sabato 4 aprile 2020

Suonare le campane a mezzogiorno: la proposta del Card. Parolin per rivitalizzare un’antica tradizione


La bella proposta del Cardinale Pietro Parolin di suonare le campane a mezzogiorno, potrebbe rivitalizzare una significativa usanza cristiana, antica di ben 520 anni, che ebbe come scopo quello di invocare l’aiuto celeste per i cristiani in tempi di grave necessità e di rendere grazie per la protezione accordata.
Nell’intervista del 2 aprile scorso a Vatican News il Segretario di Stato ha esortato tutti i fedeli “a pregare insieme anche se fisicamente lontani” in questo periodo di lotta contro la pandemia. Per facilitare tale preghiera collettiva ha proposto: “Sarebbe bello se tutte le chiese, alla stessa ora, ad esempio a mezzogiorno, suonassero le loro campane per un minuto…”
La tradizione di suonare le campane a mezzogiorno è tuttora viva in molti paesi del mondo, come per esempio l’Ungheria. Essa risale alle disposizioni di Papa Alessandro VI, il quale durante l’Anno Santo del 1500 decretò di suonare le campane a mezzogiorno per esortare alla preghiera per la liberazione da uno dei flagelli più minacciosi di quel tempo in Europa: la conquista ottomana. Tuttavia, lo stesso Alessandro VI non fece altro che confermare una pratica iniziata da Papa Callisto III.
La storia della campana di mezzogiorno su un affresco nella Chiesa di Mattia a Budapest,
con S. Giovanni da Capestrano e Callisto III.
Nel 1456, infatti, l’Europa era minacciata dall’avanzata ottomana sui Balcani e il pontefice esortò i fedeli alla preghiera al suono delle campane. Successe però che la relativa bolla “Cum his superioribus annis”, detta anche Bulla Thurcorum arrivasse nelle varie capitali europee contemporaneamente alla notizia della vittoria di Belgrado, ottenuta nel frattempo dall’esercito cristiano il 22 luglio 1456, grazie anche all’eroismo di S. Giovanni da Capestrano. Così, la disposizione di suonare le campane assunse anche un connotato di ringraziamento per la protezione celeste. Siccome la notizia giunse alla corte pontificia il 6 agosto, il papa fissò per quello stesso giorno la Festa della Trasfigurazione.
Il suono delle campane a mezzogiorno è una usanza molto sentita e partecipata in Ungheria, grazie anche al contesto storico in cui essa nacque. Persino nelle emittenti radiofoniche e televisive pubbliche si trasmette “la campana del mezzogiorno”. Nella radio ciò accade sin dal 1928, ossia dagli inizi della radio in Ungheria. Al giorno d’oggi su Kossuth Rádió la trasmissione viene effettuata a rotazione dalle varie chiese del paese, illustrando brevemente anche la storia di quella chiesa, della sua campana e del paese stesso.
Pregare a mezzogiorno al suono delle campane è, quindi, una prassi cristiana, antica di più di mezzo millennio, che può essere allo stesso tempo globale e locale.

venerdì 3 aprile 2020

Intervista dell’Ambasciatore Habsburg sulla legge coronavirus in Ungheria


Pubblichiamo la versione italiana dell’intervista concessa all’Agenzia I.Media, il 31 marzo 2020, dall’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede Eduard Habsburg-Lothringen.

* * *
Il coronavirus ha spinto numerosi paesi europei ad adottare delle misure speciali, come il divieto di uscire o la chiusura delle frontiere. Qual è la situazione in Ungheria e quali misure intende utilizzare lo Stato per arginare la pandemia?
L’Ungheria ha adottato delle misure emergenziali tutto sommato non dissimili da quelli di altri Paesi colpiti dalla pandemia: sospensione delle manifestazioni, chiusura delle scuole e altre misure di c.d. distanziamento sociale, compreso il divieto di lasciare la propria abitazione se non per validi motivi. Il Governo però ci teneva a rispettare espressamente la libertà e l’autonomia delle Chiese e confessioni religiose, così non ha prescritto nulla a carico di quest’ultime, anzi, tra i validi motivi per uscire è stata esplicitamente inclusa anche “l’attività di culto” per cui non è vietato andare in chiesa per una preghiera individuale (le S. Messe con i fedeli sono state poi sospese da parte della Conferenza Episcopale Ungherese). La chiusura delle frontiere nazionali rientra tra queste misure di prevenzione, tuttavia il Governo ha aperto diversi “corridoi umanitari” per aiutare il rientro nei loro paesi di un gran numero di cittadini residenti nei Paesi limitrofi. Inoltre, sono state introdotte agevolazioni per i lavoratori transfrontalieri. Quindi l’Ungheria ci tiene a mantenere viva la cooperazione con i propri vicini anche in tempi di epidemia, proprio perché ciò è necessario a superare tale crisi.

Il parlamento ungherese ha conferito al primo ministro ungherese Viktor Orbán i pieni poteri per “combattere più efficacemente contro il coronavirus”. Ufficialmente si contano 15 decessi e 447 casi di COVID-19 nel paese. La situazione richiede l’adozione di una decisione così importante? E come renderà possibile questo provvedimento straordinario la lotta contro la pandemia?
C’è la consapevolezza che la pandemia non risparmierà neanche l’Ungheria per cui si cerca di far tesoro dell’esperienza di altri Paesi e di prevenire, per quanto sia possibile, la diffusione massiccia del coronavirus anche con l’adozione di severe misure precauzionali. I diversi decreti e la nuova legge sul contenimento del coronavirus hanno come scopo proprio l’efficacie prevenzione e il contenimento. Ciò accade anche in altri Paesi, ma in Ungheria tutto è disciplinato a livello della Legge fondamentale (costituzione) che prevede il cosiddetto “stato di pericolo” come un periodo di ordinamento speciale decretato per i casi di calamità naturale o industriale. Tale “stato di pericolo” è stato decretato in Ungheria l’11 marzo scorso, proprio secondo le previsioni costituzionali.

Questa legge permette al Governo di legiferare in tutti gli ambiti per decreto, di sospendere le elezioni e di derogare a qualsiasi legge per un periodo indefinito. L’opposizione grida all’inizio della “dittatura” in Ungheria e l’Unione europea ha già espresso le sue perplessità. Come è possibile ormai assicurare la democrazia nel Paese?
La nuova Legge Nr. XII del 2020 è stata varata dall’Assemblea Nazionale ungherese con i 2/3 richiesti per una simile decisione, per conferire al Governo dei poteri speciali, tuttavia subordinati al raggiungimento dei fini ivi specificati, confermando la vigilanza parlamentare e costituzionale, ma agevolando le procedure di adozione delle misure necessarie. La novità sostanziale riguarda un punto: invece di confermare i decreti del Governo ogni 15 giorni, con una procedura necessariamente più lunga, l’Assemblea Nazionale adesso ha autorizzato il Governo ad adottare i decreti per la durata di tutto il periodo dello “stato di pericolo”, riservandosi il potere di revocare tali decreti in qualsiasi momento, anche prima della fine dell’emergenza. L’Assemblea Nazionale continua, quindi, a controllare l’attività dell’esecutivo, che a sua volta è tenuto a riferire regolarmente davanti al parlamento. Inoltre, vi sono dei forti elementi di garanzia nella normativa in quanto il Governo può esercitare i suoi poteri solo per tutelare la vita, la salute, il patrimonio e i diritti dei cittadini, nonché la stabilità dell’economia nazionale in relazione all’emergenza sanitaria in atto, e può farlo solo in maniera proporzionata al raggiungimento di tali fini. Non viene pertanto sospesa né l’attività del parlamento, né quella della Corte Costituzionale o dei tribunali. Sono state rinviate solo delle elezioni locali ed eventuali referendum, in quanto l’affluenza degli elettori alle urne probabilmente non gioverebbe alla prevenzione dell’epidemia.

Prima si parlava della partecipazione di Papa Francesco al Congresso Eucaristico Internazionale a Budapest nel settembre prossimo. L’evento verrà confermato?
Il Presidente ungherese János Áder ha invitato Papa Francesco in occasione dell’udienza privata del 14 febbraio scorso e il Cardinale Péter Erdő ha fatto lo stesso da parte della Chiesa ungherese. Tutti speriamo che il Congresso Eucaristico Internazionale possa avere luogo nel settembre prossimo e che Papa Francesco possa parteciparvi. Infatti, come diceva il Cardinale Erdő, la presenza del Santo Padre “contribuirebbe non solo alla riconciliazione dei popoli dell’Europa Centrale, ma li aiuterebbe anche a collaborare sulla base di valori condivisi”.


János Esterházy e la dimensione spirituale di Visegrád


L’anniversario della sua morte János Esterházy è stato commemorato, domenica 8 marzo 2020, nel Parlamento ungherese con la consegna del Premio Esterházy a Mons. László Bíró, ordinario militare ungherese e al P. František Lízna SJ, gesuita, già esponente dell’opposizione democratica ceca e attualmente cappellano della prigione di Mírov, proprio dove Esterházy morì nel 1957. Padre Lízna attribuisce la propria guarigione da una malattia mortale proprio all’intercessione di János Esterházy.
Tra gli oratori della cerimonia l’On. Gergely Gulyás, Ministro della Presidenza del Consiglio ungherese e l’On. Miklós Soltész, Segretario di Stato per i rapporti con le Chiese, nonché P. Szabolcs Sajgó SJ. A conclusione della commemorazione l’On. Zsolt Németh, Presidente della Commissione Esteri del Parlamento ungherese ha sottolineato l’importanza della dimensione spirituale nell’eredità di János Esterházy, da coltivare anche nei rapporti tra le nazioni del Gruppo di Visegrád.

* * *
Commemorazione di János Esterházy, Budapest, 8 marzo 2020
di Zsolt Németh
Leader politico ungherese, nato da madre polacca. Personaggio contrassegnato dalla santità di vita che ebbe a cuore la fratellanza con la nazione slovacca. Persona che ha volontariamente accettato la prigione – era addirittura pronto ad accettare la morte – affinché con la sua passione possa intercedere per la comunità a lui affidata. Persona del quale non solo la morte è legata alla Cechia, ma anche il primo miracolo dopo la sua morte. E il testimone di tale miracolo è qui con noi.

mercoledì 18 marzo 2020

Disposizioni della Conferenza Episcopale Ungherese per il periodo dell’emergenza pandemia


In seguito alla proclamazione in Ungheria dello stato di emergenza, in relazione alla pandemia COVID-19, la Conferenza Episcopale Ungherese il 17 marzo ha pubblicato le proprie disposizioni al riguardo. (In italiano vedasi qui. For the English version see here.)
Dalla quarta domenica di Quaresima vengono sospese le cerimonie religiose pubbliche, tuttavia si raccomanda ai sacerdoti la celebrazione quotidiana della S. Messa. Le chiese rimangono aperte per la preghiera individuale. Si potrà procedere all’amministrazione dei sacramenti, specialmente quello della confessione e della Comunione fuori dalla S. Messa, nonché all’assistenza ai malati e alla celebrazione dei funerali in forma semplice.
Si raccomandano a tutti un atteggiamento responsabile e la collaborazione con le autorità statali. Gli ordinari possono dispensare i fedeli dall’osservanza del precetto festivo. Questi sono però incoraggiati a seguire le S. Messe, trasmesse tramite diversi mezzi e canali, come per esempio la televisione di stato.
Nelle disposizioni del Governo ungherese che limitano le riunioni e le manifestazioni si  precisa che le cerimonie religiose non si qualificano come manifestazioni e non si prescrive nulla al riguardo dell'apertura degli edifici di culto, per rispetto della libertà delle Chiese.

domenica 15 marzo 2020

Festa nazionale ungherese del 15 marzo – iniziativa di preghiera


Quest’anno, date le circostanze, la comunità ungherese di Roma non può festeggiare la festa nazionale ungherese del 15 marzo, anniversario della Rivoluzione e Guerra d’Indipendenza del 1848, con la tradizionale commemorazione alla statua del Generale István (Stefano) Türr sul Gianicolo. Anche gli ungheresi del Triveneto sono stati costretti a cancellare la S. Messa originalmente prevista a Venezia.
Tenuto conto dell’impossibilità di radunarsi, Mons. László Németh, coordinatore pastorale degli ungheresi in Italia ha lanciato una proposta agli ungheresi in Italia e ai loro amici italiani.
Quella, di pregare, ciascuno a casa sua, ma in comunione spirituale con gli altri, a mezzogiorno di domenica 15 marzo. Il suono delle campane a mezzogiorno ha un significato particolare per gli ungheresi, in quanto ricorda l’eroica difesa dell’Europa, nella battaglia di Belgrado del 1456, combattuta con l’aiuto di San Giovanni da Capestrano.
Mons. Németh raccomanda quindi di pregare “per la patria, per le nostre comunità, per noi stessi e per le nostre famiglie, per i nostri cari, per gli ammalati, per gli operatori sanitari, per quanti si prodigano a contenere l’attuale epidemia, per quanti a causa dell’epidemia non possono assicurare degna sepoltura ai propri cari, e per i defunti. La forza della preghiera comune, recitata alla stessa ora, dia a tutti speranza, forza e perseveranza.”
La preghiera raccomandata è quella scritta dal Cardinale Péter Erdő per implorare la protezione di Dio ai tempi dell’attuale epidemia.

sabato 14 marzo 2020

Prayer of Cardinal Péter Erdő in Times of Epidemy


Cardinal Péter Erdő, Primate of Hungary, while expressing his compassion and togetherness to those suffering from coronavirus infection in Hungary and abroad, and urging everyone to be cautious and do everything in their power to prevent the spreading of the disease, has asked the faithful to recite the following prayer.
Lord Almighty, God of our Fathers!
We are grateful to you for this world, where you made human life possible. We are grateful for the richness and marvellous rules of nature. We are grateful that we have prevailed against devastating forces and we are able to gain newer and newer insights about the world and ourselves.
We thank you for being able to fight for our place in the world and a better and more meaningful life. But most importantly, we thank you for inviting us to an eternal life and for opening us the way to everlasting joy through the redeeming death and resurrection of our Lord, Jesus Christ.
When we are stricken by natural disasters, against which we have not found unfailing protection on our own yet, we experience that our life is ultimately in your hands.
We humbly ask you to help scientist to find a cure for this current disease swiftly! Give keen insight to the leaders of society, so they can stem the spreading of the infection with appropriate action, help prevent and combat the disease and deliver efficient tools to those in need. Grant mercy and eternal peace to those who passed away in the disease, grant recovery to the sick and grant strength and blessing to the doctors and health care workers for bravely standing their ground. Strengthen our faith, trust and compassionate love so we can provide all spiritual and material help to our sick brothers and sisters and grieving or worried family members. Let us contribute to the prevention of the spreading of this disease with our responsible behaviour.
Our Lord, forgive all our sins, which we have committed by thought, word, deed or omission.
One God in Trinity, have mercy on us!
Blessed Virgin Mary, Health of the Sick, pray for us!
Amen!

venerdì 13 marzo 2020

Gratitudine del Presidente dell’Ungheria e auguri a Papa Francesco


Pubblichiamo la traduzione di alcuni passaggi della lettera del 26 febbraio scorso, nella quale il Presidente della Repubblica di Ungheria, János Áder esprime la sua gratitudine a Papa Francesco per l’udienza privata dello scorso 14 febbraio e porge gli auguri per il settimo anniversario dell’inizio del suo Ministero Petrino.
* * *
Papa Francesco e il Presidente ungherese János Áder
si salutano in ungherese il 14 febbraio 2020 (foto: Vatican Media)
“Come ho avuto modo di accennare durante l’udienza, quest’anno ricorre il centenario dell’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede, nonché il 30° anniversario del ristabilimento delle medesime. Tali ricorrenze hanno rafforzato in me la consapevolezza che lo stretto legame tra la Nazione ungherese e il Vaticano ha una storia millenaria, e che il rafforzamento di tale partenariato di grande valore storico rappresenta uno dei miei più importanti compiti come capo di stato.
In tale impegno mi potrà essere di grande aiuto il Congresso Eucaristico Internazionale, da celebrarsi a Budapest nel settembre prossimo. Tale raduno mondiale della Chiesa Cattolica si preannuncia come un evento eccezionale non solo per i fedeli ma anche per ogni ungherese. Come ho avuto modo di illustrare a Vostra Santità, il programma del Congresso Eucaristico sarà un’occasione per l’approfondimento spirituale ma anche per incontri significativi in ambito ecumenico e culturale. Come cattolico ritengo che la tanto desiderata partecipazione del Santo Padre rafforzerebbe grandemente l’efficacia del Congresso. Potrebbe altresì contribuire a sanare le ferite spirituali dei popoli dell’Europa Centrale nonché a promuovere la riconciliazione di tali Nazioni nello spirito del messaggio profferito da Vostra Santità al Santuario mariano di Csíksomlyó (Şumuleu Ciuc).
Desidero confermare che sia lo Stato che la Chiesa cattolica in Ungheria sarebbero ben lieti di accogliere Vostra Santità a Budapest in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale. Sono certo che Vostra Santità potrebbe ivi sperimentare da vicino l’affetto e la pietà dei fedeli ungheresi, per i quali la possibilità di poter, dopo un quarto di secolo, rendere nuovamente testimonianza della propria fede cristiana in presenza del Santo Padre rappresenterebbe invece un grande conforto.
Durante l’udienza privata ho voluto altresì far menzione delle problematiche legate alla questione dell’acqua, consapevole dell’importanza che tale grande sfida del XXI secolo rappresenta per Vostra Santità. Ho potuto quindi presentare l’impegno profuso dall’Ungheria negli anni recenti per la soluzione di tale sfida.
La mia Patria è celebre, tuttavia, non solo per le acque, ma anche per i suoi ottimi vini e, in modo speciale, per il “tokaji”, evocato anche nell’Inno, la nostra “preghiera nazionale”. In occasione del settimo anniversario dell’inizio del Suo Ministero petrino mi permetta, Beatissimo Padre, di omaggiarLa con una selezione speciale dei famosi vini, dal secco al passito dolce, di Tokaj.
Con tale omaggio desidero porgere a Vostra Santità, a nome di tutti i cittadini dell’Ungheria e dell’intera Nazione ungherese, tanti auguri di buona salute e forza per il compimento della Sua missione.”

mercoledì 11 marzo 2020

Preghiera del Cardinale Péter Erdő in tempi di epidemia


Per implorare la misericordia di Dio in questi tempi di epidemia, il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria incoraggia i fedeli a recitare la seguente preghiera.
 
Statua della SS. Trinità a Budapest, eretta ex voto dopo la peste nel XVIII sec.
* * *

Signore Onnipotente, Dio dei nostri padri,
Ti rendiamo grazie per il mondo che hai creato per rendere possibile la vita dell’umanità.
Ti rendiamo grazie per tutta la ricchezza del creato e per le sue meravigliose leggi.
Ti rendiamo grazie perché siamo sopravvissuti, nonostante ogni forza distruttrice, e siamo capaci di giungere a sempre nuove scoperte sul nostro mondo e su noi stessi.
Ti ringraziamo perché possiamo lottare, sia individualmente sia in comunità, per la nostra sopravvivenza e per rendere la nostra vita sempre più bella e ricca di significato.
Ma, prima di tutto, Ti ringraziamo per averci chiamati alla vita eterna e perché, con la morte e la risurrezione redentrice di Cristo, Nostro Signore, hai aperto per noi la via dell’eterna beatitudine.
Quando ci colpiscono delle calamità naturali, contro le quali non riusciamo ancora a difenderci con le nostre sole forze, possiamo sperimentare che la nostra vita è sempre nelle Tue mani.
Ti supplichiamo umilmente di aiutare gli uomini della scienza a trovare prima possibile l’antidoto alla presente epidemia.
Dona a quanti guidano le nostre società l’accortezza di poter arginare, con i provvedimenti adeguati, la diffusione delle infezioni, di promuovere la prevenzione e la cura della malattia, nonché la predisposizione di strumenti efficaci per quanti ne hanno bisogno.
Dona la Tua misericordia e l’eterno riposo a quanti sono morti a causa della malattia, dona la guarigione ai malati, dona forza e benedizione ai medici e al personale sanitario per il loro coraggioso impegno.
Rafforza in noi la fede, la speranza e la carità affinché possiamo sostenere con ogni aiuto spirituale e materiale i malati e i parenti che sono nell’angoscia o nel lutto.
Fa che con i nostri comportamenti responsabili possiamo contribuire anche noi a prevenire la diffusione della malattia.
Perdona, Signore, ogni nostro peccato commesso in pensieri, parole, opere e omissioni.
Santissima Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi!
Beatissima Vergine Maria, Salute degli infermi, prega per noi!
Amen.

venerdì 21 febbraio 2020

Card. Erdő: la presenza del Santo Padre al Congresso Eucaristico aiuterebbe la riconciliazione e la collaborazione dei popoli del Centro-Europa


Il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest è stato ricevuto dal Santo Padre la mattina del 19 febbraio. Il Primate d’Ungheria successivamente ha raccontato al Programma ungherese della Radio Vaticana di aver chiesto l’udienza privata soprattutto per poter illustrare a Papa Francesco i preparativi del 52° Congresso Eucaristico Internazionale, da celebrarsi a Budapest nel settembre di quest’anno.
(Foto: Radio Vaticana)
“Gli ho presentato con piacere l’edizione italiana del documento teologico del Congresso, che reca sulla copertina una bella immagine panoramica di Budapest … Ho sottolineato che la sua presenza sarebbe un messaggio speciale e potrebbe sanare le ferite spirituali di tanti popoli. Contribuirebbe non solo alla riconciliazione dei popoli dell’Europa Centrale, ma li aiuterebbe anche a collaborare sulla base di valori condivisi. Sono convinto che sarebbe una grande opportunità ed una conferma della testimonianza cattolica se il Santo Padre potesse venire.”

domenica 16 febbraio 2020

Visita del Presidente Áder: simpatia particolare e desiderio di rafforzare i rapporti bilaterali tra Santa Sede e Ungheria


Ha salutato in ungherese Papa Francesco, accogliendo in Vaticano il Presidente dell’Ungheria, János Áder. Dopo l’udienza privata, durata una mezz’ora, il colloquio è proseguito per un’ora in Segreteria di Stato, con il Cardinale Pietro Parolin. Il clima cordiale, oltre che dalla dichiarazione ufficiale, si poteva percepire subito dall’inizio anche dal sorriso del Santo Padre e del Presidente.
Successivamente il Presidente ha voluto commentare alla stampa ungherese alcuni contenuti dei colloqui. Anche con riferimento alla nuova Esortazione apostolica sull’Amazzonia, il Presidente e il Papa hanno affrontato prima di tutto la questione dell’acqua, concordando sul fatto che essa rappresenti una delle principali sfide del 21° secolo, per tutti i paesi del mondo. L’Ungheria ha promosso diverse iniziative per trovare delle soluzioni adeguate per assicurare la disponibilità della necessaria quantità e qualità dell’acqua potabile alla popolazione. Al riguardo il Presidente ha illustrato i risultati dei diversi summit sull’acqua, organizzati in Ungheria negli anni scorsi.
Il Presidente ha presentato a Papa Francesco anche il programma del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, da celebrarsi a Budapest nel settembre di quest’anno. Anche in qualità di presidente del comitato d’onore del Congresso medesimo, János Áder ha esteso l’invito al Santo Padre a partecipare all’importante evento ecclesiale.
Il Papa ha ascoltato pure le iniziative ungheresi che, sotto l’egida del programma Hungary Helps, sono rivolte a sostenere le varie comunità cristiane perseguitate nel mondo.
Non ci sono discussioni, differenze di opinione o questioni aperte tra l’Ungheria e la Santa Sede, ha sottolineato il Presidente Áder alla stampa, ma ci sono dei temi su cui continuare a ragionare insieme. Durante i colloqui in Segreteria di Stato, con il Cardinale Pietro Parolin, sono state passate in rassegna anche tali tematiche, nella speranza di poterlo continuare in Ungheria.
Il Presidente Áder ha donato al Papa una caratteristica statuetta di porcellana “Zsolnay”, originaria del 1909, che raffigura un monaco in meditazione. L’autore dell’opera fu lo stesso József Damkó che ha realizzato il monumento di Silvestro II nella Basilica di S. Giovanni al Laterano.
Il Presidente Áder e la Consorte davanti al monumento di Silvestro II
nella Basilica di S. Giovanni (foto: Á. Gedő)
È significativo che dopo il suo arrivo a Roma il Capo dello Stato ungherese abbia voluto visitare la Basilica Lateranense, rendendo omaggio alla Cattedrale del Papa e sostando davanti a quel monumento che ricorda l’invio della corona reale da parte del papa al futuro re Santo Stefano, nell’anno 1000. Esso rappresenta in modo tangibile la consapevolezza che nel ribadire l’identità cristiana dell’Ungheria, iscritta anche nella Legge fondamentale, non si può prescindere dalla sua amicizia con la Santa Sede.
Lo stesso concetto è stato evidenziato da Mons. Miroslaw Wachowski, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, intervenendo al concerto organizzato il 13 febbraio dall’Ambasciata d’Ungheria: “Nel corso dei secoli, malgrado le vicissitudini della Storia e le variazioni dei regimi politici, la Santa Sede e l’Ungheria – eccetto per il periodo sovietico – hanno affermato sempre la loro comune volontà di cooperare per il bene comune.” Ribadendo che “la Santa Sede guarda all’Ungheria con una simpatia particolare per la sua storia cristiana millenaria e per il suo contributo all’edificazione della casa comune europea”, Mons. Wachowski ha anche espresso il desiderio di rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali tra Santa Sede e Ungheria “all’insegna della cultura dell’incontro e del dialogo”.


venerdì 14 febbraio 2020

Saluto del Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati alla celebrazione delle relazioni diplomatiche tra Ungheria e Santa Sede


All’inizio del concerto del 13 febbraio, organizzato dall’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede a Palazzo della Cancelleria, in occasione della visita del Presidente dell’Ungheria János Áder, per celebrare il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede, e il 30˚ anniversario del loro ristabilimento, il Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati Mons. Mirosław Wachowski ha pronunciato il seguente saluto.

* * *

Questa sera ricordiamo il centenario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Ungheria e il trentesimo anniversario del loro ristabilimento dopo la fine del comunismo. Le relazioni tra l’Ungheria e la Santa Sede, in realtà, vantano una storia millenaria che ci riporta ai tempi di Papa Silvestro II e del sovrano magiaro Santo Stefano. San Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio in Ungheria nel 1991, ha enfatizzato il ruolo del santo Re, che «vi ha lasciato come eredità non soltanto la corona reale, ricevuta dal papa Silvestro II. Vi ha lasciato il testamento spirituale, un’eredità di valori fondamentali e indistruttibili. […] Santo Stefano riconobbe che la vera via per sopravvivere e formare, dalle diverse tribù, un’unica nazione era la conversione al Cristianesimo. Solo i valori cristiani, infatti, possono offrire una solida base per una cultura veramente umana». D’altronde, continua Giovanni Paolo II, «Santo Stefano integrò l’Ungheria nella comunità delle Nazioni europee, accettando le comuni forme e tradizioni cristiane del continente ed accogliendo nel paese i forestieri e specialmente i pellegrini» (Giovanni Paolo II, Budapest, 20 agosto 1991).
Nel corso dei secoli, malgrado le vicissitudini della Storia e le variazioni dei regimi politici, la Santa Sede e l’Ungheria – eccetto per il periodo sovietico – hanno affermato sempre la loro comune volontà di cooperare per il bene comune. Tale sincera collaborazione è tangibile anche al livello delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato. I rapporti tra l’Ungheria e la Chiesa hanno contribuito agli equilibri europei, alla fisionomia della cultura europea e all’identità cristiana del continente europeo.
La sua visita in Vaticano, Signor Presidente, a suggellare le significative ricorrenze delle relazioni diplomatiche, costituisce un ulteriore segno dei buoni rapporti bilaterali esistenti. Le relazioni diplomatiche chiedono cure e alimento costanti. Ѐ il compito primario degli Ambasciatori e dei Rappresentanti Pontifici. Lo possono confermare il Signor Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, nonché Sua Eccellenza Monsignor Angelo Acerbi, primo Nunzio Apostolico in Ungheria dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche 30 anni fa, oggi presente tra di noi.
Le relazioni diplomatiche richiedono e nutrono allo stesso tempo la cultura dell’incontro che Papa Francesco ci insegna con le sue parole e i suoi gesti. Nel Messaggio per la celebrazione della 53˚ Giornata Mondiale della Pace, il 1˚ gennaio 2020, il Santo Padre ci ricorda: «La cultura dell’incontro […] rompe con la cultura della minaccia. […] Ci guida ad oltrepassare i limiti dei nostri orizzonti ristretti, per puntare sempre a vivere la fraternità universale, come figli dell’unico Padre celeste.» La cultura dell’incontro ci fa sperimentare le sfide e la ricchezza della diversità, che ci aiuta a scoprire la comune origine da Dio.
Le relazioni diplomatiche vivono del dialogo e lo promuovono. Mi permetto di citare nuovamente il Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace: «non si può giungere veramente alla pace se non quando vi sia un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse».
Ѐ con grande gioia che oggi celebriamo solennemente il centenario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Ungheria e il trentesimo anniversario del loro stabilimento. Posso assicurarvi che la Santa Sede guarda all’Ungheria con una simpatia particolare per la sua storia cristiana millenaria e per il suo contributo all’edificazione della casa comune europea. In questa circostanza, che ci permette di ricordare, celebrare e affermare nuovamente la volontà di intensa collaborazione, vorrei esprimere il desiderio che i nostri rapporti bilaterali possano ulteriormente rafforzarsi all’insegna della cultura dell’incontro e del dialogo.

giovedì 13 febbraio 2020

Discorso dell'Ambasciatore Habsburg in occasione della celebrazione dei rapporti diplomatici tra Ungheria e Santa Sede


In occasione della visita del Presidente dell’Ungheria S.E. János Áder, per celebrare il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la S. Sede, nonché il 30° anniversario del loro ristabilimento, l'Ambasciata d'Ungheria presso la S. Sede ha promosso un concerto nella Sala Vasari di Palazzo della Cancelleria il 13 febbraio 2020.
All'inizio dell'evento l'Ambasciatore d'Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha pronunciato un discorso di cui pubblichiamo il testo.

* * *

Con la firma di un breve accordo trent’anni fa, il 9 febbraio 1990, venivano ristabilite le relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede. Si era nel bel mezzo del cambiamento di regime in Ungheria ed è interessante notare che la ripresa delle relazioni diplomatiche con la S. Sede abbracciò praticamente tutto l’arco di quell’importante processo storico, del quale si qualifica pertanto come uno dei momenti emblematici.
I primi passi in tale direzione furono compiuti, nell’estate-autunno del 1989, sotto l’ultimo governo comunista, quando l’Ungheria si chiamava ancora Repubblica Popolare. Nelle carte preparatorie riservate si valutavano addirittura anche gli effetti “sconvenienti” di avere relazioni formali con la S. Sede. Invece, la firma dell’accordo, per opera del Primo Ministro Miklós Németh e del Cardinale Agostino Casaroli, avvenne già dopo la proclamazione della repubblica, e dopo l’approvazione della legge sulla libertà religiosa e di coscienza che gettò le basi per la rinascita di un nuovo rapporto tra lo Stato e la Chiesa. Infine, lo scambio effettivo dei rappresentanti diplomatici, nella persona del Nunzio Mons. Angelo Acerbi e in quella dell’Ambasciatore Sándor Keresztes, ebbe luogo nell’estate del 1990, sotto il primo governo liberamente eletto.
Per valutare il contributo della Chiesa cattolica e della Santa Sede al cambio di regime in Ungheria basterebbe citare le parole del summenzionato ultimo capo di governo comunista che ringraziò il Cardinale Casaroli per aver “sempre potuto contare sul sostegno e sull’aiuto della Chiesa cattolica” nel realizzare il passaggio alla democrazia in maniera pacifica (cfr. Rapporti diplomatici tra la Santa Sede e l'Ungheria (1920-2015), Libreria Editrice Vaticana, 2016, p. 344).
Certo, molta strada rimaneva ancora da fare, e questo “camminare insieme” è stato validamente sostenuto dagli accordi bilaterali. Prima di tutto da quello del 1990 che sancì il ristabilimento delle relazioni diplomatiche e riconobbe la rilevanza del Codice di diritto canonico nel regolamento delle questioni riguardanti la Chiesa cattolica. Seguì poi l’accordo del 1994 sull’assistenza religiosa alle Forze Armate e, infine, quello del 1997, il cosiddetto “Accordo Vaticano” su questioni finanziarie e patrimoniali. Quest’ultimo è stato, poi, modificato nel 2013 per adeguarlo ai cambiamenti legislativi intervenuti nel frattempo in Ungheria.

Concerto del Coro “Iubilate” di Budapest nell’anniversario delle relazioni tra Ungheria e Santa Sede

Un concerto di musica sacra ha solennizzato, il 13 febbraio, a Palazzo della Cancelleria, le celebrazioni per commemorare il centenario il centenario delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la S. Sede e il 30° anniversario del loro ristabilimento.
Ha presenziato al concerto S.E. János Áder, Presidente dell’Ungheria, con la Consorte, Signora Anita, ed il seguito.
Il Coro "Iubilate"
In rappresentanza della Segreteria di Stato della Santa Sede è intervenuto Mons. Miroslaw Wachowski, Sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha pronunciato un indirizzo di saluto. Ha partecipato all’evento Mons. Angelo Acerbi, primo Nunzio Apostolico in Ungheria dopo il cambiamento di regime, nonché diversi rappresentanti della Curia Romana.
Erano presenti altresì numerosi membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nonché quelli della comunità ungherese di Roma.
Il Coro Femminile “Iubilate” della Scuola Coristica Zoltán Kodály, diretto da Borbála Sapszon e Ferenc Sapszon, con la partecipazione di Ákos Nagy (pianoforte) e di Orsolya Ábrahám (flauto) ha eseguito alcuni canti di autori ungheresi ed internazionali (Caccini, Vodňanský, Asola, Mendelssohn, Gjeilo, J. Rutter, Z. Kodály, L. Halmos, T. Kárpáti, M. Kocsár e F. Sapszon). Il concerto è stato aperto dall’Inno Pontificio e dall’Inno Ungherese, mentre in chiusura è stato eseguito il Canto della sera (Esti dal) di Kodály.
Nato in una scuola elementare di Budapest, dal 1988 il Coro “Iubilate” appartiene alla Scuola Coristica “Zoltán Kodály”, dove il metodo Kodály (“la musica è di tutti”) permea tutto il progetto educativo che mira alla formazione integrale della persona. Dal settembre 2019 la scuola appartiene all’Arcidiocesi di Esztergom-Budapest. Nel dicembre 2019 il Coro da camera della scuola si è esibito all’inaugurazione della Mostra “100 Presepi in Vaticano”, alla presenza del Santo Padre. L’attività del Coro “Iubilate”, composto da una sessantina di ragazze liceali, è stata premiata in diverse competizioni e festival in Ungheria e all’estero.

Il concerto si inserisce nell'ambito delle celebrazioni dei 30 anni del cambio di regime in Ungheria "30 Anni di Libertà".

mercoledì 12 febbraio 2020

Visita del Presidente ungherese János Áder

Il Presidente dell’Ungheria, Sig. János Áder compirà una visita ufficiale a Roma il 13-14 febbraio 2020.
Nel pomeriggio del 13 febbraio verrà ricevuto dai vertici del Sovrano Ordine di Malta al Palazzo Magistrale. L’ultima visita di un capo di stato ungherese alla sede dell’Ordine risale al 2006. Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e l’Ordine.
La mattina del 14 febbraio 2020 il Presidente Áder sarà ricevuto in udienza privata in Vaticano dal Santo Padre.
Il Presidente ungherese ha già incontrato Papa Francesco in udienza il 20 settembre 2013. Ha partecipato, inoltre, alla cerimonia del solenne inizio del ministero petrino di Papa Francesco, sempre nel 2013, nonché alla canonizzazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII nel 2014. È stato presente, altresì, alla messa celebrata dal Santo Padre al Santuario di Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc), durante il viaggio apostolico in Romania.
Nel 2012 il Presidente Áder ha ricevuto il premio “Path to Peace Award” da parte dell’omonima fondazione, “in riconoscimento dell’impegno dell’Ungheria a favore del rispetto della vita umana e dell’istituzione del matrimonio”.

domenica 9 febbraio 2020

Ungheria e Santa Sede: 30 anni fa iniziava un nuovo capitolo

Sigilli sull'accordo Ungheria-Santa Sede (1990)
Il sigillo ungherese (v. sinistra) reca ancora lo stemma comunista
mentre la denominazione della forma di stato è stata già cambiata
da Repubblica Popolare in Repubblica

Trent’anni fa, il 9 febbraio 1990 veniva firmato, dal Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato e dal Primo Ministro Miklós Németh, l’accordo tra l’Ungheria e la Santa Sede sul ristabilimento delle relazioni diplomatiche.
Il giorno prima ad Esztergom il Cardinale Casaroli ed il Cardinale László Paskai, Primate d’Ungheria offrirono una S. Messa in suffragio del Cardinale Mindszenty (le cui spoglie allora si trovavano ancora a Mariazell). Dopo la firma dell’accordo il Cardinale Casaroli celebrò una S. Messa anche a Budapest, nella Basilica di S. Stefano, in presenza del Primo Ministro e di alte cariche dello Stato.
L’accordo del 9 febbraio 1990 ristabiliva le relazioni diplomatiche e determinava che esse venissero curate da un Nunzio a Budapest e da un Ambasciatore presso la Santa Sede. Prendeva atto che “le questioni riguardanti la Chiesa sono ora regolate sia dal nuovo Codice di Diritto Canonico sia dalle norme della nuova legge sulla libertà di coscienza e di religione e sulle Chiese”. Dichiarava altresì essere superate ed abrogate le intese parziali del 1964. (Per il testo vedasi qui – pdf)
Le firme apposte all'accordo Ungheria-Santa Sede del 9 febbraio 1990
L’atto solenne, celebrato sotto sotto la cupola del Palazzo del Parlamento di Budapest, non fu solamente uno dei momenti emblematici del cambio di regime in Ungheria ma anche una tappa fondamentale della riconquista della libertà religiosa dopo i decenni della dittatura ateista. Occupa tuttora un posto di rilievo tra i diversi accordi sulle relazioni diplomatiche bilaterali, in quanto fu considerato subito quale pegno di una nuova era.
Il 25° dell’avvenimento fu celebrato cinque anni fa con due convegni di taglio storico, uno nel Parlamento di Budapest, il 14 aprile 2015, l’altro presso l’Accademia d’Ungheria in Roma, il 12 giugno dello stesso anno. Gli atti dei due convegni, pubblicati l’anno successivo sia in ungherese che in italiano, offrono una sintesi degli ultimi cento anni delle relazioni tra l’Ungheria e la Santa Sede.
Medaglia coniata in ricordo della firma dell'accordo del 1990
“In memoriam ralationum diplomaticarum inter Sanctam Sedem et Republicam Hungaricam“
Quest’anno, infatti, ricorre anche il centenario dell’apertura a Budapest della prima Nunziatura Apostolica dei tempi moderni. L’Ungheria, divenuta indipendente dall’Austria dopo la Grande Guerra, cercò sin da subito un dialogo con la Santa Sede, ma a causa delle turbolente vicende di quel periodo, lo scambio di diplomatici poté avvenire solo nell’estate del 1920.
Anche quella volta, però si parlò di ripresa delle relazioni, in quanto vi fu la consapevolezza che i rapporti tra Ungheria e Sede Apostolica fossero ben più antichi. Il primo “ambasciatore” ungherese mandato a Roma fu l’Abate Asztrik, il quale nell’anno 1000 richiese da Papa Silvestro II la corona regale per il sovrano magiaro (Santo) Stefano. Egli, grazie a questo riconoscimento, poté “inserire la nostra Patria nell’Europa cristiana”, come ricordato dall’odierna Legge fondamentale ungherese.
Si potrebbe dire, pertanto, che l’identità dell’Ungheria come nazione cristiana sia strettamente legata ai suoi rapporti con il Successore di Pietro.
È significativo che la visita in Vaticano del Presidente dell’Ungheria János Áder, prevista per il 14 febbraio prossimo, coincida con il 30° anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede.
Il Papa consegna la corona all'inviato di Santo Stefano
(Epitaffio di Silvestro II, Basilica Lateranense)


martedì 4 febbraio 2020

Messa in Vaticano di Mons. Gergely Kovács Arcivescovo eletto di Gyulafehérvár


È stato nominato alla vigilia di Natale Arcivescovo di Gyulafehérvár (Alba Iulia, in Romania) Monsignor Gergely Kovács, finora Capo Ufficio del Pontificio Consiglio della Cultura.
Mons. Gergely Kovács, Arcivescovo eletto di Gyulafehérvár (Alba Iulia)
Dopo oltre due decenni di servizio alla Santa Sede Mons. Kovács, ungherese originario della Terra dei Siculi, si appresta a prendere possesso della millenaria sede episcopale/arcivescovile della Transilvania. Sarà, infatti, consacrato vescovo il 22 febbraio prossimo nella Cattedrale di San Michele di Gyulafehérvár (Alba Iulia), dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, dall’Arcivescovo emerito Mons. György Jakubinyi e da Mons. Miguel Maury Buendía, Nunzio di Bucarest.
L’Arcivescovo eletto ha salutato la comunità degli ungheresi di Roma il 4 febbraio, al termine della S. Messa celebrata nella Cappella Magna Domina Hungarorum delle Grotte Vaticane. Erano presenti alla celebrazione l'Ambasciatore d'Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen e il Consigliere Márk A. Érszegi.
Nella sua omelia Mons. Kovács ha sottolineato anche la rilevanza della cappella vaticana per tutti gli ungheresi come una “casa” vicino al Successore di Pietro, alle tombe dei santi papi, attorniati dalle immagini dei vari santi.
Mons. Gergely Kovács salutato da Mons. László Németh
a nome della comunità  ungherese


Personaggi dell’anno 2019 (Inside the Vatican): Fra Csaba e Viktor Orbán


Ci sono due ungheresi sulla lista dei “personaggi dell’anno” compilato annualmente dalla rivista Inside the Vatican.
Tra le dieci persone –  scrivono – ci sono quanti si sono impegnati per trovare ciò che è vero, buono e bello. “Questa selezione non intende essere indicatore di santità, ma di additare delle persone che hanno avuto un impatto, sono stati “sulle pagine dei giornali”, coinvolti nelle questioni importanti per il mondo e per la fede.”
Uno dei “personaggi dell’anno 2019” è Fra Csaba Böjte OFM, il francescano ungherese della Transilvania, che l’anno scorso è stato ricevuto anche da Papa Francesco in Vaticano. “Sono passati dei decenni ma si sentono tuttora gli effetti del pugno di ferro del comunismo in paesi come l’Ungheria. Un umile prete ha creato delle case per prendersi cura di migliaia di bambini abbandonati”. (Per il profilo completo, in inglese vedasi qui.)
Come altro personaggio ungherese “dell’anno 2019” è stato selezionato il Primo Ministro Viktor Orbán. “Il Presidente [del Consiglio] ungherese ha attirato controversie a causa della sua insistenza di mantenere l’identità dell’Ungheria come nazione cristiana.” (Per il profilo completo, in inglese vedasi qui.)

mercoledì 22 gennaio 2020

I Santi della Cappella Ungherese – Beato Ladislao Batthyány-Strattmann, medico dei poveri


Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. Consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, la cappella è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso i santi.
Nella sua memoria liturgica, avvicinandoci al 150° anniversario della nascita, presentiamo la figura del Beato Ladislao Batthyány-Strattmann, membro di una delle famiglie aristocratiche più importanti dell’Ungheria che dedicò la sua vita al servizio del prossimo come medico.
Il Beato Batthyany-Strattmann con la moglie e la famiglia nel proprio ospedale
(Rilievo nella cappella ungherese delle Grotte vaticane - foto: Oláh-Arré)

Ladislao – in ungherese László – nacque nel 1870 a Dunakiliti, un piccolo paesino nell’Ungheria occidentale, nella antica e prestigiosa famiglia aristocratica dei Conti Batthyány di Németújvár. Ereditò il titolo di Principe dallo zio, divenendo 7° Principe Batthyány-Strattmann.
Ladislao perse la madre a dodici anni, un’esperienza che lo segnò dolorosamente. Dopo una gioventù turbolenta decise di diventare medico, anche contro la volontà di suo padre. Si sposò nel 1898 con la Contessa Maria Theresia Coreth ed ebbero 12 figli. Subito dopo l’università fondò un ospedale privato a Köpcsény (oggi Kittsee in Austria).

lunedì 20 gennaio 2020

I Santi della Cappella Ungherese - Beato Eusebio, fondatore dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita


Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. Consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, la cappella è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso i santi.
Nella sua memoria liturgica, nonché 750° anniversario della morte, presentiamo la figura del Beato Eusebio, il fondatore dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita.
Beato Eusebio raduna gli eremiti della montagna del Pilis
(di Pál Kő, Cappella ungherese, Grotte Vaticane)

Oriundo di una famosa famiglia ungherese, Eusebio (Özséb in ungherese) studiò diritto e divenne canonico della cattedrale di Esztergom in Ungheria. Nel 1241-1242 si abbatté sul Paese l’invasione dei mongoli che distrussero la gran parte delle città, ad eccezione della fortezza di Esztergom, di cui Eusebio stesso fu testimone.
Dopo aver contribuito all’avvio della ricostruzione, Eusebio iniziò a raccogliere intorno a sé gli eremiti che vivevano sparsi nelle foreste della Montagna del Pilis (tra Budapest ed Esztergom). Come impegno precipuo indicò l’espiazione e la penitenza, offerte per la patria.
Organizzò un vero e proprio ordine religioso, dalla vita eremitica-contemplativa, prendendo come patrono San Paolo Primo Eremita. Secondo la tradizione si recò a Roma per chiedere l’approvazione del papa e trovò in San Tommaso d’Aquino un valido sostenitore. L’Ordine di San Paolo Primo Eremita (OSPPE) adottò la regola di Sant’Agostino nel 1308, con l’approvazione del papa.
Eusebio morì all’età di 70 anni nel monastero della Santa Croce di Pilis da lui fondato (le cui rovine oggi si trovano vicino a Kesztölc). Nonostante fosse venerato da sempre nell’ambito dell’ordine, il riconoscimento formale del suo culto avvenne solo nel 2009.