lunedì 15 ottobre 2018

Invito - La fine della Grande Guerra e la Chiesa nella Mitteleuropa (Venezia, 19 ottobre 2018)

La Facoltà di Diritto Canonico San Pio X in Venezia, insieme al Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese in Roma e all’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, organizza una Giornata di studio dal titolo "La fine della Grande Guerra e la Chiesa nella Mitteleuropa. Aspetti politici, istituzionali, pastorali", il 19 ottobre 2018 a Venezia.
A cento anni dalla dissoluzione dell’Impero Austro-ungarico, si desidera approfondire gli aspetti giuridico-istituzionali che hanno sortito degli effetti significativi sulla vita delle chiese cattoliche presenti nella Mitteleuropa.

Informazioni:
Facoltà di Diritto Canonico San Pio X
Dorsoduro 1, 30123 Venezia
T +39 041 2743911
F +39 041 2743955





giovedì 11 ottobre 2018

Papa Francesco e l’iniziativa ungherese per i giovani cristiani perseguitati


Una ventina di giovani cristiani, beneficiari di una borsa di studio governativa ungherese (SCYP), ha potuto incontrare il Santo Padre al termine dell’udienza generale del 10 ottobre 2018. Il gruppo, guidato da Tristan Azbej, Segretario di Stato per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati è stato presentato al papa dall’Ambasciatore ungherese Eduard Habsburg-Lothringen.

Papa Francesco con il gruppo guidato dal Segretario di Stato ungherese Tristan Azbej
Il Sig. Azbej ha raccontato gli obiettivi della borsa di studio ungherese: rendere possibile a dei giovani, scelti direttamente dalle comunità cristiane perseguitate, di compiere i propri studi in Ungheria per poi tornare in patria a servizio del loro popolo.


Papa Francesco ha ascoltato le testimonianze e ha detto di essere profondamente toccato da questo tipo di iniziativa e che era molto contento che l’Ungheria aiutava in questo modo tali comunità. Al momento della consueta foto di gruppo egli stesso ha voluto mettersi dietro la bandiera ungherese.
Papa Francesco con il gruppo di giovani cristiani perseguitati, beneficiari della borsa di studio ungherese

Presentata a Roma la mostra “Cross in Fire” sulla persecuzione dei cristiani





È stata presentata la sera del 9 ottobre 2018, a Palazzo Cesi, la mostra “Cross in Fire” con la testimonianza personale di alcuni giovani cristiani perseguitati giunti a Roma per incontrare il Santo Padre. Dopo il saluto dell’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede Eduard Habsburg-Lothringen, la mostra, preparata dal Museo Nazionale Ungherese, è stata illustrata dal Direttore Generale Benedek Varga e dalla curatrice Bianka Speidl.



“Köszönöm Magyarország - Grazie Ungheria!”: ha ripetuto più volte il Patriarca di Aleppo dei Siri, Sua Beatitudine Ignace Youssef III Younan, grato perché, invece di favorire l’emigrazione dei cristiani dalla Siria, l’Ungheria accoglie dei giovani universitari che dopo gli studi torneranno nella loro patria per aiutare a ricostruirla.

A portare il saluto del Governo ungherese è intervenuto il Vice Segretario di Stato del Ministero delle Capacità Umane ungherese, il Sig. Gellért Sölch con le seguenti parole:

“L’Ungheria è un paese di cultura cristiana che durante la sua storia diverse volte, da ultimo sotto la persecuzione comunista, ha dovuto lottare per la propria identità cristiana ed ungherese. Era perciò evidente che l’Ungheria volesse cercare di aiutare, secondo le sue possibilità, gli altri cristiani che subiscono delle persecuzioni. Nell’ambito del programma Hungary Helps forniamo degli aiuti diretti alle Chiese e comunità cristiane perseguitate affinché possano rafforzarsi nella loro terra d’origine. In questo ambito è stata creata la borsa di studio dedicata a giovani cristiani perseguitati (Scholarship Programme for Christian Young People), alcuni dei quali sono ora qui con noi per condividere le loro esperienze personali. Spero che una volta tornati in patria, presso le loro comunità, possano giocare un ruolo determinante con il loro sapere e la loro esperienza. La mostra Cross in Fire è come se fosse un grido silenzioso per far sapere che il cristianesimo è la religione più perseguitata, per la quale molti hanno anche dato la propria vita. Vediamo che oggetti e luoghi sacri, usati per lunghi decenni e secoli per il culto cristiano, hanno subito attacchi violenti. Non possiamo voltarci dall’altra parte, ma dobbiamo agire ed ascoltare il loro grido silenzioso. Ma gli oggetti devastati e distrutti che si possono vedere alla mostra non sono solamente testimonianze di vandalismo e di aggressione ma soprattutto di una grande fede. Così possono darci la forza per trasmettere il messaggio dei cristiani perseguitati e per fare il possibile per aiutarli.”

Venti giovani studenti cristiani, beneficiari della borsa di studio ungherese (SCYP), provenienti dall’Iraq, dalla Siria, dal Pakistan, dalla Nigeria e dall’Egitto, hanno portato la loro testimonianza che ha molto impressionato e commosso i presenti. Ha presenziato all’evento anche Sua Beatitudine il Card. Louis Rafael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, nonché diversi rappresentanti di istituzioni vaticane e membri del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede.

martedì 9 ottobre 2018

Messa ungherese in Vaticano con i cori della Transilvania


È stata celebrata all’Altare della Cattedra della Basilica vaticana la festa di S. Maria Magna Domina Hungarorum lunedì 8 ottobre. A presiedere la S. Messa Mons. Ferenc Palánki, Vescovo di Debrecen-Nyíregyháza (Ungheria), con la concelebrazione di Mons. Fülöp Kocsis, arcivescovo metropolita della Chiesa Greco Cattolica Ungherese e Mons. Gábor Mohos, vescovo ausiliare eletto di Eszergom-Budapest, nonché di una ventina di sacerdoti ungheresi.

Il rito è stato solennizzato dai canti liturgici di un coro d’eccezione: quattrocento ungheresi della Transilvania in costumi tradizionali, membri dei vari cori parrocchiali della regione del Felcsík. Ha presenziato alla celebrazione il Vice primo ministro del Governo ungherese, l’On. Zsolt Semjén, il quale successivamente ha avuto un incontro ufficiale con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Mons. Kocsis, Mons. Palánki e Mons. Mohos celebrano all'Altare della Cattedra
Pubblichiamo il riassunto dell’omelia pronunciata da Mons. Ferenc Palánki.

* * *

 Omelia di Mons. Ferenc Palánki, Vescovo di Debrecen-Nyíregyháza
Festa di S. Maria Magna Domina Hungarorum, 8 ottobre 2018, Basilica Vaticana

 

domenica 7 ottobre 2018

“Di essi è il Regno dei Cieli – Siria”


Mercoledì, 10 ottobre, ore 19.00
Accademia d’Ungheria in Roma (Via Giulia 1)

Film documentario, 51 minuti, 2018
Regista: Beatrix Siklósi, Géza Marossy
Lingua: ungherese, con sottotitoli in inglese






Alla fine dell’aprile 2018 l’europarlamentare ungherese On. György Hölvényi, presidente del Gruppo di lavoro per il dialogo interreligioso del Partito Popolare Europeo, assieme a due religiosi ungheresi, Fra’ Csaba Böjte OFM e P. Szabolcs Sajgó S.I. ha visitato la Siria martoriata per prendere contatti con le Chiese locali e portare degli aiuti. Hanno incontrato i diversi capi delle comunità cristiane e tante famiglie traumatizzate ad Aleppo, Homs, Maalula e Damasco, città gravemente danneggate dalla guerra.

giovedì 4 ottobre 2018

8 ottobre - Coro di 400 persone per la festa della Magna Domina Hungarorum


La comunità ungherese di Roma è solita celebrare la festa di S. Maria Magna Domina Hungarorum, cui è intitolata la cappella ungherese delle Grotte Vaticane, consacrata da San Giovanni Paolo II nel 1980. Tale cappella rappresenta per gli ungheresi di tutto il mondo un importante punto di comunione spirituale e di vicinanza con il Successore di Pietro, come è dimostrato anche dall’assidua presenza dei pellegrini alle celebrazioni nella cappella.

Quest’anno l’8 ottobre, alle ore 11, Mons. Ferenc Palánki, vescovo di Debrecen-Nyíregyháza (Ungheria nord-orientale) celebrerà la Santa Messa all’Altare della Cattedra nella Basilica vaticana in onore della Madonna. Circa 400 pellegrini ungheresi della Transilvania giungeranno in Vaticano per solennizzare la celebrazione con dei bellissimi canti mariani.

Si tratta, infatti, dei cori parrocchiali riuniti di una dozzina di paesi di lingua ungherese (siculi/székely) della regione di Felcsík (Transilvania/Romania). Sono due gli anniversari che hanno motivato il loro pellegrinaggio alla Tomba di Pietro.

Il primo è la festa della Magna Domina Hungarorum cui sono molto devoti: proprio nella loro regione si erge il celeberrimo Santuario di Csíksomlyó, ogni anno meta di centinaia di migliaia di pellegrini (soprattutto a Pentecoste). Quest’anno poi si commemorano i 980 anni di quel gesto con cui Re Santo Stefano d’Ungheria dedicò la sua corona, il Paese e il popolo ungherese alla Vergine Maria. Il secondo motivo è rappresentato dalla loro devozione al Servo di Dio Áron Márton, del quale ricorre l’80esimo anniversario della nomina a vescovo di Transilvania (Alba Iulia). Egli nacque a Csíkszentdomokos, uno dei paesi di origine dei cori, e la sua causa di beatificazione è attualmente in corso.

martedì 2 ottobre 2018

Santa Sede e Ungheria all'ONU sulla protezione dei cristiani


La conferenza all'ONU sulla persecuzione dei cristiani
(foto: Ministero Affari Esteri Ungherese)
Il 28 settembre la Missione Permanente Ungherese presso l’ONU a New York ha organizzato, in collaborazione con altre missioni, un evento dedicato alla persecuzione dei cristiani: “Libertà dalla persecuzione” (Freedom from Persecution: Christian Communities and Religious Pluralism in Danger).

Il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese On. Péter Szijjártó, avendo richiamato l’attenzione al fatto che sono i cristiani la comunità religiosa più perseguitata al mondo, ha sottolineato la necessità dell’accertamento delle responsabilità dei crimini di guerra e contro l’umanità, perpetrati nei confronti dei cristiani soprattutto nella Siria. Se la stabilità della Siria è chiaramente nell’interesse dell’Europa, ha rilevato, una delle condizioni del ristabilimento della stabilità è proprio la punizione dei crimini ivi commessi. È per questo che va sostenuto il meccanismo dell’ONU istituito a tale scopo (International, Independent and Impartial Mechanism).

Mons. Gallagher e il Ministro Szijjártó alla conferenza
(foto: Ministero Affari Esteri Ungherese)
Alla conferenza ha rappresentato la Santa Sede S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, il quale ha sottolineato l’importanza della responsabilità di proteggere che si realizza prima di tutto con l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Esiste, inoltre, la responsabilità della comunità internazionale ad assistere gli Stati nell’assicurare la protezione della popolazione, specialmente nei confronti di attori non statali. È indispensabile, infine fare di tutto per restituire alle minoranze etniche e religiose soggette a gravi violazioni dei diritti umani ciò che è stato loro tolto. Si tratta di aiutarli a tornare nelle loro terre di origine, aiutarli a ricostruire le loro case e infrastrutture ma, soprattutto, il tessuto sociale indispensabile per una convivenza pacifica. Monsignor Gallagher ha menzionato, in questo contesto, l’importanza del contributo generoso “di Governi come l’Ungheria o di organizzazioni caritative come Aiuto alla Chiesa che Soffre o Knights of Columbus” ai progetti di ricostruzione avviati sulla Piana di Ninive.

domenica 30 settembre 2018

Il culto di San Charbel in Ungheria – solidarietà spirituale con il Libano


Il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, ha visitato l’Ungheria in occasione della festa di re Santo Stefano d’Ungheria, il 20 agosto scorso, su invito del cardinale Péter Erdő, primate d’Ungheria e dell’On. Zsolt Semjén, vice primo ministro d’Ungheria. 
Il Card. Erdő e il Card. Rai nella Chiesa dei Santi Angeli di Gazdagrét,
con il ritratto e le reliquie di S. Charbel
(foto: Magyar Kurír/Attila Lambert)
 
Uno dei momenti più significativi della visita è stata la benedizione del battistero dedicato a San Charbel Makhluf, monaco e presbitero maronita libanese nella chiesa dei Santi Angeli a Gazdagrét. Alla cerimonia hanno partecipato il Cardinale Péter Erdő, la Signora Joanna Azzi, Ambasciatore del Libano in Ungheria, il Sig. Tamás Hoffmann, Sindaco dell’XI Distretto della Capitale e il Sig. Tristan Azbej, Sottosegretario ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati. La chiesa dei Santi Angeli sorge nel quartiere periferico di Gazdagrét, caratterizzato dai grandi palazzi dell’epoca socialista, e fu consacrata nel 2016. È stata in quella occasione che il Cardinale Erdő ha affidato alla parrocchia le reliquie di quattro santi Maroniti, San Charbel, Santa Rafqua, San Nimatullah Al-Hardini e il Beato Estephan Nehmé, ricevute in regalo dal Patriarca Raï. ha inteso promuovere in questo modo il loro culto in Ungheria, per rafforzare la solidarietà dei fedeli ungheresi con i cristiani perseguitati del Medio Oriente.

venerdì 28 settembre 2018

“CROSS IN FIRE” – Mostra sulla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente


Palazzo Cardinal Cesi, a due passi dal Vaticano, ospiterà dall’8 al 12 ottobre 2018, una mostra particolare: “Cross in Fire” – La croce nel fuoco. La vita, la sofferenza, il terrore e la distruzione toccati in sorte alle diverse comunità del Medio Oriente questa volta vengono presentati non attraverso le telecamere e le notizie dei media occidentali, ma dall’ottica delle vittime stesse.

Gli oggetti esposti alla mostra non sono solo dei cimeli, ma alcune possono considerarsi delle vere reliquie, offerti dagli interessati: oggetti e libri sacri e paramenti liturgici danneggiati, frammenti di pietre dalle chiese devastate, effetti personali di vittime innocenti degli attentati.

L’obiettivo però non è quello di offrire ai visitatori delle scene raccapriccianti. La mostra vuole piuttosto aiutare, anche con l’ausilio di accurate spiegazioni, a rafforzare la consapevolezza che le radici cristiane della civiltà occidentale si trovano in Medio Oriente, e se venissero estirpate tutta la civiltà umana ne rimarrebbe sconvolta.

Cristiani allo stremo

All’inizio del XX secolo i cristiani medio orientali furono partecipanti attivi dei processi politici e sociali. Nel 1920 in Siria un terzo della popolazione era cristiana, mentre nel 2011 la loro proporzione è scesa al 5-8%. Dopo l’esplosione di guerra in Siria si possono solo stimare i numeri dei cristiani rimasti nel paese. Il declino è molto tragico in Iraq dove il loro numero è ridotto dai 1,5 milioni del 2003, ai 250 mila di oggi. Nonostante l’apparente vitalità, la comunità cristiana d’Egitto, di 10 milioni di persone, è pure gravemente minacciata dagli attacchi terroristici.

Mostra Cross-in-Fire (foto: Museo Nazionale Ungherese)
Lo scopo del jihadismo – umiliazione e persecuzione

Non si possono identificare le organizzazioni estremiste jihadiste con i musulmani in generale. L’ISIS e altri gruppi radicali hanno però l’obiettivo di creare uno stato organizzato sulla base del diritto islamico, e secondo loro la violenza non è solo necessaria per la salvezza ma è addirittura un obbligo religioso.

„…siamo associati all’occidente”

La propaganda jihadista tipica identifica i cristiani con i crociati medievali e con l’Occidente ateo e senza religione. I jihadisti sostengono che i cristiani medio orientali sono discendenti dei crociati e agenti infiltrati dell’Occidente “ateo” e “infedele”. L’obiettivo di lungo termine è di estirpare la civiltà cristiana da tutto il mondo, e così questi attacchi fanno parte di una battaglia apocalittica. Ciò spiega perché gli attentati puntano soprattutto ai cristiani del Medio Oriente.

Mostra Cross-in-Fire (foto: Museo Nazionale Ungherese)
Distruzione del patrimonio culturale

La distruzione non rispetta niente e nessuno: oltre all’eliminazione di monumenti antichi i jihadisti hanno rovinato e distrutto beni architettonici cristiani e precristiani insostituibili, come tombe di santi, dipinti, chiese, conventi e altri luoghi santi. Spesso questi monumenti furono per secoli dei simboli anche della locale coesistenza pacifica dei cristiani e musulmani e la loro perdita è ancor più dolorosa.
Conseguenze: fuga ed esilio

Come conseguenza degli attacchi e delle atrocità l’emigrazione dei cristiani dal Medio Oriente si svolge già da decenni, e con loro la cultura cristiana potrebbe sparire per sempre da questa regione. L’esodo dei cristiani cominciò già nel 1915 e nell’ultimo secolo centinaia di migliaia di loro si sono trasferiti in Europa, in America e in Australia. I conflitti dell’ultimo decennio e mezzo hanno accentuato questo processo e molti cristiani ora vivono da rifugiati e sono doppiamente vulnerabili, a causa della loro religione.

Il futuro: sforzi e speranze

La persecuzione dei cristiani medio orientali sta suscitando un’eco sempre maggiore nel mondo. Bisogna essere consapevoli che la perdita del cristianesimo in Medio Oriente sarà un grave danno per l’intera umanità. Ci sono ormai diverse iniziative che aiutano i cristiani a rimanere o a ritornare nella loro terra d’origine.

In questo contesto si inseriscono le politiche del Governo ungherese: nel 2016 ha istituito il Segretariato di Stato per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati con lo scopo di fornire aiuti umanitari, favorire la ricostruzione e lo sviluppo delle comunità colpite, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. È stata, inoltre, creata una borsa di studio per i giovani cristiani del Medio Oriente, offrendo loro la possibilità di studiare nelle diverse università ungheresi.

La mostra “Cross in Fire” è stata realizzata dal Museo Nazionale Ungherese, in collaborazione con diversi istituti di ricerca ungheresi, con il sostegno della Segreteria di Stato per l’Aiuto ai Cristiani Perseguitati e presentata prima a Budapest, poi a Washington e a New York.
Palazzo Cardinal Cesi (Via della Conciliazione 51), ore 11-19 - ingresso libero
Per visite guidate: ungheriasantasede@gmail.com


mercoledì 19 settembre 2018

Gemellaggio tra Betlemme e Budapest


I sindaci di Betlemme e Budapest hanno firmato, il 3 settembre 2018 a Betlemme, un accordo di gemellaggio e di cooperazione tra le due città.

Il sindaco della città palestinese Anton Salman ha spiegato che Betlemme vuole far conoscere le sue bellezze e le sue sfide, in particolare quelli dei cristiani palestinesi. István Tarlós, sindaco di Budapest invece ha sottolineato l’importanza di approfondire e tenere vivi i propri rapporti con le radici spirituali del cristianesimo e di conseguenza difendere la cultura millenaria d’Europa: „La cooperazione aiuterà a far conoscere la capitale e la cultura ungheresi agli abitanti di Betlemme, attraverso iniziative musicali, artistiche, in ambito sportivo e giovanile, nonché di tutela del patrimonio artistico”.

Prima di Budapest anche la città di Kalocsa, antica sede arcivescovile dell’Ungheria centrale, ha firmato un simile gemellaggio con Betlemme, nel 2010. Il Governo ungherese, invece, è stato tra i primi a contribuire, con 100.000 EUR, ai restauri della Basilica della Natività.

mercoledì 12 settembre 2018

La Conferenza Episcopale Ungherese rilancia la raccolta a favore dei cristiani perseguitati


La Conferenza Episcopale Ungherese, in occasione della seduta plenaria del 5 settembre scorso, la lanciato un nuovo appello per la raccolta di fondi a sostegno dei cristiani perseguitati dei paesi del Medio Oriente. Già in precedenza i fedeli ungheresi hanno provveduto ad inoltrare aiuti in Iraq e Siria, integrati dal Governo ungherese.

* * *

Il testo del comunicato della Conferenza Episcopale Ungherese:

“I membri della Conferenza Episcopale Ungherese e i fedeli sono sconcertati dalle ripetute notizie sulle persecuzioni subite dai nostri fratelli cristiani in certi paesi africani e asiatici, nonché altrove nel mondo.

Tali persecuzioni si presentano sotto diversi aspetti, dalle discriminazioni agli omicidi più atroci. Secondo ricerche affidabili anche oggigiorno ogni cinque minuti uno dei nostri fratelli cristiani viene ucciso per la sua religione. Li commemoriamo regolarmente nelle nostre preghiere.

Non intendiamo assolutamente suscitare avversione nei confronti di persecutori, né tantomeno vorremo incoraggiare alcuna vendetta. La commemorazione dei martiri fa parte della vita della nostra Chiesa sin dalle origini. Anche il sostegno ai fratelli della fede bisognosi è una pratica antica, mettendo al primo posto le famiglie cristiane che sono state cacciate dalla propria patria, mentre le loro case e le loro chiese sono state distrutte.

A sostegno dei nostri fratelli cristiani perseguitati chiediamo nuovamente le donazioni generose dei confratelli sacerdoti, dei fedeli, nonché di ogni persona di buona volontà, sul conto corrente seguente: Magyar Katolikus Püspöki Konferencia, 11100104—18181490—14000003.

Già in occasione della colletta di due anni fa abbiamo sperimentato la loro generosità, quando abbiamo potuto sovvenzionare con 126 milioni di fiorini (circa 400 mila euro) i nostri fratelli cristiani perseguitati del Medio Oriente.

Ogni fiorino aiuta i nostri fratelli perseguitati a ritornare in quelle città e in quei villaggi dove i loro antenati hanno vissuto per secoli e millenni. Anche in nome di nostri fratelli cristiani vi ringraziamo per il vostro generoso sostegno.

Budapest, 5 settembre 2018”

lunedì 10 settembre 2018

Riunione dei Vescovi centro-est europei


Vescovi dell'Europa centro-orientale a Bratislava
(foto: Magyar Kurír, CCEE)
Si è svolto il 6-7 settembre 2018 a Bratislava (Slovacchia) l’incontro dei rappresentanti delle Conferenze episcopali dell'Europa centro-orientale. Vi hanno partecipato rappresentanti degli Episcopati della Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Croazia, Ucraina, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, della Conferenza internazionale dei SS. Cirillo e Metodio, nonché la Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE). L’Ungheria era rappresentata dal Primate, il Card. Péter Erdő e dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. András Veres.
Tra altri temi si sono occupati dell’aiuto ai cristiani perseguitati del Medio Oriente, e della cooperazione in Europa, come risulta dal loro comunicato:
“Negli ultimi anni, le diocesi della regione hanno svolto diverse azioni - come per esempio la comune raccolta organizzata nel 2017 a favore delle vittime delle guerre in Medioriente - e contribuiscono alla ricostruzione delle case, ospedali, scuole e interi villaggi, per rendere possibile il ritorno dei profughi nelle loro patrie. Gli organi della Chiesa cattolica hanno prestato un valido aiuto anche ai profughi e migranti che attraversavano il territorio dei loro paesi. (…)
La crisi migratoria ha mostrato che non è facile superare le differenze mentali e culturali che esistono tra Oriente e Occidente. I vescovi, però, osservano di essere tenuti a collaborare. (…)
Non è possibile essere indifferenti nei confronti delle persone che - cercando un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie – si trovano in pericolo di morte o soffrono di fame e carestia. Bisogna fare tutto il possibile per aiutare i loro paesi d'origine, per risolvere i problemi che causano le migrazioni. (…)
I vescovi sono preoccupati per la diffusione dell'ideologia gender, nascosta tra altro anche nel noto Protocollo di Istanbul [Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa – ndr.]. Bisogna fare del tutto affinché l'Europa torni alle radici naturali e cristiane. Le sue istituzioni, comprese le corti [i tribunali – ndr.], dovrebbero rispettare l'autonomia dei paesi dell'Europa centro-orientale nella sfera culturale ed etica. Inquietano le decisioni sovranazionali che impongono, a volte in modo indiretto, soluzioni in contrasto alle costituzioni e culture dei singoli paesi, approfondendo così le alienazioni e agendo contro l'integrazione. I vescovi chiedono i rappresentanti dei governi di rifiutare la ratifica del Protocollo di Istanbul, o di revocare la firma.”

giovedì 6 settembre 2018

Nuovo Nunzio Apostolico in Ungheria


Monsignor Michael August Blume, nuovo nunzio apostolico in Ungheria ha presentato le credenziali al Presidente dell’Ungheria, S.E. János Áder il 5 settembre 2018, a Palazzo Sándor.
Mons. Michael A. Blume presenta le credenziali al Presidente ungherese János Áder
foto: Magyar Kurír)
Il nunzio è arrivato a Budapest il 3 settembre, accolto all’aeroporto dai rappresentanti della Conferenza Episcopale Ungherese e dal Capo del Cerimoniale Diplomatico. Il giorno seguente Mons. Blume ha partecipato alla seduta plenaria della Conferenza Episcopale Ungherese, tenutasi nella città di Győr.

Dopo la presentazione delle credenziali, Mons. Blume ha reso omaggio al Milite Ignoto sulla Piazza degli Eroi a Budapest.
Il nuovo Nunzio di Budapest a Piazza degli Eroi
(foto: Magyar Kurír)


lunedì 20 agosto 2018

Festa di Santo Stefano d’Ungheria – 20 agosto


Opera di Mária Törley
È il 20 agosto che in Ungheria si celebra la festa di Santo Stefano primo re, anche se la Chiesa universale lo commemora il 16 agosto. Le ragioni di tale differenza hanno più di nove secoli di storia.

 

980 anni fa moriva Santo Stefano, primo re d’Ungheria. La sua terza leggenda, compilata a cavallo dell’XI-XII secolo (cd. Leggenda Hartvik) riferisce che il pio transito di Stefano avvenne nella festa dell’Assunta, che egli tanto venerava. Secondo una tradizione egli morì in una località chiamata Bodajk, che divenne uno dei primi santuari mariani dell’Ungheria (vicino a Székesfehérvár). Altri però ritengono che ciò sia avvenuto nei pressi di Esztergom.

Prima della sua morte Stefano volle offrire il Paese alla Vergine Maria con la seguente preghiera: “O Regina del cielo e gloriosa rinnovatrice del mondo, al tuo patrocinio e alle tue preghiere io affido la santa Chiesa con i suoi vescovi e il suo clero, e il Regno con i suoi magnati e il suo popolo: dicendo così il mio ultimo addio, nelle tue mani consegno la mia anima.” È per questo che l’Ungheria portava orgogliosa anche il titolo di “Regnum Marianum” e Santo Stefano è molto spesso raffigurato nell’atto di offrire la corona, cioè il Paese, alla Vergine.

Cappella ungherese nelle Grotte Vaticane
sullo sfondo la raffigurazione dell'offerta della corona da parte di S. Stefano
alla Madonna Magna Domina Hungarorum
La festa dell’Assunta già ai tempi di Re Stefano era considerata in Ungheria la festa principale. Sappiamo dalla leggenda di San Gerardo (benedettino veneziano divenuto vescovo e poi martire in Ungheria) che il re era solito festeggiare tale solennità, assieme ai vescovi del paese, a Fehérvár (Alba Reale, Székesfehérvár), dove ha costruito una magnifica basilica in onore della Madonna. Sempre il re soleva riferirsi al Paese come “famiglia della Beatissima Vergine”. Sia la leggenda di Stefano che quella di Gerardo raccontano, a proposito della devozione degli ungheresi, che essi il nome di Maria non lo pronunciavano ma semplicemente la chiamavano Regina (il termine tradizionale ungherese per indicare la Madonna – “Boldogasszony” – ha un tale significato), e la festa dell’Assunta era chiamata il “giorno della regina” (cfr. Legenda Maior: “aetiam festivitas assumptionis eiusdem Virginis sine additamento proprii nominis ipsorum lingua regine dies vocitetur”).

Questa sua devozione per la Madonna, nonché la data della sua morte spiegano perché la canonizzazione di Stefano sarebbe dovuta iniziare proprio il giorno dell’Assunta. Il 15 agosto del 1083 il re di allora, San Ladislao, e i magnati del Regno, assieme ai vescovi, si radunarono nella basilica di Fehérvár, presso la tomba di Stefano, iniziando un digiuno di tre giorni. Al termine del quale, provarono ad aprire la tomba, ma invano. Ascoltando il monito di una pia suora il re mandò a liberare dalla prigionia il suo avversario principale (il pretendente al trono Salomone), e poi ripeterono il digiuno di tre giorni. Giunti così alla sera del 20 agosto il sarcofago di Stefano finalmente si aprì e poterono procedere all’elevazione delle sue reliquie, ossia alla canonizzazione.

Sarcofago di S. Stefano, conservato a Székesfehérvár
(foto: turizmus.szekesfehervar.hu)
Da allora gli ungheresi celebrarono la festa di Santo Stefano il 20 agosto. La basilica di Fehérvár divenne il luogo dove i re d’Ungheria venivano incoronati e una buona parte di loro lì trovò pure sepoltura.

La basilica di Székesfehérvár
nel medioevo
ricostruzione ipotetica
Della rilevanza “pubblica”, o “civile” di tale festa è testimonianza eloquente la Bolla d’Oro, emanata da re Andrea II nel 1222. In essa il re dichiara “che ogni anno siamo tenuti a celebrare la festa del Santo Re ad Alba, eccetto se fossimo impediti da affari urgenti o da malattia”. Si impegnava, quindi, a recarsi a Fehérvár per la festa di S. Stefano. Lì doveva rendersi disponibile per amministrare la giustizia ai richiedenti, che era una questione rilevante poiché per buona parte del medioevo i re ungheresi non avevano una „sede” fissa, ma si spostavano nel Pese tra i loro diversi palazzi e fortezze.

Nel 1686 il Beato Innocenzo XI estese il culto di S. Stefano alla Chiesa universale, fissandone la festa per il giorno 2 settembre. Avvenne, infatti, proprio quel giorno la liberazione di Buda, capitale dell’Ungheria, dal dominio ottomano e il Papa, che tanti meriti ebbe in tale successo, lo volle commemorare così. Questo non cambiò però, le tradizioni ungheresi.

La Sacra Destra, venerata nella Basilica di S. Stefano a Budapest
(foto: bazilika.biz)
Nel 1771 fu la regina Maria Teresa d’Asburgo, ad ufficializzare il 20 agosto come festa “nazionale” degli ungheresi, disponendo il trasferimento a Buda della principale reliquia di Stefano, la Sacra Destra. Questa insigne reliquia fu inizialmente conservata in un monastero, chiamato, appunto della S. Destra (Szentjobb, oggi Sâniob in Romania), poi a Fehérvár. Da lì, durante l’occupazione ottomana, venne prima trafugata in Bosnia e poi custodita dai domenicani di Ragusa/Dubrovnik. A partire dal ritorno in Ungheria della reliquia, divenne tradizione la processione della Sacra Destra il 20 agosto.

Nella Chiesa universale, a partire dal 1970, Santo Stefano re d’Ungheria si commemora il 16 agosto (ossia il giorno seguente l’anniversario della sua morte), ma ciò non ha alcuna tradizione in Ungheria dove si continua a celebrarlo, sia civilmente che liturgicamente, il 20 agosto.

Si tratta di una festa che persino i comunisti non riuscirono a cancellare. Ne hanno piuttosto voluto cambiare il contenuto: la dichiararono “festa del nuovo pane” e, dopo l’approvazione della costituzione del 1949, “festa della Costituzione” (relegando la processione della S. Destra tra le mura della Basilica di S. Stefano a Budapest). Con il cambio di regime il 20 agosto riacquistò il suo significato originale e la nuova Legge fondamentale del 2011 ne stabilisce la preminenza sulle altre due feste nazionali ungheresi.

Nell’anno 2000 anche il Patriarcato di Costantinopoli riconobbe il culto di Santo Stefano d’Ungheria che così divenne il primo santo latino riconosciuto dalla Chiesa ortodossa.
Icona di S. Stefano d'Ungheria,
dono del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I
alla basilica di Esztergom
(A cura di Márk A. Érszegi)



venerdì 17 agosto 2018

sabato 11 agosto 2018

Intervista dell'Ambasciatore d'Ungheria al quotidiano "La Verità"


La Verità, Francesco Agnoli, 4 agosto 2018

“Soros ha i soldi e un programma: gli manca legittimità democratica”

Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore ungherese presso la Santa Sede: “È una forza antagonista che vuole influenzare le politiche nazionali. Siamo europeisti per vocazione, ma crediamo in una Ue rispettosa dell’autonomia dei singoli Stati”.

Sino a pochi anno orsono l’Ungheria era un paese per noi troppo lontano. La catastrofe comunista era riuscita quasi a cancellarlo dalla memoria di buona parte dell’Europa, nonostante tutti avessero conoscenza di un’epoca in cui era esistito un glorioso „Impero austroungarico”. Chi è nato all’epoca della Guerra Fredda forse ricorda almeno l’eroica resistenza del cardinale magiaro József Mindszenty, vittima dei comunisti, ma anche di altri uomini di Chiesa incapaci di comprendere appieno la profonda nequizia del comunismo.

Da ormai diversi anni, però, l’Ungheria è un paese di cui si parla sempre più spesso, per il suo ruolo all’interno dell’Unione Europea e per la leadership forte e discussa del suo primo ministro, Viktor Orban: un uomo che, al pari di altri politici dell’est Europa, come il polacco Andrzej Duda, da una parte auspica un’Unione europea meno tecnocratica e sovietica, dall’altra concepisce la rinascita del proprio paese anche come riaffermazione della sua identità cristiana.

Per questo ascoltare l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg-Lothringen, con un cognome così suggestivo e gravido di risonanze storiche, è quasi un dovere: aiuta a comprendere una visione del mondo che non solo non è più possibile marginalizzare e demonizzare, ma che forse è anche il segreto per ricucire il nostro passato europeo con il nostro futuro.

In Italia si parla molto di Orbán, ma l'informazione è piuttosto manichea. Perché gli ungheresi lo hanno votato e rivotato?

La terza ampia vittoria consecutiva dell’alleanza dei partiti Fidesz e Kdnp (democristiani) è dovuto a diversi fattori. Prima di tutto perché il Fidesz-Kdnp ha saputo proporre una visione positiva per il presente ed il futuro del Paese. Una visione di matrice democristiana e moderata nella quale la maggioranza degli ungheresi si riconosce. Le forze della sinistra liberale, prima del 2010 hanno portato il Paese in una situazione drammatica, poi, dal 2010 sono stati incapaci di esprimere un’alternativa credibile. Così pure l’estrema destra che negli anni passati è divenuta la principale forza di opposizione.

Si dice che Orban sia un politico autoritario e populista

Viktor Orbán è un leader eletto democraticamente e a stragrande maggioranza, con una carriera politica eccezionale. È da decenni, infatti, che si impegna per la sua patria, con otto elezioni democratiche alle spalle, delle quali quattro perse e quattro vinte. Non so di altri politici europei che abbiano un simile risultato.

I paesi dell'Est hanno un rapporto forte con la loro storia recente: qual è il rapporto dell'Ungheria con il suo passato novecentesco?

Mi permetta di osservare che quello di “Paesi dell’Est” è un termine dell’epoca della guerra fredda. Il suo riaffiorare negli ultimi anni può essere segno che la “cortina di ferro” forse non è del tutto sparita nella mentalità di molti. I Paesi della nostra regione si riconoscono come parte orientale dell’Europa centrale, non solo geograficamente ma anche per cultura e tradizioni. Il XX secolo ha provato duramente gli ungheresi: basti pensare alla Grande Guerra e al successivo smembramento del Paese e della nazione con il trattato del Trianon, e poi alle dittature nazista e comunista. Si tratta di eventi storici i cui effetti si sentono tuttora nella vita quotidiana. Il preambolo della legge fondamentale ungherese riassume il nostro recente passato rilevando che l’autodeterminazione statale fu persa il 19 marzo 1944 e riacquistata solo il 2 maggio 1990, mentre in quei decenni di occupazione straniera la costituzione storica dell’Ungheria fu sospesa. Essa proclama, infine, che dopo i decenni di “decadenza morale” il Paese ha “inevitabilmente bisogno di un rinnovamento spirituale e morale”. La Legge sulla Coesione Nazionale del 2010 dichiara che, nonostante tutto, la nazione ungherese si sente unita al di sopra dei confini e che la soluzione ai problemi della regione può essere trovata solo nella collaborazione tra Paesi sovrani, rispettosi gli uni degli altri nonché della libertà delle persone e delle loro varie comunità.

Come viene percepita dai cittadini ungheresi l'Unione europea?

Oggi oltre il 60% dei cittadini ungheresi ritiene positiva l’essere membri dell’Ue. In generale l’Europa è stata da sempre vista come quella comunità alla quale apparteniamo per natura e per vocazione. Il Governo ungherese è molto favorevole all’integrazione europea. Gli eventuali disaccordi riguardano il modo di fare l’Europa: noi crediamo in un’Unione rispettosa dell’identità e dell’autonomia delle singole nazioni. Concordando con quanto detto recentemente da Papa Francesco ai vescovi ungheresi: l’UE deve essere non una sfera ma un poliedro.

Perché George Soros è per alcuni un ‘filantropo” e per voi ungheresi un nemico del paese?

Nel caso di Soros si tratta di un attore non statale in grado di influenzare le politiche nazionali poiché possiede tre cose. Prima di tutto consistenti risorse finanziarie, poi un’agenda che intende realizzare e, infine, una concezione del mondo che, nel nostro caso, non coincide con quella del governo eletto dal popolo ungherese. Non ha, per contro, una cosa essenziale: legittimità democratica. Penso che siano questi fattori a indurre il governo ungherese a trattarlo essenzialmente come una forza politica antagonista.

Che ruolo ha la fede religiosa oggi in Ungheria?

L’Ungheria deve affrontare gli stessi problemi delle società secolarizzate del resto dell’Europa. Abbiamo però un’esperienza storica per cui il mantenimento della nostra identità nazionale è in gran parte dovuta al cristianesimo. Non si tratta di imporre un credo religioso a nessuno ma di essere coscienti che – secondo le parole del Primo Ministro Orbán – “noi europei viviamo in una civiltà ordinata secondo gli insegnamenti di Cristo”. Questo significa che “è la cultura cristiana a guidarci tra le contraddizioni della vita, a determinare il nostro modo di pensare sulla giustizia e sull’ingiustizia, sul rapporto tra uomo e donna, sulla famiglia, sul successo, sul lavoro e sull’onore”. Vuol anche dire che “la nostra cultura è la cultura della vita. Il nostro punto di partenza, l’alfa e l’omega della nostra filosofia di vita è il valore della vita, la dignità di ogni persona ricevuta da Dio”. Non a caso la nostra legge fondamentale prescrive allo Stato l’obbligo di collaborare con le chiese “per fini di utilità collettiva” e di difendere l’identità cristiana del paese.