martedì 24 aprile 2018

Invito - Messa per il Card. József Mindszenty




La solenne concelebrazione eucaristica
in occasione
del 43o anniversario della morte
 del Servo di Dio
CARDINALE JÓZSEF MINDSZENTY
 sarà presieduta
 da Sua Eminenza Reverendissima
Card. Beniamino Stella
Prefetto
della Congregazione per il Clero
nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio
Mercoledì, 2 maggio 2018,
alle ore 18.00




domenica 15 aprile 2018

Consegnato il Premio Esterházy 2018


Il Premio János Esterházy
Il “Premio János Esterházy” è stato assegnato quest’anno a Mons. Marek Jędraszewski Arcivescovo di Cracovia e al Sig. Boldizsár Paulisz, fondatore del Memoriale János Esterházy di Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia). Il Premio viene assegnato ogni anno, a partire dal 1991, alle persone o istituzioni che si sono distinte nel curare la memoria del politico martire e nel servizio della comunità ungherese in Slovacchia.
La cerimonia, organizzata dall’Alleanza Rákóczi (Rákóczi Szövetség) e dal Comitato János Esterházy (Esterházy János Emlékbizottság) si è svolta il 20 marzo 2018, nel Palazzo del Parlamento di Budapest, alla presenza di Mons. András Veres, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese e della Signora Alice Esterházy-Malfatti, figlia del conte martire.
L’On. László Kövér, presidente dell’Assemblea Nazionale Ungherese, nel sottolineare l’amicizia tra il popolo polacco e ungherese, ha detto che la sorte del Conte János Esterházy non è soltanto di rilevanza ungherese, ma anche polacca (per ramo materno l’Esterházy fu, infatti, anche polacco) e centro-europea in cui si concentra tutta l’ingiustizia subita da milioni di persone di quella regione. János Esterházy è stato allo stesso tempo un uomo profondamente cristiano, autenticamente ungherese e convinto democratico. In un’epoca in cui queste virtù furono considerate dei peccati mortali, lui è divenuto simbolo dei cristiani fedeli i quali sono più forti proprio quando vengono messi in ginocchio.
Il Sig. Boldizsár Paulisz (a destra) riceve il Premio Esterházy
L’On. Zsolt Németh, Presidente della Commissione affari Esteri del parlamento ungherese ha ribadito che il popolo ungherese e quello slovacco sono alleati nel segno di János Esterházy e che senza quest'alleanza non ci potrebbe essere un'Europa Centrale forte. Oggi l'Europa Centrale, la cooperazione dei Paesi Visegrád, difende un'Europa nel quale non ci deve essere più spazio per regimi che non rispettano la dignità di ogni essere umano, basata sul diritto naturale.
Discorso del Card. Péter Erdő
Il Cardinale Péter Erdő, Primate d’Ungheria, ha salutato con gioia l’Arcivescovo di Cracovia Mons. Marek Jędraszewski. Elencando i nostri santi, il Card. Erdő ha ricordato quanti legami esistono tra gli ungheresi e la Diocesi di Cracovia. Per presentare in modo autentico la cultura della nostra vita dobbiamo renderci conto della realtà e del valore della fratellanza tra i popoli circostanti. Il santo papa Giovanni Paolo II è stato un uomo profondamente e consapevolmente polacco, slavo ed europeo allo stesso tempo. Ha sempre custodito con amore l’eredità dei Santi Cirillo e Metodio che pur essendo greci, hanno voluto imparare la lingua dei popoli slavi per poter trasmettere loro la fede con una forza vitale nei territori della Pannonia e della Moravia. Sant’Adalberto, vescovo martire di Praga, è santo protettore della Cechia, dell’Ungheria, in particolare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest, ma anche dei cristiani slovacchi e polacchi. La cultura e la chiesa polacche sono legate con ricchi legami storici e spirituali alla storia e alla fede del popolo ungherese, slovacco e ceco, e possono contribuire alla riconciliazione e al rafforzamento della carità tra questi popoli. Il Cardinale Erdő ha paragonato la verità storica e la storia dei popoli ad un cristallo che da prospettive diverse rivela aspetti differenti. Osservando con gli occhi della fede e della carità possiamo scoprire però che pure le altre prospettive possono rivelarsi vere e preziose, e che il tutto diventa visibile solo sintetizzando con pazienza e amore le immagini della realtà osservate da queste diverse prospettive.



Mons. Marek Jędraszewski alla cerimonia per la consegna del Premio Esterházy
Mons. Marek Jędraszewski, Arcivescovo di Cracovia ha sottolineato che János Esterházy ha fatto tanto per l’Europa Centrale, ha sofferto durante il nazismo ma forse ancora di più sotto il dominio comunista. Fino all’ultimo respiro ha testimoniato che la cosa veramente importante è la Croce di Cristo, ciò che ci unisce è la fede cristiana, ciò che dobbiamo fare prima di ogni cosa è amarci. Tutti dovrebbero vivere così e ciò per i cristiani deve essere evidente. Esterházy è un personaggio che ci unisce, un personaggio simbolico della storia del popolo ungherese, polacco e slovacco. Dobbiamo essere fedeli a Cristo e dobbiamo guardare a tutte le persone e a tutte le nazioni dalla prospettiva di Cristo, in cui non deve trovare spazio il nazionalismo, l’invidia, ma quello sguardo che ci ha regalato Cristo: lo sguardo dell’amore verso l’altra persona. Dalla questa prospettiva di Cristo János Esterházy è un personaggio straordinario.

La cappella del Memoriale János Esterházy (Alsóbodok/Dolné Obdokovce)


Il Memoriale János Esterházy è stato inaugurato il 16 settembre 2017 ad Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia), dove una cappella e un piccolo museo è stato costruito sulla proprietà del Sig. Paulisz. Nella cripta sono state tumulate le ceneri del politico martire ungherese. Lo scorso 6 marzo è stato il Presidente dell’Ungheria l'On. János Áder a rendere omaggio alla memoria di Esterházy ad Alsóbodok.
Omaggio del Presidente ungherese János Áder alla tomba di János Esterházy
Foto: Magyar Kurír/Zita Merényi; Felvidék.ma


mercoledì 11 aprile 2018

Ministro Balog: “Chi costruisce chiese, guarda al futuro con speranza”


Una recente pubblicazione del Ministero ungherese per le Risorse Umane (Örökségünk és jövőnk = Patrimonio e futuro) presenta una settantina di interventi che negli anni passati hanno interessato delle chiese in Ungheria e nei paesi limitrofi. Si tratta del restauro di importanti monumenti nazionali, o di opere minori di ristrutturazione o dell’edificazione di edifici di culto nuovi. Tutte le maggiori comunità ecclesiali dell’Ungheria ne hanno potuto beneficiare: cattolici di rito latino e greco, evangelico-luterani e calvinisti, nonché le comunità ebraiche. Nella prefazione del volume l’On. Zoltán Balog, ministro per le risorse umane ha spiegato le ragioni dell’impegno del Governo ungherese:

 
“La religione, la professione della fede, è una questione personalissima di pubblica rilevanza. Per questo vengono costruite le chiese, per questo il Governo d’Ungheria ritiene importante sostenere l’edificazione e il restauro delle chiese. Chi costruisce chiese, guarda al futuro con speranza. Si tratta di persone e di comunità che hanno qualcosa da dire non soltanto per sé stessi, gli uni agli altri, ma per tutta la nazione ed anche per il mondo.

Ogni persona ha bisogno di speranza, a prescindere dalla sua religione, dalle sue idee sul mondo e dalle sue simpatie politiche. La nazione ha un grande bisogno di persone che vivono la speranza. Sono loro che dedicano la propria vita e le proprie energie agli scopi della comunità. Certo, sono importanti i soldi spesi per una buona causa, ma in fondo tutto dipende dalle persone che si dedicano allo stesso tempo sia al servizio e del bene comune che della gloria di Dio.

Quelli che vanno in chiesa, i membri delle comunità ecclesiali sono consapevoli di questa doppia missione e cercano di vivere in questo spirito. Pertanto, nel sostenere il restauro o la costruzione di chiese, non guardiamo soltanto ai mattoni e all’intonaco, bensì vediamo lo sviluppo ed il rafforzamento delle comunità, contribuendo così al rinnovamento spirituale della comunità nazionale.”
Interno della Cattedrale di Kalocsa, completamente restaurata.
Sotto l'edificio barocco sono stati rinvenuti i resti della primitiva cattedrale medievale dell'XI secolo.
(foto:
www.astriceum.hu)
La chiesa di Vizsoly del XIII secolo, utilizzata dai protestanti sin dal XVI secolo.
Qui fu stampata la prima traduzione ungherese della Bibbia, che oggi è rievocata nel piccolo museo annesso.

(Foto: http://vizsolyibiblia.hu/) 
La chiesa di San Martino a Szombathely, edificata sulla presunta casa natale del santo, è stata restaurata per il giubileo martiniano del 2016.
(foto: www.martinus.hu)

Veszprém, interno della nuova chiesa Magna Domina Hungarorum, costruita in memoria del Card. József Mindszenty, già vescovo di quella città. (foto: Magyar Kurír)
Iconostasi della parrocchiale greco cattolica di Tokaj (città del famoso vino passito ungherese), restaurata recentemente.

La nuova chiesa di Budapest intitolata al Beato Zoltán Meszlényi, vescovo martire sotto il comunismo.


Chiesa evangelica luterana di Siófok, sul lago Balaton, costruita alla fine degli anni '80,
su progetti del famoso architetto Imre Makovecz.

(foto: www.evangelikus.hu)
La sinagoga di Karcag, costruita alla fine del XIX secolo in stile romantico.







martedì 10 aprile 2018

Impegno governativo a favore delle Chiese in Ungheria – il cristianesimo considerato come valore importante


In una intervista recente l’On. Miklós Soltész, segretario di stato per gli affari religiosi ha specificato che negli ultimi quattro anni il Governo ungherese ha contribuito alla ristrutturazione o restauro di più di cinquemila edifici ecclesiastici tra chiese, scuole, istituti di assistenza sociale, centri comunitari. Non soltanto in Ungheria ma in tutto il Bacino dei Carpazi, cioè nei Paesi limitrofi.
On. Miklós Soltász, segretario di stato per gli affari religiosi
Lo ha fatto anche perché in Ungheria, secondo i sondaggi, la gente considera il cristianesimo un valore importante il che si rispecchia nel il rafforzamento dell’impegno sociale e nel supporto alle famiglie. Secondo le statistiche negli ultimi otto anni i matrimoni sono aumentati del 45%, mentre i divorzi sono diminuiti del 20% e gli aborti del 25%. Si tratta di dati che rivelano come i provvedimenti basati sui valori cristiani e la presenza ecclesiale più forte abbiano un effetto positivo sul modo di pensare delle persone. Dal 2010 è raddoppiato il numero degli studenti delle scuole ecclesiastiche, che oggi sono 220 mila, e altrettanto è raddoppiato il numero dei pazienti curati negli istituti ecclesiastici di assistenza sociale (122 mila persone), e nel campo della tutela dei bambini l’impegno istituzionale delle Chiese è sei volte più incisiva di prima.

La Segreteria di Stato per gli affari religiosi del Governo ungherese ha sostenuto anche molti programmi ed attività delle diverse comunità dei credenti. Come per esempio la partecipazione dei giovani alle Giornate Mondiale della Gioventù, ai pellegrinaggi oltreconfine, come a quello di Csíksomlyó (Sumleu Ciuc), o a quello di Czestochowa in Polonia (che si ripetono ogni anno). Sostiene anche delle iniziative diocesane o parrocchiali come gli incontri delle famiglie, i campi estivi dei chierichetti, degli scout ed altre simili.

In vista del Congresso Eucaristico Internazionale del 2020 a Budapest verranno ristrutturate diverse chiese con fondi governativi, nasceranno nuovi centri di comunità che serviranno non soltanto la Chiesa ma anche il turismo religioso. Sarà anche l’occasione per un ulteriore ravvicinamento con i popoli vicini ed avrà anche una sua rilevanza ecumenica – sostiene il Segretario di Stato Soltész.

La separazione tra stato e Chiese viene ritenuta una grande conquista della Rivoluzione Francese, ma secondo l’On. Soltész la questione va un po’ riconsiderata. Noi ungheresi, in particolare, durante il comunismo abbiamo sperimentato una separazione che era piuttosto una persecuzione statale delle Chiese e dei credenti. È naturale che le Chiese non partecipano direttamente alle decisioni politiche, ma possono avanzare delle idee, presentare le loro opinioni. Nello stesso tempo tanti politici vivono la propria fede nella Chiesa, avendo il proprio parere, ma non partecipando direttamente nelle decisioni interne della Chiesa. La gran parte dei cittadini si considera appartenente a qualche confessione, pur non frequentando magari le funzioni, e siccome sono membri sia della società che della Chiesa, una separazione totale di tali questioni non è realistica.

venerdì 30 marzo 2018

Calvario – raffigurazioni della Via Crucis in Ungheria


Una variante della Via Crucis molto caratteristica della Mitteleuropa è il cosiddetto calvario (in ungherese Kálvária). Si tratta della raffigurazione all’aperto della scena della crocifissione di Gesù sul Golgota (Calvario), integrata da diversi elementi che rievocano la sua passione.
Calvario di Bodajk, nei pressi di uno dei più antichi santuari mariani ungheresi


Normalmente il calvario si trova fuori dell’abitato, collocato spesso su una collina vera o simbolica. Il calvario più semplice è composto dai tre crocifissi e alcune statue che rappresentano la Vergine, San Giovanni e la Maddalena. Spesso vi si accede passando accanto alle 14 stazioni della Via Crucis, collocate in altrettante cappelline (capitelli). Esistono anche le varianti con sette stazioni, e quelle che evocano invece la Vergine dei Sette Dolori.
Calvario di Vác


Le versioni più elaborate hanno le sembianze di un bastione (collina artificiale), sulla sommità del quale si ergono le tre croci, mentre al loro interno è ricavata la cappella del Santo Sepolcro. Qualche volta vi si trova accanto una chiesetta dedicata al Buon Ladrone oppure un piccolo “eremo”, abitazione del custode-eremita. Il loro stile rispecchia quello dell’epoca in cui sono stati costruiti, il più delle volte da maestranze e da artisti locali. I più diffusi sono quelli in stile barocco popolare o neoclassico, ma sono significativi anche quelli più recenti in stile moderno.
Calvario di Szentendre, cittadina degli artisti, vicino a Budapest


In Ungheria i primi calvari furono eretti alla fine del XVII secolo per poi diffondersi nei secoli XVIII e XIX. Sembra che ad introdurli siano stati i nuovi coloni di lingua tedesca, arrivati in Ungheria dopo le guerre turche. Si sono rapidamente diffusi, essendo espressione importante della pietà popolare, soprattutto nel periodo quaresimale. La maggior parte dei calvari si trova nelle provincie prevalentemente cattoliche (Transdanubio e Nord Ungheria).
Il calvario barocco di Győr è uno dei più belli dell'Ungheria

Sotto il comunismo la loro sorte non fu sempre felice: molti vennero abbandonati e trascurati, altri addirittura demoliti, ma non mancarono dei recuperi significativi, grazie alla sensibilità della comunità interessata. Dopo il cambio di regime diversi calvari sono stati restaurati e ne sono stati eretti nuovi. (Vedi il sito specializzato sui calvari "Montagne del silenzio" con delle belle foto.)
Calvario di Magyarpolány


Un tempo praticamente tutte le città ungheresi ne avevano uno, non sempre sopravvissuti allo sviluppo urbano, come quello sul Monte San Gerardo a Budapest, o quello della città di Pest. Ma pure a Budapest se ne trovano diversi, nei distretti più periferici. Tra i calvari più rinomati possiamo menzionare quello barocco di Győr, con sette cappelline e una chiesetta, quello di Vác, con l’eremo accanto (sempre a Vác si trova il santuario della Madonna dei Sette Dolori, quello cosiddetto delle Sette Cappelle). Il calvario di Magyarpolány è famoso perché vi si svolge da diversi anni la rappresentazione all’aperto della Passione del Signore in occasione della Pentecoste (quando il tempo di solito è più mite). Sulla sommità della penisola del lago Balaton, nei pressi dell’Abbazia benedettina di Tihany, un calvario è stato eretto nel 1927 in memoria di Carlo d’Asburgo (Re Carlo IV d’Ungheria) che ivi trascorse alcuni giorni prima di essere costretto all’esilio nel 1921. Il calvario, che rappresentava uno dei primi segni della venerazione dell'ultimo re d'Ungheria, venne distrutto durante il comunismo, per essere riedificato di recente, con l’aggiunta di una cappellina in onore del Beato Carlo stesso.
Calvario "del Beato Carlo IV" a Tihany
(Foto: /csendhegyek.blogspot.it)

martedì 27 marzo 2018

Inauguration of the renovated synagogue in Subotica/Szabadka


(Photo: MTI)

In the city of Subotica/Szabadka (Vojvodina, Serbia) on Monday, March 26 Hungarian Prime Minister Viktor Orbán and President of Serbia Aleksandar Vučić jointly inaugurated the city’s newly renovated synagogue. The second largest synagogue in Europe, built in 1902, is a gem of Hungarian Secession-style architecture. After the Holocaust the building was abandoned for decades, awaiting restoration works which now have been jointly financed by the Hungarian and the Serbian State and local authorities.
(Photo: Pannon TV)
At the ceremony, Hungarian PM Viktor Orbán said:

“Central Europe is a truly wonderful place. This is a special corner of the world, where it is perfectly natural for a synagogue to be decorated with Hungarian folk art motifs, just as it is equally natural to consider the genre of the Hungarian nation’s anthem as a jeremiad. This cultural diversity has nothing in common with superficial multiculturalism. Here many centuries have moulded together the peoples who live alongside each other, and this is reflected in our songs, ballads and buildings. (…)

There is a good chance that 26 March 2018 will be seen as one of those days when Central Europe showed the world its most attractive face. What is happening here? The Serbian president and the Hungarian prime minister have come to Subotica/Szabadka together with deeply respected Jewish religious leaders to inaugurate Europe’s second largest completely renovated synagogue: our common cultural heritage, a sacred Jewish building of unique style, the gem of the city and an outstanding example of Central European Secessionist architecture. (…)

The salvage and renovation of the city's synagogue is a good example of the fact that we Serbs, Jews and Hungarians are capable of anything if we unite in the service of a noble cause. It is also a good example of the fact that we now live in times here in Central Europe when the past is not a burden, but the past opens the gate to a common future: a future in which Hungarians, Serbs and Jews will live and work together in peace and safety. Therefore we thank Serbia, we thank President Vučić, and we thank the Hungarians of Vojvodina/Vajdaság!”

(For the full speech see the PM's website)