mercoledì 20 settembre 2017

Ambassador Habsburg‘s 12 Catholic Twettiquette Suggestions




As I wake up every morning to new "Catholic battles" on Twitter and as Ambassadors try to broker peace here's some suggestions #Twettiquette



 

  1. As much as Amoris Laetitia, perceived personal attacks, doctrinal matters anger you, you are part of the same body of Christ.
  2. De-escalation: if your Catholic "opponent" tweets something you agree with like it or retweet it.
  3. Do you pray for the catholic tweeters that you "do battle" with every day? You share the same Faith (of love).
  4. Thomas Aquinas always gave the opponent's view a very fair go before arguing his position. Fight on arguments not personally.
  5. Don't assume your "Catholic opponent" fights in a dishonest way. He might think the same of you.
  6. Disagreeing on catholic positions is possible, but doing nasty battle gives a pitiful message to observers.
  7. Before you shoot out a hard reply to a "Catholic opponent" say a prayer for that person. That might achieve more than a Tweet.
  8. The "Catholic #Twettiquette" suggestions are meant NOT just for "your opponent", but surprisingly for you, too.
  9. You want as many people as possible get to know and love God? Your Catholic behaviour on Twitter makes a difference.
  10. Before simply blocking an opponent, suggest to stay civil in future. Seek dialogue. And don't block.
  11. Don't forget what the Jesus man said: "love your enemies and pray for those who persecute you on Twitter".
  12. Remember what the Peter man said: "How often should I not block my opponent on Twitter? Seven times? And Jesus said seventy seven times".

martedì 19 settembre 2017

“Un tesoro comune ed un esempio da seguire” – in Slovacchia hanno reso onore ai resti mortali di János Esterházy


Dopo sessant’anni, secondo le sue ultime volontà, riposano finalmente nella terra natia i resti mortali di János Esterházy (1901-1957), politico martire ungherese della Cecoslovacchia, morto nelle prigioni comuniste per la sua fede e per la sua comunità.
Le ceneri di Esterházy erano state sepolte nella fossa comune dei prigionieri politici del Cimitero di Motol a Praga, e solo una decina di anni fa è stato possibile individuarle, grazie al Principe Karel Schwarzengberg, ministro degli esteri ceco di allora. L’urna, con i resti presi dalla fossa comune è stata ora collocata nel mausoleo appositamente costruito da un cittadino privato, suo devoto, il Sig. Boldizsár Paulisz nella sua tenuta a Dolné Obdokovce (in ungherese Alsóbodok) in Slovacchia.
Il pomeriggio del 16 settembre 2017 la messa in suffragio è stata celebrata da Mons. Marek Jędraszewski, arcivescovo di Cracovia, assieme agli ordinari militari di Slovacchia e di Ungheria, Mons. František Rábek e Mons. László Bíró, nonché al Vicario Generale della Diocesi di Nitra, Mons. Zoltán Ďurčo. Dalla Repubblica Ceca ha partecipato Padre František Lízna S.I., devoto di Esterházy, alla cui intercessione attribuisce la propria guarigione da una grave malattia.
S. Messa celebrata dall'Arcivescovo di Cracovia ad Alsóbodok
(foto: Magyar Kurír)
Dopo la messa l’Arcivescovo Jędraszewski ha benedetto la cappella dell’Esaltazione della Santa Croce, nella cui cripta l’urna di János Esterházy è stata deposta. Un piccolo museo è stato pure inaugurato con cimeli e oggetti personali salvati dall’antico palazzo degli Esterházy di Nyitraújlak (Veľké Zálužie, Slovacchia), devastato alla fine della guerra mondiale, dove il politico martire visse fino al suo arresto.
La cappella della S. Croce con il mausoleo di Esterházy
(foto: hirek.sk)
Presenti pure i membri della famiglia dell’Esterházy: sua figlia, la Contessa Alice Esterházy-Malfatti, e suo nipote Giovanni Malfatti che nel suo saluto ha testimoniato come la fede di suo nonno sia un esempio da seguire nella propria vita, auspicando che, assieme alle ceneri anche la spiritualità di János Esterházy sia presente nella sua comunità. Ha ringraziato, inoltre, il Signor Paulisz, il quale ha voluto realizzare la cappella-mausoleo, rendendo possibile la traslazione dei resti.
Alla cerimonia, organizzata da due associazioni ungheresi della Slovacchia, hanno presenziato le rappresentanze di numerose associazioni di diversi paesi, e migliaia di fedeli e pellegrini dalla Slovacchia, dall’Ungheria, dalla Repubblica Ceca e dalla Polonia.
Alice Esterházy-Malfatti, Giovanni Malfatti e Mons. Marek Jędraszewski
nella cappella (foto: hirek.sk)
Il presidente del parlamento ungherese On. László Kövér nel suo messaggio scritto: “Se noi, ungheresi e slovacchi, cechi e polacchi assieme agli altri popoli dell’Europa Centrale, dal Baltico ai Balcani, non riusciremo a superare, nello spirito della riconciliazione nazionale e della giustizia, la vecchia regola dell’esclusivismo nazionale, per cui ‘il tuo eroe è il mio nemico’, allora nel futuro tutti noi e la stessa Europa Centrale ne saremo vittime.”
Gli ha fatto eco la Signora Dagmar Babčanová, già ambasciatore della Repubblica Slovacca presso la Santa Sede, che ha indicato in János Esterházy “un tesoro comune ed un esempio da seguire sia per gli ungheresi che per gli slovacchi”.
Ha inviato un saluto il sottosegretario Jaroslaw Szarek, Presidente dell’Istituto Polacco per la Memoria Nazionale (Esterházy è stato, infatti, polacco per parte materna), nonché il vescovo protestante emerito della Slovacchia, Géza Erdélyi, il quale ha esortato i presenti “a pregare assiduamente, affinché la sua Chiesa, della quale Esterházy rimase figlio fedele sino alla fine, proceda alla sua beatificazione”.

lunedì 18 settembre 2017

Simposio sulla sostenibilità globale - Symposium on Global Sustainability


(for English text see below)
Martedì 19 settembre p.v., alle ore 9.15 presso l’Accademia d’Ungheria in Roma si terrà il Simposio sulla sostenibilità globale (Symposium on Global Sustainability), organizzato dall’Università Cattolica Péter Pázmány e dal suo gruppo di lavoro CPSES (Centro per l'Ingegneria dei Sistemi di Processo e la Sostenibilità).

 



Nel corso del Simposio - che si svolgerà in lingua inglese - verrà illustrato il progetto avviato dall’Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti (US EPA) nel 2005 e continuato tra il 2010 ed il 2015 sotto la supervisione congiunta del Dr. Urmila Diwekar, Istituto di Ricerca Vishwamitra di Chicago e del professor Heriberto Cabezas (Centro per l'Ingegneria dei Sistemi di Processo e la Sostenibilità (CPSES) dell’Università Cattolica Péter Pázmány.

Si tratta di una rappresentazione matematica delle principali dinamiche del Mondo, ispirata al modello "Limits to Growth” di Meadows, D. H., Meadows, D. L., Randers, J., & Behrens, W. W. (1972 ). Il modello matematico comprende l’ecosistema, la popolazione umana, l'industria, la generazione di energia, la macroeconomia e i rudimenti di un sistema giuridico con proprietà privata, fiscalità e regolamentazione.


Data: 19 settembre p.v. ore 9.15 - 17.30
Luogo: Accademia d’Ungheria in Roma
(Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1)

Relatori:

Fr. Anzelm Szuromi, Rettore dell’Università Cattolica Péter Pázmány

S.Em.a R.ma Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Dicastero per il Servizio Integrale per lo Sviluppo

Umano

Urmila Diwekar, Presidente e fondatore del Vishwamitra Research Institute

Heriberto Cabezas, Professore presso l’Università Cattolica Péter Pázmány

Diogo Bolster, Professore dell’Università di Notre Dame

Alex Mayer, Professore della Michigan Technological University

Ferenc Friedler, Professore presso l’Università Cattolica Péter Pázmány


* * *

Symposium on Global Sustainability

Pazmany Peter Catholic University

Center for Process Systems Engineering and Sustainability

September 19th, 2017

Hungarian Academy Rome

Via Giulia 1, 00186 Rome, Italy

 

A mathematical representation of the major dynamics of the World, inspired by the “Limits to Growth” model, has been under construction. The mathematical model includes an ecosystem, human population, industry, energy generation, macro-economy, and rudiments of a legal system with private property, taxation, and regulation. Details of the model can be found in the scientific literature. The project was initiated at the US EPA in 2005, from 2010 to 2015 it proceeded under the joint supervision of Dr. Urmila Diwekar from the Vishwamitra Research Institute in Chicago, Illinois, USA and Professor Heriberto Cabezas from the Center for Process Systems Engineering and Sustainability (CPSES) at the Pazmany Peter Catholic University (PPCU). The project is now housed at the CPSES at PPCU. Several publications have resulted effort, two are cited here.

 

The mathematical model is sufficiently developed to provide general policy guidance including that: (1) we have approximately 100 years to implement sustainability in a manner that avoids major catastrophes in human societies and the environment, (2) it is necessary to manage at least six parameters that represent policies and technologies to keep societies stable for about two hundred years, and (3) sustainability policy must be updated regularly, about every ten years to adjust to changing conditions.

 

CPSES-PPCU Workgroup:

 

To further develop the model so it can inform decisions on specific issues at the global, regional and local level, the CPSES at PPCU organized the multidisciplinary Workgroup on Global Sustainability. This workgroup brings substantial expertise to the problem in the areas of process graph (P-graph) theory for network synthesis, information theory for complex system analysis, ecological economics, systems ecology, computer simulation based on both continuous and agent-based models, optimal control algorithms, and law and ethics. This a powerful combination expertise not commonly found in research groups elsewhere. It is the intent to focus this considerable expertise in a major effort find solutions to sustainability rather stopping at problem characterization. This means to develop powerful theories embedded in computer-based methods capable of finding combinations of policies, technologies, and practices that can create pathways for moving human society towards sustainability. In summary, we propose to use modern science to develop the tools that will make it possible to achieve many of the goals outlined in Laudato si’.

 

CPSES-PPCU Workgroup Members:

Fr. Anselm Szuromi, D.Sc. (Co-Leader)       Pazmany Peter Catholic University, Hungary
Heriberto Cabezas, Ph.D. (Co-Leader)         Pazmany Peter Catholic University, Hungary
Ferenc Friedler, Ph.D. (Mathematics)                       Pazmany Peter Catholic University, Hungary
Emoke Korzenszky, Ph.D. (Global Issues)   Pazmany Peter Catholic University, Hungary
Urmila Diwekar, Ph.D. (Modeling)               Vishwamitra Research Institute, USA
Audrey Mayer, Ph.D. (Ecology)                    Michigan Technological University, USA
Joshua Farley, Ph.D.  (Economics)                University of Vermont, USA
Yogendra Shastri, Ph.D. (Modeling)             Indian Institute of Technology, India
CPSES-PPCU Workgroup Collaborators:
Diogo Bolster, Ph.D. (Engineering)              University of Notre Dame, USA

 Symposium Goals:    

 
The CPSES Workgroup of PPCU has wide expertise across several disciplines including engineering, economics, ecology, and social science. The work will potentially have wide-ranging implications for decisions involving policy and technology. Hence, it is important to initiate a public dialog early in the process. To this purpose, the Symposium has the following goals:
  1. Provide a detailed briefing to the Holy See on the efforts of the Workgroup.
  2. Conduct a public discussion of the proposed effort.
  3. Initiate the public dialog which should eventually lead to a level of consensus.

 Product:         

Summary report documenting the main conclusions from the Symposium.


Symposium Program:

martedì 29 agosto 2017

Vatican praises Hungary Helps programme


Deputy Minister of Human Capacities Bence Rétvári met with the Holy See’s Secretary for Relations with States, Archbishop Paul Richard Gallagher in the Vatican, on August 26. Mr. Rétvári put forward a detailed report on the Hungary Helps programme and other Hungarian activities performed in the interests of assisting persecuted Christians.
Mons. Paul R. Gallagher with the Hon. Bence Rétvári in the  Vatican
The point of the Hungary Helps programme is that support for persecuted Christians must be provided on site, because there, the same amount of money can provide more effective help to many more people. Hungary professes that assistance should be taken to where it is needed, instead of bringing the trouble here.

Particular attention was devoted to settlement reconstruction in Iraq and on humanitarian aid in Jordan and Lebanon. Archbishop Gallagher was especially appreciative of the fact that the Hungarian Government had invited the leaders of Christians living in persecuted areas to personally visit Hungary, as well as visiting them on site, to help open the eyes of the European people to what is actually happening and to harmonise aid with local requirements.

Mr. Rétvári said Hungary is going beyond its means to provide assistance for education, housing, healthcare and other humanitarian needs, in addition to providing hundreds of university scholarships.

Archbishop Gallagher said the Hungary Helps programme was commendable and also a good example to other countries because it reinstills hope in people who have been forced to leave their homes, that they can begin rebuilding their futures once they return home.

Mr. Rétvári invited Archbishop Gallagher to attend the International Consultation on Christian Persecution, to be held in October in Budapest.

lunedì 7 agosto 2017

Testimonianza del vescovo di Maiduguri sui cristiani che soffrono da Boko Haram


Il vescovo di Maiduguri in Nigeria, Mons. Oliver Dashe Doeme è stato ospite dell’evento organizzato dal Sottosegretariato ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati e dall’Università Cattolica Pázmány Péter il 17 luglio scorso a Budapest, per parlare della difficile situazione dei cristiani in Nigeria.

Nell’introdurre il tema della conferenza il ministro delle risorse umane On. Zoltán Balog ha sottolineato che in Nigeria milioni di cristiani sono costretti a lasciare le loro case proprio a causa della persecuzione. Sono 250 le chiese distrutte, e solo nella diocesi di Maiduguri il numero dei bambini orfani e delle donne vedove arriva a più di 20 mila. “La soluzione però non è la migrazione – ha detto il ministro – ma l’aiuto della gente bisognosa in quel paese dove vive”. Il governo ungherese, tramite le borse di studio dello “Stipendium Hungaricum” aiuta gli studi dei giovani di ogni religione, ed inoltre ha lanciato un programma scolastico per giovani cristiani, sponsorizzato dalle chiese storiche e dagli ordini religiosi d’Ungheria. “Per i 100 posti disponibili hanno fatto domanda 400 giovani, per noi sarà un grande piacere aiutarli” – ha concluso il ministro.

Intervenendo alla conferenza l’inviato speciale per la promozione della libertà di religione al di fuori dell’Unione europea, Jan Figel ha spiegato che dove vengono violati i diritti della libertà di religione, anche gli altri diritti civili sono limitati. Il 75% dell’umanità subisce la violazione della libertà di religione mentre per il 40% tale libertà viene violata fortemente o seriamente. Bisogna costruire le alleanze della solidarietà contro i nemici più grandi, come l’indifferenza, l’ignoranza, la paura. Se abbiamo paura di difendere le persone che non sanno difendersi, il problema è davvero grande – ha concluso Figel.
Mons. Dashe Doeme all'Università Cattolica Pázmány Péter
(Foto: Magyar Kurír)


Mons. Oliver Dashe Doeme è alla guida della diocesi di Maiduguri da 8 anni, proprio da quando Boko Haram ha cominciato a rafforzarsi in Nigeria. Secondo la sua opinione, lo scopo degli estremisti islamici è quello di islamizzare il mondo e uno degli strumenti per farlo è il terrorismo.

Il problema più grande della Nigeria, e la causa principale del rafforzamento di Boko Haram, è la corruzione – ha sottolineato il vescovo nigeriano. I capi del Paese sono interessati nella guerra perciò non fanno niente contro l’organizzazione terroristica.  Nel nord del Paese addirittura i capi musulmani potenti e lo stesso governo hanno aiutato Boko Haram. “È una tragedia – ha detto il vescovo – di cui gli enti governativi si sono disinteressati riguardo al loro compito, cioè l’istruzione dei giovani musulmani”. Il Boko Haram prende i bambini da piccoli, e li tiene in condizioni terribili. Il loro scopo è di eliminare il cristianesimo, come rispecchia il significato stesso del nome dell’organizzazione terroristica: “l’istruzione occidentale è proibita”.

Dal 2009 attaccano continuamente le istituzioni cristiane, l’anno più duro è stato il 2014 quando hanno occupato due Regioni e mezzo del Paese. In quest’anno, 150 mila persone sono state sfollate e hanno ucciso più di 1000 uomini cristiani per prendere le loro mogli. Sono loro i martiri della nostra epoca – ha espresso il vescovo di Maiduguri.

“La buona notizia è che nessuno può eliminare il cristianesimo. La forza umana non può vincere sulla volontà di Dio: quello che viene da Dio, rimane per sempre. I cristiani della Nigeria sono coraggiosi, determinati, e frequentano le chiese nonostante gli attacchi continui. Sono fiduciosi che le loro preghiere vengono ascoltate, sanno che Gesù è con loro e l’Eucaristia è il centro della loro vita” – ha detto Mons. Oliver Dashe Doeme. Ha aggiunto che i cristiani nigeriani sono molto devoti alla Vergine Maria. Ha raccontato due storie che per i cristiani significa l’intercessione della Vergine Maria: un ragazzo giovane è stato portato da Boko Haram in un bosco, dove lui ha preso il suo Rosario e ha cantato a lungo: “Gesù mi salva da ogni disgrazia, non riusciranno mai a cambiarmi”. Dopo una settimana lo hanno riportato al suo villaggio. L’altra storia riguarda una famiglia: Boko Haram ha occupato il villaggio e la famiglia si è accorta troppo tardi di essere rimasta in trappola. Tutta la famiglia ha pregato il Rosario ed i terroristi non sono entrati nella loro casa. Hanno letto ogni mattina, a mezzogiorno e alla sera, la Bibbia e non hanno finito né il cibo, né l’acqua. Sono riusciti a rimanere finché l’esercito abbia liberato il villaggio.

Il vescovo ritiene un miracolo anche la sua stessa vita, siccome ovunque porta l’abito talare bianco. I sacerdoti stanno tra la gente, ma la Vergine Maria e Gesù li custodisce.

La Chiesa – come ha spiegato il vescovo nigeriano – aiuta gli sfollati interni, i quali tornando ai loro villaggi non trovano la loro casa e non hanno da mangiare. La corruzione blocca i finanziamenti e gli unici aiuti che arrivano concretamente nelle mani della gente sono quelli della Chiesa. Dobbiamo ricostruire la chiesa e, per ciò, abbiamo bisogno non solo di preghiere ma anche di aiuti concreti – ha spiegato il vescovo e ha ringraziato il Primo Ministro ungherese, i ministri e tutti gli interessati che sostengono l’iniziativa delle borse di studio. Ha lodato, inoltre, l’iniziativa ungherese di un ufficio governativo dedicato ai cristiani perseguitati che li aiuta anche a non sentirsi abbandonati. Lo ha assicurato delle sue preghiere, nella speranza che altri Paesi vorranno seguire l’esempio ungherese.

lunedì 17 luglio 2017

L’oblazione di vita di János Esterházy ricordato a Praga


Nel sessantesimo anniversario della sua morte János Esterházy (1901-1957) è stato commemorato anche a Praga con una conferenza e la Santa Messa, sabato 4 marzo 2017. È, infatti, nella capitale ceca che le sue ceneri riposano in una fossa comune, assieme a tante altre vittime del comunismo, nel cimitero di Motol, oggi Memoriale delle Vittime del Comunismo.
Monumento alle vittime del comunismo a Motol, Praga
(foto: Felvidek.ma)
Nel 2007 è stato l’allora Ministro degli Affari Esteri ceco Karel Schwarzenberg a promuovere le ricerche per identificare il luogo della sua sepoltura. L’On. Schwarzenberg, oggi Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ceca, nel suo discorso del 4 marzo 2017 ha affermato che Esterházy è stato il “politico più onesto dell’Europa Centrale”, che venne condannato proprio perché considerato da molti dopo la guerra come “la voce della coscienza”, cioè un personaggio scomodo, nonostante avesse sempre rispettato la costituzione e le leggi della Cecoslovacchia.
Il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese, On. Zsolt Németh richiamò l’attenzione alla matrice democristiana della politica di Esterházy, affermando che “se vogliamo costruire un’Europa Centrale democratica dobbiamo farlo partendo dal rispetto reciproco”, proprio come fece János Esterházy.

Leo Žídek, vice-presidente della Confederazione dei Prigionieri Politici della Repubblica Ceca, ha dichiarato che la Confederazione appoggia l’iniziativa per la riabilitazione politica di János Esterházy poiché, secondo le nostre conoscenze attuali, egli non fu né traditore della patria, né criminale di guerra, come invece per molti anni è stato ingiustamente sostenuto.

Roberto Malfatti, uno dei nipoti italiani di János Esterházy portò la propria testimonianza come nella famiglia sia tuttora viva la memoria del nonno. (La figlia di János Esterházy, Alice sposò il Barone italiano Gioacchino Malfatti di Montetretto.)

I partecipanti alla manifestazione hanno reso omaggio alle vittime del comunismo nel Cimitero di Motol, e poi hanno partecipato alla Santa Messa nella Chiesa di Sant’Enrico (Sv. Jindrich), presieduta da Mons. Ferenc Cserháti, Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, con la concelebrazione di Mons. Zdeněk Wasserbauer, vicario generale dell’Arcidiocesi di Praga. È stato presente alla commemorazione anche il Signor Jan Janku, già prigioniero politico e testimone degli ultimi giorni di János Esterházy.

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Dall’omelia di Mons. Ferenc Cserháti, Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest

Praga, Chiesa di Sant’Enrico, 5 marzo 2017

 

 

Commemorando il 60.mo anniversario della morte del Conte János Esterházy contempliamo un'epoca in cui il Satana ha riprovato a deviare l’uomo da Dio promettendogli ricchezza, gloria, potere. L’ha indirizzato in una ideologia lontano da Dio che gli ha dimostrato cosa diventerebbe l’immagine di Dio allontanandosi dal suo Creatore e lasciandosi guidare da ispirazioni sataniche: è destinato al decadimento ed alla dannazione terribile. Gli orrori e le conseguenze delle due guerre mondiali ancora oggi pesano e creano tensioni tra i popoli.

La commemorazione di oggi dirige il nostro sguardo verso un uomo che ha sempre seguito il suo Maestro divino e ascoltato le ispirazioni divine anziché la seduzione satanica. Qui non è il mio compito esaltare l’opera del politico e martire János Esterházy, questo spetta agli studiosi ed agli esperti. Invece il compito dei predicatori della Parola di Dio è di tenere presente i “militi ignoti” del grande progetto di Dio e di custodire la testimonianza di coloro che nonostante le difficoltà sono sempre rimasti fedeli alla loro vocazione (cfr. Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, 37).

venerdì 14 luglio 2017

János Esterházy - Promotore della fratellanza tra le nazioni


Riportiamo il testo dell’articolo dell’Ambasciatore d’Ungheria sulla figura di János Esterházy, pubblicato su L’Osservatore Romano il 5 aprile 2017, in occasione del sessantesimo anniversario della morte.

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La testimonianza di János Esterházy

Promotore della fratellanza tra le nazioni

di EDUARD HABSBURG-LOTHARINGIAI

“Tutto va bene come il buon Dio lo vuole. Se Egli ha pensato che sia bene così, allora va bene anche per me. Chi sono io per obiettare al volere di Dio?” Con tale animo il conte János Esterházy affrontò le sofferenze dei lavori forzati e della prigione. Un vero e proprio calvario che giunse a termine proprio sessant’anni fa nella fortezza-prigione di Mírov, in Cecoslovacchia. La sua figura riassume in qualche modo il dramma che nel ventesimo secolo toccò ai popoli dell’Europa centrale.

Discendente di due delle famiglie aristocratiche più importanti dell’Ungheria e della Polonia, nacque nel territorio dell’odierna Slovacchia e le sue ceneri ora riposano a Praga. Difese i diritti della sua comunità, aiutò i perseguitati durante la seconda guerra mondiale, contrastò sia il nazismo che il comunismo e dovette subire i lavori forzati nei gulag sovietici e il carcere nella Cecoslovacchia comunista. Soprattutto, però, è stato un uomo dalla profonda fede cattolica e un promotore convinto della fratellanza tra le nazioni.

Nato ai tempi della monarchia austro-ungarica, a Nyitraújlak (oggi Velké Zaluzie in Slovacchia), il 14 marzo 1901, il conte János Esterházy perse il padre da giovanissimo e fu cresciuto dalla madre polacca, Elzbieta Tarnowska, assieme alle sorelle Lujza e Mária. Negli anni trenta scelse di entrare in politica per rappresentare la comunità degli ungheresi della Cecoslovacchia. Fu presidente del Partito cristiano sociale, ispirato dai principi della Rerum novarum, e deputato al parlamento di Praga e poi a quella di Bratislava. Guidato dalla sua fede cristiana e dalla convinzione circa la necessità di una riconciliazione tra cechi, slovacchi e ungheresi, il suo obiettivo politico fu quello della realizzazione di quanto i trattati di pace di Versailles assicuravano alle minoranze nazionali dei vari paesi. Fu così che si batté non solo per gli ungheresi della Cecoslovacchia ma anche per gli slovacchi dell’Ungheria. Karl Schwarzenberg, già ministro degli Affari esteri della Repubblica Ceca lo volle perciò ricordare come “uno dei politici più onesti dell’Europa centrale”.