mercoledì 23 gennaio 2019

Sostegno ungherese a “Ospedali Aperti” – il Cardinale Zenari ricevuto a Budapest


 
È stato il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán a consegnare al Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria, il documento ufficiale che riguarda il contributo ungherese di 1.500.000 EUR al Programma “Ospedali Aperti”. La breve cerimonia è avvenuta il 22 gennaio a Budapest, nell’ufficio del Primo Ministro, dove Viktor Orbán ha offerto un pranzo in onore del Cardinale Zenari.
 
Il primo Ministro Viktor Orbán ha ricevuto a Budapest il Card. Mario Zenari.
Presenti all'incontro anche il Nunzio Michael A. Blume, il Segretario Generale AVSI Giampaolo Silvestri
e il Ministro per le Risorse Umane Miklós Kásler (foto: kormany.hu)
Durante l’incontro il Primo Ministro Orbán ha ricordato che l’Ungheria è impegnata ad aiutare le comunità e le famiglie bisognose del Medio Oriente, contribuendo ad alleviarne le sofferenze causate dalla guerra e dalla catastrofe umanitaria. La posizione del Governo ungherese, infatti, è che invece di importare i problemi in Europa bisogna portare l’aiuto là dove ce n’è bisogno.
 
Il Card. Zenari all’Università Cattolica Péter Pázmány in compagnia del Nunzio Michael A. Blume
e del Metropolita greco cattolico Fülöp Kocsis (foto: Magyar Kurír)
Il giorno precedente il Card. Zenari ha illustrato la situazione della Siria durante il convegno organizzato nell’aula magna dell’Università Cattolica Péter Pázmány (PPKE) di Budapest, in collaborazione con la Segreteria per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati ed il programma Hungary Helps del Governo ungherese. Tra le autorità presenti al convegno diversi membri della Conferenza Episcopale Ungherese e Mons. Michael August Blume, nunzio apostolico in Ungheria, nonché Tristan Azbej, Segretario di Stato per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati e Balázs Orbán, Segretario di Stato alla Presidenza del Consiglio ungherese.
 
Il Segretario di Stato Tristan Azbej (foto: Magyar Kurír)
Nel suo saluto iniziale il Segretario di Stato Azbej ha dichiarato: “Ci sono diverse risposte nel mondo alla grande sfida della nostra epoca: la crisi economica, umanitaria e quella delle migrazioni, e noi riteniamo che le soluzioni scelte dai governi occidentali non siano soddisfacenti. Loro hanno scelto di appoggiare le migrazioni, invitando le persone a lasciare la loro terra d’origine, mentre l’Ungheria sostiene, al contrario, che è interesse precipuo di ogni persona poter rimanere nella propria patria”. Nell’aiutare la Siria il Governo ungherese persegue due obiettivi: contribuire a salvare vite e dare un futuro alle persone. È per questo che l’Ungheria già sostiene cinque scuole siriane e adesso, con il contributo di 1,5 milioni di EUR al Programma “Ospedali Aperti”, finanzierà le cure mediche di circa 4500 pazienti nell’arco di un anno.
 
Il Card. Zenari ha ricordato in particolare l’esodo dei cristiani dalla Siria: dopo la seconda guerra mondiale essi costituivano ancora il 25% della popolazione, prima della guerra attuale erano il 5-6% e attualmente saranno scesi intorno al 2%. Le cause sono l’emigrazione, ma anche la denatalità dei cristiani. Le Chiese del Medio Oriente corrono il rischio di morire non tanto perché sono distrutte le loro chiese ma perché gli uomini se ne vanno al estero, mentre le famiglie miste seguiranno la religione musulmana. Tuttavia – come sottolinea Papa Francesco – il Medio Oriente senza i cristiani non sarebbe più lo stesso Medio Oriente. Il Cardinale ha parlato dell’operato delle varie organizzazioni cristiane che soccorrono la popolazione in Siria. Ha voluto esprimere la sua gratitudine per l’aiuto del Governo ungherese al Progetto “Ospedali Aperti” (Open Hospitals).
 
Il Card. Mario Zenari e la delegazione della AVSI ricevuti dal Card. Péter Erdő a Budapest
(foto: Magyar Kurír)
Il Segretario Generale della Fondazione AVSI Giampaolo Silvestri, che ha accompagnato il Cardinale Zenari a Budapest, nell’ambito del convegno ha presentato l’operato della Fondazione e, in particolare, il programma “Ospedali Aperti” da essa gestito. Ha voluto ringraziare il Governo ungherese per essere stato il primo a contribuire con fondi pubblici a questo programma umanitario, nella speranza che altri paesi ne seguano l’esempio.
 
La delegazione è stata ricevuta, inoltre, dal Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e dal Vice Primo Ministro Zsolt Semjén.

Incontro con il Vice Primo Ministro Zsolt Semjén,
in presenza dell'On. György Hölvényi (Parlamento Europeo) e del Segretario di Stato Tristan Azbej
(foto: gondola.hu)

sabato 12 gennaio 2019

Csíksomlyó, il santuario mariano che Papa Francesco visiterà in Romania


 

Il santuario mariano di Șumuleu Ciuc, in ungherese Csíksomlyó, che sarà una delle tappe del viaggio apostolico di Papa Francesco in Romania, è uno dei più importanti centri spirituali dei cattolici ungheresi, non solo della Transilvania, ma di tutto il mondo. Nella chiesa dei francescani, sorta ai piedi del Monte Somlyó, si venera la monumentale statua della Madonna di Csíksomlyó, ma il monte stesso ha un significato particolare nella devozione popolare.
Probabile aspetto della
primitiva chiesa gotica
Una primitiva chiesa è stata edificata sul posto verso la metà del XV secolo, grazie al famoso condottiero ungherese János Hunyadi, vincitore dei turchi a Belgrado nel 1456 assieme a S. Giovanni da Capestrano. Nel 1442 egli elargì una donazione ai francescani, in ringraziamento di una delle sue vittorie, avvenuta nel 1442. Papa Eugenio IV, nel 1444, concesse un’indulgenza a quanti avessero aiutato la costruzione della chiesa e del convento, anche in considerazione della moltitudine dei fedeli che vi si recarono per venerare la Madonna. (È da notare che in ungherese il termine “búcsú” ossia indulgenza, in generale indica anche la festa patronale o altra ricorrenza importante di una chiesa e così in questo caso anche il tradizionale pellegrinaggio che si compie a Csíksomlyó.) La chiesa gotica venne consacrata nel 1448 col titolo della Madonna della Visitazione (lì tuttora festeggiata il 2 luglio).
L’edificio gotico, cinta anche di mura subì, nel 1661, la devastazione dei turchi che lo incendiarono, massacrando o portando in prigionia sia i fedeli ivi rifugiatisi, sia i francescani. Fu ricostruito da Fr Kázmér Damokos, il quale fu in seguito nominato vicario apostolico della Diocesi della Transilvania e consacrato vescovo. (Un piviale donatogli da Clemente IX è tuttora custodito presso il santuario.)
Fra' János Kájoni
Alla fine del turbolento XVII secolo un altro analogo attacco fu, invece, respinto dagli abitanti della zona. Csíksomlyó, infatti, si trova vicino all’antico confine sud-orientale dell’Ungheria storica, allora esposta alle scorrerie turche e tartare provenienti dall’Impero Ottomano. Sempre in quel periodo vi operò Fra’ János Kájoni (in romeno Ioan Căianu), insigne musicista e studioso (autore del Cantionale Catholicum) che stabilì presso il convento la prima tipografia cattolica della Transilvania. Il cd. “Codice Kájoni” da lui compilato contiene una serie di spartiti musicali di provenienza europea e locale. La biblioteca del Convento francescano di Csíksomlyó è, infatti, una delle raccolte librarie più antiche e significative della Transilvania. Si tratta dell’unica biblioteca conventuale medievale della regione sopravvissuta alla riforma protestante e alle guerre turche. I suoi codici più importanti sono stati poi nascosti all’arrivo dell’esercito sovietico e riscoperti solo negli anni 1980.
Chiesa e convento francescano di Csíksomlyó/Șumuleu Ciuc
All’inizio del XIX secolo si decise la ricostruzione la chiesa del santuario, troppo piccola e fatiscente. I lavori iniziarono nel 1804 e la chiesa venne consacrata nel 1876. Essa presenta, perciò, un aspetto tardo barocco, con una decorazione interna più recente. Nel 1948 Papa Pio XII vi concesse il rango di basilica minore.
Il tesoro più prezioso della chiesa è la statua della Madonna. Di stile rinascimentale e di manifattura locale, essa risale agli anni 1510 e con la sua altezza di 2,27 metri è considerata la più grande statua di questo genere. Scolpita in legno d’acero rappresenta la “Donna vestita di Sole”, con il Bambino in braccio, la luna sotto i piedi e la corona regale sul capo, cinta anche di una corona di dodici stelle. La leggenda narra che essa rimase miracolosamente indenne nell’incendio del 1661 (anche recenti indagini scientifiche hanno confermato la mancanza di qualsiasi bruciatura). Un’altra riferisce, inoltre, che per miracolo essa si era resa così pesante che i tartari che l’avrebbero voluto trascinare con sé non ci riuscirono neanche con i buoi, mentre il soldato che la colpì con la spada finì con il braccio paralizzato. Le grazie ottenuta per intercessione della Madonna di Csíksomlyó sono testimoniate anche da numerosi ex voto esposti nel santuario. La devozione popolare prevede la salita alla statua della Madonna, collocata sopra l’altare maggiore, per toccarla con la mano o con un fazzoletto.
Interno del santuario con la statua
della Madonna di Csíksomlyó
Il grandioso pellegrinaggio di Csíksomlyó (Csíksomlyói búcsú) è, invece, sin dagli inizi una testimonianza della volontà degli ungheresi di quella regione e, oggi, di tutto il mondo, di preservare la fede cattolica. Le sue origini risalgono alla metà del XVI secolo, quando la Transilvania abbracciò la riforma protestante: i sassoni di lingua tedesca divennero luterani, mentre gli ungheresi per lo più calvinisti, oppure seguaci di una nuova confessione autoctona, la Chiesa Unitariana (antitrinitari). Solo la regione del Csík, abitata dai székely (secleri o siculi) ungheresi, rimase fedele al cattolicesimo. Il Re Giovanni Sigismondo, anch’egli di fede unitariana, avrebbe voluto costringere gli abitanti di Csík alla conversione protestante. Il sabato di Pentecoste del 1567 gli abitanti della regione affrontarono vittoriosi l’esercito del sovrano nelle montagne della Hargita, mentre le donne e i bambini si radunarono presso il santuario di Csíksomlyó ad invocare la protezione della Vergine. La vittoria fu attribuita alla Madonna di Csíksomlyó e da allora i székely si mantengono fedeli al voto di compiere il pellegrinaggio annuale il sabato di Pentecoste. Sebbene alcuni storici mettessero in dubbio la battaglia della Hargita, rimane il fatto incontestabile che solo la regione di Csík rimase fedele al cattolicesimo, in tutta la Transilvania allora divenuta protestante. È ad ogni modo significativo che il simbolo del santuario è il cd. labarum che richiama il vessillo militare. Si tratta di una sorta di padiglione (ombrello) di tessuto rosso che, custodito presso l’altare maggiore, il giorno della “búcsú” viene portata in processione sul Monte Somlyó sovrastante la chiesa.
Processione con il "labarum" accompagnato da giovani székely in costume locale
Le tradizioni popolari sorte attorno al pellegrinaggio e alla “búcsú” (cioè la festa con l’indulgenza) fanno parte dell’identità più profonda della popolazione della regione Csík, e della Terra dei Székely (Székelyföld). Gli abitanti dei diversi paesi della zona vanno tuttora a piedi a Csíksomlyó per la “búcsú” e, dopo aver assistito alla messa solenne, compiono la salita alla cima piccola del Monte Somlyó, guidati dai sacerdoti e preceduti dal labarum. All’alba del giorno seguente, domenica di Pentecoste, c’è l’usanza di osservare il sorgere del sole proprio dal monte, cantando il Veni Creator e il Te Deum. Secondo la tradizione alcuni riescono a scorgere nel sole il simbolo dello Spirito Santo.
Csíksomlyó: il paese con il santuari (destra) e la sella del monte Somlyó (a sinistra)
durante la tradizionale "búcsú" di Pentecoste
Il Monte Somlyó sorge in mezzo ad un bacino pianeggiante (a 600-800 m.) racchiuso dai Carpazi Orientali da est e dai Monti Hargita da ovest. Sulla cima più alta (Nagysomlyó), ricoperta di boschi, si trovano le rovine di un’antica fortezza e di un monastero diruto. È collegata da una ampia sella alla cima più piccola, chiamata appunto Kissomlyó (Piccola Somlyó). Sul Kissomlyó sorgono tre chiesette.
Chiesetta del SS. Salvatore
a Csíksomlyó
L’antica chiesa dedicata al Ss. Salvatore fu edificata in memoria della vittoria di Belgrado del 1456, poi ampliata nel XVIII secolo, ed è il punto d’arrivo della via crucis che parte dai piedi del monte. Poco distante si erge la cappella del Cristo Sofferente, di ignota epoca, dove a Pentecoste si radunano i pellegrini Csángó della Moldavia per osservare il sorgere del sole.

La chiesetta di Sant’Antonio fu costruita ex voto dai frati sopravvissuti alla distruzione del convento nel 1661. Il paese di Csíksomlyó si formò intorno al santuario mariano, situato a sua volta vicino a Miercurea Ciuc, in ungherese Csíkszereda, capoluogo della Székelyföld e della Provincia di Hargita.
Chiesetta di Sant'Antonio a Csíksomlyó
Dopo i quattro decenni del comunismo, quando non fu possibile celebrare la processione della “búcsú”, la tradizione è stata ripresa dopo il cambio di regime in Romania. Anche i francescani sono tornati ad officiare l’antico santuario. Le folle di pellegrini è cresciuta rapidamente e non era più possibile celebrare la messa solenne nel santuario o nel piazzale davanti ad esso. Così, dal 1993 si è deciso di celebrare all’aperto, proprio nella sella situata tra le due vette del Monte Somlyó, dove nel 1996 è stata eretta l’altare dalla forma caratteristica di triplice colle, opera del famoso architetto ungherese Imre Makovecz (rappresentante dell’architettura organica, già partecipante della mostra d’arte in Vaticano per i 60 anni di sacerdozio di papa Benedetto XVI).
Partecipanti all'annuale pellegrinaggio (búcsú) di Pentecoste a Csíksomlyó
Ogni anno a Pentecoste diverse centinaia di migliaia di ungheresi della Transilvania, assieme a tanti altri provenienti da tutto il mondo, soprattutto cattolici, ma ultimamente anche di altre confessioni, si radunano nella sella del Somlyó per assistere alla S. Messa e compiere gli altri riti connessi alla “búcsú” più famosa degli ungheresi. Una delegazione del Santuario di Csíksomlyó ha partecipato al Giubileo dei Santuari Mariani in Vaticano nel 2016, presentando al Santo Padre una copia della famosa statua della Madonna.
Papa Francesco con l'immagine della Madonna di Csíksomlyó (foto: OR)

mercoledì 9 gennaio 2019

Primi passi per il processo di beatificazione di János Esterházy


Hanno prestato giuramento nelle mani dell’Arcivescovo di Cracovia, Mons. Marek Jędraszewski i membri della commissione storica da lui incaricata dello studio della vita e delle virtù di János Esterházy. La commissione, presieduta dal Prof. Arkadiusz Adamczyk, è composta da storici polacchi, ungheresi, cechi e slovacchi, a rispecchiare le nazioni presso le quali il Servo di Dio ha svolto la sua missione.


I partecipanti della cerimonia di giuramento della commissione storica (foto: Arcidiocesi di Cracovia)
Nel discorso pronunciato all’occasione Mons. Jędraszewski ha evidenziato che la vita e il martirio di János Esterházy hanno confermato nella fede tutti coloro che ha incontrato. Ha aggiunto che oggi, quando viene promossa una vita senza Dio, la sua testimonianza mostra agli europei che Gesù Cristo è la chiave per comprendere l'uomo. Ha ricordato anche la figura di San Giovanni Paolo II, che ha incoraggiato a raccogliere le informazioni sui martiri del XX secolo e a farli conoscere al mondo, con il loro modo di vivere la vera libertà.

Alla breve cerimonia del 7 gennaio a Cracovia ha presenziato anche il Sottosegretario agli Affari Religiosi del Governo  ungherese, On. Miklós Soltész, a testimonianza del valore attribuito all’esempio di János Esterházy come politico di ispirazione cristiano sociale e promotore della fratellanza tra le nazioni dell’Europa centrale.

Poche settimane prima Mons. Marek Jędraszewski ha nominato postulatore della causa di beatificazione di Esterházy il francescano polacco P. Pawel Cebula OFM Conv, provinciale dei Frati Minori in Ungheria e Transilvania.

Ungherese di parte paterna e polacco di parte materna János Esterházy morì nelle prigioni comuniste cecoslovacche, a Mírov, in Moravia. L’ordinario competente, in questo caso l’Arcivescovo di Olomouc, ha acconsentito, con l’approvazione della Santa Sede, affinché il processo venisse portato avanti dall’Arcidiocesi di Cracovia. Le sue ceneri, rinvenute dopo anni di ricerche, sono state sepolte nel settembre 2017 ad Alsóbodok/Dolné Obdokovce in Slovacchia.

Nel sessantesimo anniversario della sua morte il Servo di Dio János Esterházy è stato commemorato anche sulle pagine de L’Osservatore Romano.

giovedì 3 gennaio 2019

Mostra 100 Presepi in Vaticano – con quattro opere ungheresi


La tradizionale esposizione “100 Presepi”, organizzata quest’anno per la prima volta dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, include tra le 126 opere provenienti da tutto il mondo anche quattro presepi ungheresi.

Una scultura di legno di acero, intitolata “La Sacra Famiglia a Betlemme”, opera del Prof. Zsolt Ágoston, il quale per la quarta volta espone alla mostra romana “100 Presepi”. Zsolt Ágoston in un’intervista al programma ungherese della Radio Vaticana ha spiegato che il presepe in questione è frutto di un lavoro di più di sei mesi.  

L’opera intitolata “L’adorazione del Bambino Gesù”, è una composizione realizzata con foglie e bucce essiccate di granoturco della Signora Gáborné Tamaskovics. L’artista realizza opere con questa tecnica dal 2008 e ha partecipato a diversi concorsi e mostre.

Il terzo è un presepe di paglia, realizzato con la tecnica di intrecciatura ed è intitolata “Il presepe di Betlemme”. L’artista, Sig.ra Ildikó Csáki, realizza da più di 30 anni piccoli e grandi opere con questa tecnica. Con questo presepe voleva raffigurare la Sacra Famiglia e, con loro, l’amore, la gioia e lo stare insieme della famiglia.

La quarta opera è una icona realizzata dalla pittrice Ibolya Csonka. L’Eleousa raffigura la Madre di Dio con il Figlio di Dio in braccio, in un’immagine atemporale, seguendo le regole della pittura d’icone. L’artista nell’intervista a Radio Vaticana ha spiegato che da 30 anni si occupa di artigianato e la possibilità di esporre alla mostra 100 Presepi in Vaticano è un bellissimo coronamento della sua carriera.

L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede partecipa all’Esposizione “100 presepi” sin dal 1993, con la collaborazione della Fondazione per l’Artigianato Ungherese (A Magyar Kézművességért Alapítvány - AMKA). Quest’anno, oltre ai presepi esposti in Vaticano, una dozzina di altre scene della Natività sono state allestite al Villino Fraknói, sede dell’Ambasciata.
Scena della Natività dipinta su uovo di struzzo (di Péterné Daru)

mercoledì 26 dicembre 2018

70 anni fa veniva arrestato il Card. Mindszenty


Settant’anni fa, il 26 dicembre 1948, festa di Santo Stefano Protomartire, veniva arrestato ad Esztergom il Cardinale József Mindszenty, Primate d’Ungheria, da parte del potere comunista. Iniziava per lui il calvario della prigione e poi, dell’esilio.
Poche ore prima, quello stesso giorno a Roma la comunità ungherese dell’Urbe si riuniva nella Basilica di Santo Stefano Rotondo per festeggiare il santo patrono della chiesa, e pregare anche per il suo cardinale titolare, József Mindszenty.
Da tanti anni la Chiesa ungherese prega continuamente per la beatificazione di questo grande Servo di Dio che seppe resistere al potere ateo, aiutando con la sua testimonianza il gregge a lui affidato.
L’anniversario è stato ricordato a Roma nella cappella della Casa Santo Stefano, dove ogni anno la comunità ungherese si riunisce il 26 dicembre per la messa natalizia.


Lapide a S. Stefano Rotondo con una medaglia del Card. Mindszenty

sabato 22 dicembre 2018

Presepi e alberi di Natale in mostra a Budapest


Come da tradizione, nella capitale ungherese anche quest’anno sono state allestite due mostre natalizie dedicate ai presepi e agli alberi di natale.

La 25ma mostra del presepe accoglie quasi 300 opere di 142 artisti e artigiani ungheresi, nonché di varie comunità (scuole d’infanzia, studenti, pensionati e persone con disabilità), offrendo la possibilità non soltanto di presentare, ma anche di preservare le ricche tradizioni, ma anche le nuove tendenze correlate al periodo dell’Avvento e del Natale in Ungheria. Sono esposti dei presepi tradizionali, delle opere che raffigurano le locali tradizioni natalizie, degli ornamenti e oggetti natalizi come pure delle opere che cercano di attualizzare la risposta al grande mistero del Natale nel mondo di oggi. La mostra è aperta fino al 6 gennaio tra le 10-16 presso Duna Palota (Zrínyi u. 5.) non lontano dal Ponte delle Catene.

L’altro evento tradizionale, aperto pure fino al 6 gennaio 2019, si trova nel bellissimo castello barocco di Nagytétény, uno dei sobborghi meridionali di Budapest. La mostra dal titolo „Natale degli artigiani” quest’anno mette al centro la famiglia, in occasione dell’Anno delle Famiglie proposto dal Governo ungherese.
Il passato, il presente e il futuro si incontrano attraverso gli oggetti natalizi, le immagini sacre, i mobili, le ceramiche, gli alberi di natale esposti alla mostra. Si possono ammirare tra l’altro i 25 alberi di natale addobbati da 25 artisti ungheresi. Il castello di Nagytétény, sede della collezione di mobili storici del Museo delle Arti Applicate di Budapest, durante il periodo natalizio (dal 2 dicembre al 6 gennaio) organizza eventi, concerti, laboratori natalizi per bambini e famiglie.


(Foto: Magyar Kurír e www.programturizmus.hu)


 

lunedì 17 dicembre 2018

Prima festa del Beato János Brenner: messa e pellegrinaggio notturno sotto la neve


Mons. János Székely alla tomba del B. János Brenner
(foto: Magyar Kurír)
“È per la prima volta che celebriamo la memoria liturgica del Beato János Brenner” – ha annunciato il vescovo di Szombathely Mons. János Székely – Celebriamo perché nonostante il potere ateo avesse voluto cancellare persino la memoria di questo sacerdote fedele, Dio ne ha invece esaltato il nome. Dio innalza gli umiliati, ai suoi occhi è preziosa la vita e la morte dei suoi santi. Chiediamo la grazia del Signore e preghiamo perché la Chiesa abbia tanti buoni pastori e perché anche la nostra vita sia raggiante.”

Il nuovo Parco Beato János Brenner a Szombathely
(foto: Magyar Kurír)
Per la solenne celebrazione eucaristica, la mattina del 15 dicembre 2018, si è riempita la Cattedrale di Szombathely che custodisce l’urna del giovane sacerdote martire, innalzato all’onore degli altari lo scorso 1 maggio. È stata notevole la presenza di centinaia di chierichetti provenienti da tutta la diocesi. Dopo la S. Messa è avvenuta l’intitolazione al nuovo Beato del parco cittadino, teatro della beatificazione.

Beatificazione di János Brenner il 1 maggio 2018 a Szombathely
(foto: Magyar Kurír)
Proprio la beatificazione di János Brenner è stato quest’anno il principale evento nella vita di fede della Chiesa cattolica in Ungheria. Alla presenza di decine di migliaia di fedeli, la solenne cerimonia è stata presieduta dal Card. Angelo Amato, allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il fratello del novo Beato con la reliquia
(foto: Magyar Kurír)
Nel suo discorso il Card. Péter Erdő, Primate d’Ungheria, ha evidenziato come quella regione dell’Ungheria occidentale fosse da sempre stata terra di santi (San Quirino, san Martino di Tours, san Martino di Braga, beato László Batthyány-Strattmann, servo di Dio Card. József Mindszenty) ed ha esortato soprattutto i chierichetti a seguire l’esempio di Brenner, martire dell’Eucaristia, il „san Tarcisio ungherese”. Uno dei momenti toccanti è stata la collocazione sull’altare della reliquia del nuovo beato per le mani di suo fratello, don József Brenner.

Pellegrinaggio notturno sulle orme del Beato János Brenner verso Zsida
La prima festa liturgica di János Brenner si è conclusa con il consueto pellegrinaggio notturno sulle orme del Beato. Partendo dalla chiesetta di Szentgotthárd-Máriaújfalu, dove il Beato Brenner celebrò la sua ultima messa, la processione a lume di fiaccole si è diretta alla parrocchia di Rábakethely, dimora del sacerdote martire e da lì i fedeli, guidati dal Vescovo Székely, hanno percorso il sentiero nel bosco, verso il paese di Zsida, dove la notte del 14-15 dicembre 1957 János Brenner venne assassinato dai sicari della dittatura comunista.

Cappella del Buon Pastore vicino a Zsida (foto: Magyar Kurír)
Sul luogo del martirio è stata costruita la Cappella del Buon Pastore dove per anni si pregava per la beatificazione di János Brenner e dove ogni anno i novelli sacerdoti della diocesi si recano a celebrare la messa il giorno dei Ss. Pietro e Paolo. La processione notturna, sotto la neve cadente, si è conclusa presso il crocifisso di Zsida, eretto sul posto dove venne ritrovato il corpo di János Brenner.
Crocifisso Brenner a Zsida (foto: Magyar Kurír)