venerdì 21 febbraio 2020

Card. Erdő: la presenza del Santo Padre al Congresso Eucaristico aiuterebbe la riconciliazione e la collaborazione dei popoli del Centro-Europa


Il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest è stato ricevuto dal Santo Padre la mattina del 19 febbraio. Il Primate d’Ungheria successivamente ha raccontato al Programma ungherese della Radio Vaticana di aver chiesto l’udienza privata soprattutto per poter illustrare a Papa Francesco i preparativi del 52° Congresso Eucaristico Internazionale, da celebrarsi a Budapest nel settembre di quest’anno.
(Foto: Radio Vaticana)
“Gli ho presentato con piacere l’edizione italiana del documento teologico del Congresso, che reca sulla copertina una bella immagine panoramica di Budapest … Ho sottolineato che la sua presenza sarebbe un messaggio speciale e potrebbe sanare le ferite spirituali di tanti popoli. Contribuirebbe non solo alla riconciliazione dei popoli dell’Europa Centrale, ma li aiuterebbe anche a collaborare sulla base di valori condivisi. Sono convinto che sarebbe una grande opportunità ed una conferma della testimonianza cattolica se il Santo Padre potesse venire.”

domenica 16 febbraio 2020

Visita del Presidente Áder: simpatia particolare e desiderio di rafforzare i rapporti bilaterali tra Santa Sede e Ungheria


Ha salutato in ungherese Papa Francesco, accogliendo in Vaticano il Presidente dell’Ungheria, János Áder. Dopo l’udienza privata, durata una mezz’ora, il colloquio è proseguito per un’ora in Segreteria di Stato, con il Cardinale Pietro Parolin. Il clima cordiale, oltre che dalla dichiarazione ufficiale, si poteva percepire subito dall’inizio anche dal sorriso del Santo Padre e del Presidente.
Successivamente il Presidente ha voluto commentare alla stampa ungherese alcuni contenuti dei colloqui. Anche con riferimento alla nuova Esortazione apostolica sull’Amazzonia, il Presidente e il Papa hanno affrontato prima di tutto la questione dell’acqua, concordando sul fatto che essa rappresenti una delle principali sfide del 21° secolo, per tutti i paesi del mondo. L’Ungheria ha promosso diverse iniziative per trovare delle soluzioni adeguate per assicurare la disponibilità della necessaria quantità e qualità dell’acqua potabile alla popolazione. Al riguardo il Presidente ha illustrato i risultati dei diversi summit sull’acqua, organizzati in Ungheria negli anni scorsi.
Il Presidente ha presentato a Papa Francesco anche il programma del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, da celebrarsi a Budapest nel settembre di quest’anno. Anche in qualità di presidente del comitato d’onore del Congresso medesimo, János Áder ha esteso l’invito al Santo Padre a partecipare all’importante evento ecclesiale.
Il Papa ha ascoltato pure le iniziative ungheresi che, sotto l’egida del programma Hungary Helps, sono rivolte a sostenere le varie comunità cristiane perseguitate nel mondo.
Non ci sono discussioni, differenze di opinione o questioni aperte tra l’Ungheria e la Santa Sede, ha sottolineato il Presidente Áder alla stampa, ma ci sono dei temi su cui continuare a ragionare insieme. Durante i colloqui in Segreteria di Stato, con il Cardinale Pietro Parolin, sono state passate in rassegna anche tali tematiche, nella speranza di poterlo continuare in Ungheria.
Il Presidente Áder ha donato al Papa una caratteristica statuetta di porcellana “Zsolnay”, originaria del 1909, che raffigura un monaco in meditazione. L’autore dell’opera fu lo stesso József Damkó che ha realizzato il monumento di Silvestro II nella Basilica di S. Giovanni al Laterano.
Il Presidente Áder e la Consorte davanti al monumento di Silvestro II
nella Basilica di S. Giovanni (foto: Á. Gedő)
È significativo che dopo il suo arrivo a Roma il Capo dello Stato ungherese abbia voluto visitare la Basilica Lateranense, rendendo omaggio alla Cattedrale del Papa e sostando davanti a quel monumento che ricorda l’invio della corona reale da parte del papa al futuro re Santo Stefano, nell’anno 1000. Esso rappresenta in modo tangibile la consapevolezza che nel ribadire l’identità cristiana dell’Ungheria, iscritta anche nella Legge fondamentale, non si può prescindere dalla sua amicizia con la Santa Sede.
Lo stesso concetto è stato evidenziato da Mons. Miroslaw Wachowski, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, intervenendo al concerto organizzato il 13 febbraio dall’Ambasciata d’Ungheria: “Nel corso dei secoli, malgrado le vicissitudini della Storia e le variazioni dei regimi politici, la Santa Sede e l’Ungheria – eccetto per il periodo sovietico – hanno affermato sempre la loro comune volontà di cooperare per il bene comune.” Ribadendo che “la Santa Sede guarda all’Ungheria con una simpatia particolare per la sua storia cristiana millenaria e per il suo contributo all’edificazione della casa comune europea”, Mons. Wachowski ha anche espresso il desiderio di rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali tra Santa Sede e Ungheria “all’insegna della cultura dell’incontro e del dialogo”.


venerdì 14 febbraio 2020

Saluto del Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati alla celebrazione delle relazioni diplomatiche tra Ungheria e Santa Sede


All’inizio del concerto del 13 febbraio, organizzato dall’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede a Palazzo della Cancelleria, in occasione della visita del Presidente dell’Ungheria János Áder, per celebrare il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede, e il 30˚ anniversario del loro ristabilimento, il Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati Mons. Mirosław Wachowski ha pronunciato il seguente saluto.

* * *

Questa sera ricordiamo il centenario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Ungheria e il trentesimo anniversario del loro ristabilimento dopo la fine del comunismo. Le relazioni tra l’Ungheria e la Santa Sede, in realtà, vantano una storia millenaria che ci riporta ai tempi di Papa Silvestro II e del sovrano magiaro Santo Stefano. San Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio in Ungheria nel 1991, ha enfatizzato il ruolo del santo Re, che «vi ha lasciato come eredità non soltanto la corona reale, ricevuta dal papa Silvestro II. Vi ha lasciato il testamento spirituale, un’eredità di valori fondamentali e indistruttibili. […] Santo Stefano riconobbe che la vera via per sopravvivere e formare, dalle diverse tribù, un’unica nazione era la conversione al Cristianesimo. Solo i valori cristiani, infatti, possono offrire una solida base per una cultura veramente umana». D’altronde, continua Giovanni Paolo II, «Santo Stefano integrò l’Ungheria nella comunità delle Nazioni europee, accettando le comuni forme e tradizioni cristiane del continente ed accogliendo nel paese i forestieri e specialmente i pellegrini» (Giovanni Paolo II, Budapest, 20 agosto 1991).
Nel corso dei secoli, malgrado le vicissitudini della Storia e le variazioni dei regimi politici, la Santa Sede e l’Ungheria – eccetto per il periodo sovietico – hanno affermato sempre la loro comune volontà di cooperare per il bene comune. Tale sincera collaborazione è tangibile anche al livello delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato. I rapporti tra l’Ungheria e la Chiesa hanno contribuito agli equilibri europei, alla fisionomia della cultura europea e all’identità cristiana del continente europeo.
La sua visita in Vaticano, Signor Presidente, a suggellare le significative ricorrenze delle relazioni diplomatiche, costituisce un ulteriore segno dei buoni rapporti bilaterali esistenti. Le relazioni diplomatiche chiedono cure e alimento costanti. Ѐ il compito primario degli Ambasciatori e dei Rappresentanti Pontifici. Lo possono confermare il Signor Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, nonché Sua Eccellenza Monsignor Angelo Acerbi, primo Nunzio Apostolico in Ungheria dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche 30 anni fa, oggi presente tra di noi.
Le relazioni diplomatiche richiedono e nutrono allo stesso tempo la cultura dell’incontro che Papa Francesco ci insegna con le sue parole e i suoi gesti. Nel Messaggio per la celebrazione della 53˚ Giornata Mondiale della Pace, il 1˚ gennaio 2020, il Santo Padre ci ricorda: «La cultura dell’incontro […] rompe con la cultura della minaccia. […] Ci guida ad oltrepassare i limiti dei nostri orizzonti ristretti, per puntare sempre a vivere la fraternità universale, come figli dell’unico Padre celeste.» La cultura dell’incontro ci fa sperimentare le sfide e la ricchezza della diversità, che ci aiuta a scoprire la comune origine da Dio.
Le relazioni diplomatiche vivono del dialogo e lo promuovono. Mi permetto di citare nuovamente il Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace: «non si può giungere veramente alla pace se non quando vi sia un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse».
Ѐ con grande gioia che oggi celebriamo solennemente il centenario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Ungheria e il trentesimo anniversario del loro stabilimento. Posso assicurarvi che la Santa Sede guarda all’Ungheria con una simpatia particolare per la sua storia cristiana millenaria e per il suo contributo all’edificazione della casa comune europea. In questa circostanza, che ci permette di ricordare, celebrare e affermare nuovamente la volontà di intensa collaborazione, vorrei esprimere il desiderio che i nostri rapporti bilaterali possano ulteriormente rafforzarsi all’insegna della cultura dell’incontro e del dialogo.

giovedì 13 febbraio 2020

Discorso dell'Ambasciatore Habsburg in occasione della celebrazione dei rapporti diplomatici tra Ungheria e Santa Sede


In occasione della visita del Presidente dell’Ungheria S.E. János Áder, per celebrare il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la S. Sede, nonché il 30° anniversario del loro ristabilimento, l'Ambasciata d'Ungheria presso la S. Sede ha promosso un concerto nella Sala Vasari di Palazzo della Cancelleria il 13 febbraio 2020.
All'inizio dell'evento l'Ambasciatore d'Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha pronunciato un discorso di cui pubblichiamo il testo.

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Con la firma di un breve accordo trent’anni fa, il 9 febbraio 1990, venivano ristabilite le relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede. Si era nel bel mezzo del cambiamento di regime in Ungheria ed è interessante notare che la ripresa delle relazioni diplomatiche con la S. Sede abbracciò praticamente tutto l’arco di quell’importante processo storico, del quale si qualifica pertanto come uno dei momenti emblematici.
I primi passi in tale direzione furono compiuti, nell’estate-autunno del 1989, sotto l’ultimo governo comunista, quando l’Ungheria si chiamava ancora Repubblica Popolare. Nelle carte preparatorie riservate si valutavano addirittura anche gli effetti “sconvenienti” di avere relazioni formali con la S. Sede. Invece, la firma dell’accordo, per opera del Primo Ministro Miklós Németh e del Cardinale Agostino Casaroli, avvenne già dopo la proclamazione della repubblica, e dopo l’approvazione della legge sulla libertà religiosa e di coscienza che gettò le basi per la rinascita di un nuovo rapporto tra lo Stato e la Chiesa. Infine, lo scambio effettivo dei rappresentanti diplomatici, nella persona del Nunzio Mons. Angelo Acerbi e in quella dell’Ambasciatore Sándor Keresztes, ebbe luogo nell’estate del 1990, sotto il primo governo liberamente eletto.
Per valutare il contributo della Chiesa cattolica e della Santa Sede al cambio di regime in Ungheria basterebbe citare le parole del summenzionato ultimo capo di governo comunista che ringraziò il Cardinale Casaroli per aver “sempre potuto contare sul sostegno e sull’aiuto della Chiesa cattolica” nel realizzare il passaggio alla democrazia in maniera pacifica (cfr. Rapporti diplomatici tra la Santa Sede e l'Ungheria (1920-2015), Libreria Editrice Vaticana, 2016, p. 344).
Certo, molta strada rimaneva ancora da fare, e questo “camminare insieme” è stato validamente sostenuto dagli accordi bilaterali. Prima di tutto da quello del 1990 che sancì il ristabilimento delle relazioni diplomatiche e riconobbe la rilevanza del Codice di diritto canonico nel regolamento delle questioni riguardanti la Chiesa cattolica. Seguì poi l’accordo del 1994 sull’assistenza religiosa alle Forze Armate e, infine, quello del 1997, il cosiddetto “Accordo Vaticano” su questioni finanziarie e patrimoniali. Quest’ultimo è stato, poi, modificato nel 2013 per adeguarlo ai cambiamenti legislativi intervenuti nel frattempo in Ungheria.

Concerto del Coro “Iubilate” di Budapest nell’anniversario delle relazioni tra Ungheria e Santa Sede

Un concerto di musica sacra ha solennizzato, il 13 febbraio, a Palazzo della Cancelleria, le celebrazioni per commemorare il centenario il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la S. Sede e il 30° anniversario del loro ristabilimento.
Ha presenziato al concerto S.E. János Áder, Presidente dell’Ungheria, con la Consorte, Signora Anita, ed il seguito.
Il Coro "Iubilate"
In rappresentanza della Segreteria di Stato della Santa Sede è intervenuto Mons. Miroslaw Wachowski, Sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha pronunciato un indirizzo di saluto. Ha partecipato all’evento Mons. Angelo Acerbi, primo Nunzio Apostolico in Ungheria dopo il cambiamento di regime, nonché diversi rappresentanti della Curia Romana.
Erano presenti altresì numerosi membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nonché quelli della comunità ungherese di Roma.
Il Coro Femminile “Iubilate” della Scuola Coristica Zoltán Kodály, diretto da Borbála Sapszon e Ferenc Sapszon, con la partecipazione di Ákos Nagy (pianoforte) e di Orsolya Ábrahám (flauto) ha eseguito alcuni canti di autori ungheresi ed internazionali (Caccini, Vodňanský, Asola, Mendelssohn, Gjeilo, J. Rutter, Z. Kodály, L. Halmos, T. Kárpáti, M. Kocsár e F. Sapszon). Il concerto è stato aperto dall’Inno Pontificio e dall’Inno Ungherese, mentre in chiusura è stato eseguito il Canto della sera (Esti dal) di Kodály.
Nato in una scuola elementare di Budapest, dal 1988 il Coro “Iubilate” appartiene alla Scuola Coristica “Zoltán Kodály”, dove il metodo Kodály (“la musica è di tutti”) permea tutto il progetto educativo che mira alla formazione integrale della persona. Dal settembre 2019 la scuola appartiene all’Arcidiocesi di Esztergom-Budapest. Nel dicembre 2019 il Coro da camera della scuola si è esibito all’inaugurazione della Mostra “100 Presepi in Vaticano”, alla presenza del Santo Padre. L’attività del Coro “Iubilate”, composto da una sessantina di ragazze liceali, è stata premiata in diverse competizioni e festival in Ungheria e all’estero.

Il concerto si inserisce nell'ambito delle celebrazioni dei 30 anni del cambio di regime in Ungheria "30 Anni di Libertà".

mercoledì 12 febbraio 2020

Visita del Presidente ungherese János Áder

Il Presidente dell’Ungheria, Sig. János Áder compirà una visita ufficiale a Roma il 13-14 febbraio 2020.
Nel pomeriggio del 13 febbraio verrà ricevuto dai vertici del Sovrano Ordine di Malta al Palazzo Magistrale. L’ultima visita di un capo di stato ungherese alla sede dell’Ordine risale al 2006. Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e l’Ordine.
La mattina del 14 febbraio 2020 il Presidente Áder sarà ricevuto in udienza privata in Vaticano dal Santo Padre.
Il Presidente ungherese ha già incontrato Papa Francesco in udienza il 20 settembre 2013. Ha partecipato, inoltre, alla cerimonia del solenne inizio del ministero petrino di Papa Francesco, sempre nel 2013, nonché alla canonizzazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII nel 2014. È stato presente, altresì, alla messa celebrata dal Santo Padre al Santuario di Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc), durante il viaggio apostolico in Romania.
Nel 2012 il Presidente Áder ha ricevuto il premio “Path to Peace Award” da parte dell’omonima fondazione, “in riconoscimento dell’impegno dell’Ungheria a favore del rispetto della vita umana e dell’istituzione del matrimonio”.

domenica 9 febbraio 2020

Ungheria e Santa Sede: 30 anni fa iniziava un nuovo capitolo

Sigilli sull'accordo Ungheria-Santa Sede (1990)
Il sigillo ungherese (v. sinistra) reca ancora lo stemma comunista
mentre la denominazione della forma di stato è stata già cambiata
da Repubblica Popolare in Repubblica

Trent’anni fa, il 9 febbraio 1990 veniva firmato, dal Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato e dal Primo Ministro Miklós Németh, l’accordo tra l’Ungheria e la Santa Sede sul ristabilimento delle relazioni diplomatiche.
Il giorno prima ad Esztergom il Cardinale Casaroli ed il Cardinale László Paskai, Primate d’Ungheria offrirono una S. Messa in suffragio del Cardinale Mindszenty (le cui spoglie allora si trovavano ancora a Mariazell). Dopo la firma dell’accordo il Cardinale Casaroli celebrò una S. Messa anche a Budapest, nella Basilica di S. Stefano, in presenza del Primo Ministro e di alte cariche dello Stato.
L’accordo del 9 febbraio 1990 ristabiliva le relazioni diplomatiche e determinava che esse venissero curate da un Nunzio a Budapest e da un Ambasciatore presso la Santa Sede. Prendeva atto che “le questioni riguardanti la Chiesa sono ora regolate sia dal nuovo Codice di Diritto Canonico sia dalle norme della nuova legge sulla libertà di coscienza e di religione e sulle Chiese”. Dichiarava altresì essere superate ed abrogate le intese parziali del 1964. (Per il testo vedasi qui – pdf)
Le firme apposte all'accordo Ungheria-Santa Sede del 9 febbraio 1990
L’atto solenne, celebrato sotto sotto la cupola del Palazzo del Parlamento di Budapest, non fu solamente uno dei momenti emblematici del cambio di regime in Ungheria ma anche una tappa fondamentale della riconquista della libertà religiosa dopo i decenni della dittatura ateista. Occupa tuttora un posto di rilievo tra i diversi accordi sulle relazioni diplomatiche bilaterali, in quanto fu considerato subito quale pegno di una nuova era.
Il 25° dell’avvenimento fu celebrato cinque anni fa con due convegni di taglio storico, uno nel Parlamento di Budapest, il 14 aprile 2015, l’altro presso l’Accademia d’Ungheria in Roma, il 12 giugno dello stesso anno. Gli atti dei due convegni, pubblicati l’anno successivo sia in ungherese che in italiano, offrono una sintesi degli ultimi cento anni delle relazioni tra l’Ungheria e la Santa Sede.
Medaglia coniata in ricordo della firma dell'accordo del 1990
“In memoriam ralationum diplomaticarum inter Sanctam Sedem et Republicam Hungaricam“
Quest’anno, infatti, ricorre anche il centenario dell’apertura a Budapest della prima Nunziatura Apostolica dei tempi moderni. L’Ungheria, divenuta indipendente dall’Austria dopo la Grande Guerra, cercò sin da subito un dialogo con la Santa Sede, ma a causa delle turbolente vicende di quel periodo, lo scambio di diplomatici poté avvenire solo nell’estate del 1920.
Anche quella volta, però si parlò di ripresa delle relazioni, in quanto vi fu la consapevolezza che i rapporti tra Ungheria e Sede Apostolica fossero ben più antichi. Il primo “ambasciatore” ungherese mandato a Roma fu l’Abate Asztrik, il quale nell’anno 1000 richiese da Papa Silvestro II la corona regale per il sovrano magiaro (Santo) Stefano. Egli, grazie a questo riconoscimento, poté “inserire la nostra Patria nell’Europa cristiana”, come ricordato dall’odierna Legge fondamentale ungherese.
Si potrebbe dire, pertanto, che l’identità dell’Ungheria come nazione cristiana sia strettamente legata ai suoi rapporti con il Successore di Pietro.
È significativo che la visita in Vaticano del Presidente dell’Ungheria János Áder, prevista per il 14 febbraio prossimo, coincida con il 30° anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede.
Il Papa consegna la corona all'inviato di Santo Stefano
(Epitaffio di Silvestro II, Basilica Lateranense)