. Boulad sui pericoli dell’islamizzazione

I presupposti della convivenza delle religioni in Medio Oriente e la problematica dell’islamizzazione è stato oggetto di una conferenza il gesuita P. Henri Boulad, recentemente diventato cittadino ungherese, presso l’Università Cattolica “Pázmány Péter” di Budapest.
Conferenza del P. Boulad S.I. a Budapest (foto: Magyar Kurír)
P. Boulad, attraverso la storia della sua famiglia, ha spiegato come l’Egitto era, nel passato, aperto verso i cristiani e come è diventato chiuso con l’arrivo del potere dei Fratelli Musulmani, un “superpotere” diffuso in più di 80 paesi. Ha inoltre ribadito che lo scopo dell’associazione secondo la sua opinione è quello di introdurre la legge islamica (Sharia) in tutto il mondo. Usano metodi “furbi” cercando di convincere i media e, quando non ci riescono, con l’uso della violenza.
Secondo P. Boulad, con le attuali tendenze fra trent’anni l’Europa sarà musulmana. L’immigrazione, il numero elevato di figli nelle famiglie musulmane e la conversione all’Islam sono i tre fattori tramite cui questa religione si sta diffondendo. Nei territori islamici il numero dei cristiani è diminuito moltissimo – ha sottolineato il gesuita. In Egitto 10 milioni di copti cercano di sopravvivere tra 95 milioni di musulmani, mentre in Libia, in Libano e in Iraq, dove all’inizio del secolo XX i cristiani erano il 20%, sono attualmente circa il 2%. In Turchia, all’inizio del 1900, un terzo della popolazione era cristiana, mentre oggi è lo 0,3%.
E come ci si può difendere dall’avanzata islamica? Secondo P. Boulad ci sarebbero due metodi: quello intellettuale del confronto e del dibattito, oppure quello delle armi. Da uomini civilizzati si dovrebbe scegliere il primo, ma nei giorni nostri l’ideologia del politicamente corretto rende quasi impossibile l’espressione della propria opinione in merito, bollando subito d’islamofobia chiunque parli dei pericoli dell’Islam. Per questo, ha affermato P. Boulad, attualmente in Europa è quasi impossibile usare gli argomenti razionali, quindi restano le armi.
P. Boulad ha ammesso la sua “islamofobia”, ossia il suo rifiuto di un sistema ideologico oppressivo che nega la libertà. Del quale i musulmani stessi sono le prime vittime, non per caso ormai anche nel mondo musulmano ci sono diverse proteste contro questa ideologia.
Secondo il padre gesuita, il dialogo cristiano-islamico non ottiene risultati ormai da 50 anni, poiché ci si limita a parlare di quello che l’altra parte vuole sentire e non si dice quello che si pensa veramente. Purtroppo il potere si trova dove c’è il capitale finanziario che, come “una mano invisibile”, governa l’UE, gli Stati Uniti, ma anche la Chiesa Cattolica – ha ribadito P. Boulad. L’Europa dovrebbe, invece, aprire gli occhi per evitare di divenire teatro di sanguinose guerre civili. In questo senso è profetico il Primo Ministro Viktor Orbán, ha dichiarato P. Boulad, poiché ha richiamato l’attenzione a un fenomeno del quale l’Europa, ma spesso anche la Chiesa Cattolica, non vuole rendersi conto. L’Europa, infatti, è giunta a un punto di svolta e bisogna decidere se sottomettersi o adottare un altro approccio verso il problema dell’islamizzazione.

Convegno a Madrid sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente – l’intervento del Ministro degli esteri ungherese


Il 24 maggio scorso nella capitale spagnola ha avuto luogo una conferenza internazionale dell’Alleanza delle Civiltà sul tema della violenza etnica e religiosa in Medio Oriente con la partecipazione di settanta paesi. A rappresentare l’Ungheria è stato il ministro degli esteri, On. Péter Szijjártó che nel suo intervento ha sottolineato che la comunità internazionale ha il dovere di aiutare a ritornare nei propri paesi di origine le famiglie fuggite dalle zone della guerra. Per realizzare questo bisogna garantire la pace nelle zone amministrate dall’ONU e bisogna ricostruire le città distrutte.

Intervento del Ministro Szijjártó alla conferenza UNAOC di Madrid
(foto: KKM/Árpád Szabó)
“Non c’è tempo da perdere” – ha detto il ministro ungherese. Le comunità cristiane e le altri popolazioni vivono in estremo pericolo a causa dell’attività dell’ISIS. Uno dei compiti più importanti riguarda la Corte Penale Internazionale che deve esaminare e di conseguenza punire tutti i crimini compiuti contro le comunità religiose. A questo proposito il Governo ungherese ha fatto appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – ha ricordato l’On. Szijjártó, sottolineando che l’Ungheria partecipa con un contingente di 150 militari alla lotta contro i jihadisti.

Il ministro ungherese nel suo intervento ha illustrato le decisioni del Governo a sostegno dei cristiani nel Medio Oriente. L’Ungheria aiuta con 1,9 milioni di euro la ricostruzione delle case di 200 famiglie iracheni cristiani; dona 470 mila euro per l’acquisto di medicinali per gli ospedali che curano le comunità cristiane; finanzia con 400 mila euro la costruzione di una scuola cristiana; versa 500 mila euro per aiuti umanitari nel patriarcato di Antiochia dei Siri; dona un milione di euro alla chiesa Siro-cattolica e un milione di euro alla chiesa Siro-ortodossa; inoltre assegna 100 borse di studio universitari ai figli di cristiani perseguitati. Il ministro ha voluto ricordare che il Governo ungherese ha creato un ufficio dedicato all’aiuto ai cristiani perseguitati.