venerdì 15 giugno 2018

Festa per Mons. Tamás Tóth Rettore del Pont. Istituto Ecclesiastico Ungherese al termine del suo servizio a Roma


L’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede ha organizzato un ricevimento in onore di Mons. Tamás Tóth, Rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese e Consigliere ecclesiastico dell’Ambasciata medesima, per ringraziarlo dei suoi servizi e per la buona collaborazione degli anni passati. Mons. Tóth, infatti, sta per concludere la sua missione a Roma poiché è stato eletto Segretario della Conferenza Episcopale Ungherese.

Alla festa, tenutasi il 5 giugno 2018 nei saloni di Palazzo Falconieri, hanno partecipato diversi collaboratori della Curia Romana, guidati da Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Presenti anche i Rettori dei diversi collegi ecclesiastici nazionali dell’Urbe, nonché i consiglieri ecclesiastici delle diverse Ambasciate estere presso la S. Sede. Così pure i sacerdoti e membri della comunità ungherese di Roma.

Salutando i convenuti l’Ambasciatore ha sottolineato che nelle sue funzioni ufficiali “Monsignor Tóth si è inserito a pieno titolo nella lunga serie di ecclesiastici ungheresi che nei secoli hanno fatto da ponte tra la Chiesa in Ungheria e la Santa Sede. (…) Se, infatti, vi è una notevole continuità attraverso i secoli nei rapporti tra l’Ungheria e Roma, intesa come sede del Successore di Pietro, essa la si deve anche ai personaggi che li hanno curati, promossi e sviluppati” – ha evidenziato l’Ambasciatore Habsburg.

Ha poi ricordato che nella Basilica di Santo Stefano Rotondo l’epitaffio di un canonico ungherese, Giovanni Lazo recita: “Roma est patria omnium fuitque” (Roma fu ed è la patria di tutti). “Penso sia proprio questo che Padre Tamás potrà enunciare anche nel suo futuro lavoro” – ha continuato l’Ambasciatore, auspicando che Mons. Tóth come segretario della Conferenza Episcopale Ungherese sia pietra viva lui stesso, che edifica la Chiesa ungherese e rafforza quel ponte che la unisce a Roma.

lunedì 11 giugno 2018

Papa Francesco ha benedetto la campana di János Esterházy


Papa Francesco ha benedetto, durante l’udienza generale del 6 giugno, la nuova campana della Cappella della S. Croce di Alsóbodok (Dolné Obdokovce). Nella cappella riposano le ceneri di János Esterházy (1901-1957), politico martire ungherese della Cecoslovacchia, di venerata memoria, morto nelle prigioni comuniste per la sua fede e per la sua comunità.

Il promotore della costruzione della cappella, il Sig. Boldizsár Paulisz, oggi gravemente malato, non ha potuto accompagnare la delegazione in Vaticano, ma il Santo Padre gli ha inviato una sua speciale benedizione. Il gruppo, guidato dal Sig. Marián Paulisz, Sindaco di Alsóbodok (Dolné Obdokovce) ha omaggiato il Santo Padre con una medaglia commemorativa di János Esterházy, la cui figura, come “Promotore della fratellanza tra le nazioni” era stato ricordato, l’anno scorso, anche su L’Osservatore Romano con un articolo dell’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen.
La delegazione di Alsóbodok in Vaticano con la campana benedetta dal S. Padre

lunedì 4 giugno 2018

L’eredità spirituale di Visegrád – onorificenza al Card. Dominik Duka


La Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito Ungherese è stata consegnata, il 23 maggio scorso, al Cardinale Dominik Duka, Arcivescovo di Praga, direttamente dal Presidente d’Ungheria S.E. János Áder. La cerimonia si è svolta nel Palazzo del Parlamento di Budapest, in presenza dell’On. László Kövér, Presidente del Parlamento e del Card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria.

Il Presidente del Parlamento László Kövér, il Card. Péter Erdő, il Card. Dominik Duka, il Presidente ungherese János Áder
Il vice primo ministro On. Zsolt Semjén, ha pronunciato la laudatio, evidenziando i meriti del Cardinale Dominik Duka che ha sempre dimostrato negli anni disponibilità e amicizia verso l’Ungheria. Non solo visitando spesso il Paese, ma anche impegnandosi per la comunità cattolica ungherese in Cechia. Grazie a lui, nel 2017, ha potuto rinascere la parrocchia personale degli ungheresi a Praga, presso la Chiesa di Sant’Enrico. L’Arcivescovo di Praga ha lavorato con dedizione per promuovere la reciproca comprensione tra i due popoli e per la difesa dei loro principi tradizionali condivisi. Ha ricordato inoltre che il Cardinale ha contribuito a promuovere la memoria del Conte János Esterházy e del Card. József Mindszenty a Praga.

Nel suo discorso di ringraziamento il Card. Duka ha ricordato, a sua volta, i periodi difficili ma nello stesso tempo gloriosi della storia d’Ungheria, di cui il Parlamento stesso è il simbolo. Ha sottolineato che la figura di Sant’Adalberto è sempre stata un legame tra le nazioni ungherese e ceca ed ha caratterizzato l’aspetto politico e spirituale dell’Europa Centrale. L’eredità spirituale dell’Imperatore Ottone III, del Principe di Polonia Mieszko I e di Papa Giovanni Paolo II continua ad ispirare la collaborazione dei Paesi di Visegrád. Così pure la spiritualità e il carisma dei santi della Casa d’Árpád, come Elisabetta d’Ungheria, Margherita e Sant’Agnese di Praga sono tuttora vivi in questi Paesi. Ma l’Ungheria del XV-XVII secolo ha pure sopportato grandi sacrifici per contrastare l’espansionismo turco, sebbene questi fatti storici siano oggi, purtroppo, coperti dall’ignoranza della storia. Il Card. Duka ha pure lodato l’esempio del Card. Mindszenty la cui testimonianza è stata un’ispirazione per il cardinale ceco Josef Beran, a sua volta uomo della fede e dell’amore per la Chiesa e della propria nazione. Il coraggio dei grandi pastori dell’Europa Centrale come Mindszenty, Beran, Stepinac e Wyszyński può essere un esempio per tutta la Chiesa ed una speranza per il futuro – ha aggiunto il Card. Duka.

venerdì 25 maggio 2018

Il ruolo dello stato nella tutela dei cristiani perseguitati – l’esperienza dell’Ungheria


Parlando alla conferenza organizzata dall’Università Pontificia Regina Apostolorum, il 16 maggio 2018, sul tema de “La persecuzione deicristiani nel contesto attuale”, Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede Eduard Habsburg-Lothringen ha illustrato la relativa politica del Governo ungherese, spiegandone le motivazioni e i principi guida. L’Ambasciatore ha dimostrato come alla base dell’azione ungherese vi siano dei princìpi non solo etici ma anche costituzionali: quello della collaborazione tra Stato e le Chiese, nonché quello della promozione delle comunità nella loro terra natia. Se Viktor Orbán e i suoi ministri parlano spesso e apertamente della difesa dell’identità e delle radici cristiane ciò è dovuto alla consapevolezza che in tempi incerti ed insicuri la politica può essere efficace solo se ancorata a dei princìpi ben saldi.

Pubblichiamo il testo integrale della relazione tenuta dall’Ambasciatore sul tema “Il ruolo dello stato nella tutela dei cristiani perseguitati – l’esperienza dell’Ungheria”.

 
L'Amb. Eduard Habsburg-Lothringen alla conferenza all'UPRA

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Era nell’autunno del 2016 che ha fatto il giro del mondo la notizia che l’Ungheria ha istituito un apposito ufficio governativo per aiutare i cristiani perseguitati. Non sono mancate le voci che vedevano in ciò un collegamento diretto con la politica delle migrazioni del medesimo Governo. Certo, l’azione di un governo è, in fondo, sempre politica ma penso che ciò che fa la vera differenza sia da cercare nelle motivazioni e nelle finalità: in questo caso in quelle del Governo ungherese guidato da Viktor Orbán.

 

lunedì 21 maggio 2018

Santuari e pellegrinaggi in Europa Centro-orientale – resoconto della conferenza internazionale


Presentare la Croazia, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l’Ungheria con gli occhi del pellegrino. È stato l’obiettivo della conferenza internazionale „Santuari e pellegrinaggi nell’Europa Centro-orientale” organizzata dalle Ambasciate presso la Santa Sede di questi sei paesi il 15 maggio 2018 presso l’Accademia d’Ungheria in Roma.

L’iniziativa, svoltasi sotto l’egida dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e della presidenza di turno ungherese del Gruppo Visegrád, ha visto la partecipazione di relatori qualificati come Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il Commissario europeo Tibor Navracsics, responsabile per l’educazione, la cultura, la gioventù e lo sport, don Gionatan De Marco, Direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport e Mons. Melchor Sánchez de Toca, Sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Cultura.

A presentare i sei paesi sono intervenuti tre rettori di altrettanti santuari nazionali di Croazia, Slovenia e Ungheria, accademici di prestigiose università della Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. L’interesse delle pubbliche amministrazioni per il turismo religioso nella regione è stata testimoniata dalla presenza di rappresentanti ufficiali di Croazia (il Sindaco di Marija Bistrica), Polonia (il consigliere del Ministero per il Turismo e lo Sport e il Direttore dell’agenzia nazionale di promozione turistica a Roma), Repubblica Ceca (direttore dell’agenzia nazionale di promozione turistica a Milano) e Ungheria (commissario ministeriale per il turismo).

Il Commissario europeo Tibor Navracsics, l'Amb. Eduard Habsburg-Lothringen e Mons. Rino Fisichella


Discorsi introduttivi

Inaugurando la conferenza l’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha richiamato l’attenzione come i paesi in questione condividessero „un notevole patrimonio di esperienza storica e di eredità culturale”, di cui fanno parte “in modo eminente anche l’esperienza e l’eredità religiosa”. Mentre dopo il cambio di regime in questi paesi vi è stato un forte impulso a riscoprire le proprie radici storiche, culturali e spirituali, essi “non sono ancora sufficientemente conosciuti sotto l’aspetto spirituale e religioso. Forse sono ancora in pochi a pensare alle nostre città come mete di pellegrini, e ai nostri paesaggi come territori attraversati da cammini e itinerari spirituali” – ha illustrato l’Ambasciatore ungherese i motivi dell’iniziativa.

Mons. Rino Fisichella, capo del dicastero vaticano responsabile, dal 2017, anche per la pastorale dei santuari, ha sottolineato che i santuari hanno insieme una dimensione religiosa, spirituale e culturale: sono espressioni sia di fede che di cultura. Le persone che si recano in pellegrinaggio, o visitano questi luoghi sacri hanno, infatti, la possibilità di apprezzarvi anche le opere del genio umano. Per questo i santuari possono essere luoghi qualificati della nuova evangelizzazione. Essi fanno anche parte della storia dei rispettivi paesi, fino a plasmare l’identità di intere generazioni e “ad incidere sulla storia di alcune nazioni”, come rimarcava Papa Francesco nel suo recente Motu Proprio Sanctuarium in Ecclesia. Ma, prima di tutto, i santuari fanno parte della vita quotidiana delle persone e, dove c’è fede c’è la speranza di creare un futuro migliore per tutti – ha concluso Mons. Fisichella.

Il Commissario europeo Tibor Navracsics, sotto la cui supervisione si svolge l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, con la sua presenza ha voluto testimoniare la rilevanza europea dei temi affrontati durante la conferenza. L’iniziativa europea in corso ha l’obiettivo di consentire ai cittadini di avvicinarsi e conoscere più a fondo il loro patrimonio culturale che plasma la loro identità e vita quotidiana. Le iniziative di quest’anno mirano non solo alla conservazione ma anche alla valorizzazione innovativa del patrimonio culturale. Questo è proprio ciò che il turismo religioso è in grado di fare.

Il Commissario Navracsics ha affermato perciò che “il cristianesimo è una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale”. Esso ha determinato il nostro continente, ha ispirato le persone e ne ha “influenzato il modo di vivere quotidiano”. Ma il cristianesimo ha, altresì, “contribuito a costruire il progetto europeo su valori comuni come la carità, il rispetto e la tolleranza”. Il patrimonio culturale “ha un ruolo chiave nel costruire ponti, aiutare le persone a imparare a conoscere ed apprezzare ciò che hanno in comune, comprendendo e accettando allo stesso tempo le loro differenze” – ha sottolineato il Commissario Navracsics. La bellezza dei santuari e dei pellegrinaggi aiuta non solo l’incontro tra i cristiani ma anche quello con i non credenti e con le persone di fede diversa, promuovendo così il dialogo interculturale e interreligioso. Un contributo, questo, alla costruzione di autentiche comunità – ha riecheggiato il rappresentante della Commissione Europea i simili pensieri del rappresentante della Santa Sede.

 
P. R. Bahcic (Brezje), G. Bodor (Via Mariana), Mons. M. Sánchez de Toca (Pont. Consiglio Cultura),
Dott.sa E. Boros (Min. Affari Esteri ungherese)
Aspetti ecclesiali

Mons. Melchor Sánchez de Toca, Sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Cultura ha parlato degli aspetti culturali degli itinerari e dei pellegrinaggi, cui la Santa Sede attribuisce grande significato anche per la forza di aggregazione e le potenzialità di creare connessioni internazionali.

Don Gionatan De Marco, Direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport ha ricordato che “il Vangelo è liberante e può utilizzare come strumento per parlare alla vita degli uomini e delle donne di ogni tempo la bellezza delle pietre o di opere d’arte, da sempre pensate e realizzate per raccontare la Bella Notizia e per questo fine la Comunità cristiana ha la responsabilità di mantenere, tutelare e valorizzare i propri beni culturali”. Riferendosi al Motu Proprio Sanctuarium in Ecclesia ha rilevato che “luoghi altamente significativi per educare alla Bellezza dei volti potranno essere sicuramente i Santuari e le Antiche e nuove Vie di pellegrinaggio, in una rinnovata Via Pulchritudinis”. Ha proseguito illustrando il modello italiano del Parco Culturale Ecclesiale, un progetto di valorizzazione del territorio e del patrimonio ecclesiale. Esso ha lo scopo di “avviare innanzitutto processi ad intra che abilitino le pastorali a mettere in atto la pastorale per la realizzazione di un progetto concreto. E poi, cercare di attivare processi per buone pratiche di comunione di progetti tra comunità ecclesiale e comunità civile, (istituzioni, imprenditori e terzo settore).” I Parchi o Reti Culturali Ecclesiali sono “veri e propri sistemi di Bellezza, perché i nostri ospiti possano nutrirsi di Vita e di Speranza. È questa, anzitutto, una scelta di Chiesa in uscita” – ha spiegato don De Marco offrendo all’attenzione dei Paesi centro-est europei tale modello che è carico anche di potenziali collaborazioni internazionali. Poiché “ogni Chiesa particolare vuole concretizzare con il Parco Culturale Ecclesiale la speranza che annuncia. Le parole se non sono accompagnate dai segni non si fanno Parola” – ha concluso il rappresentante della CEI.

Il Commissario europeo Tibor Navracsics e don Gionatan De Marco
L’accoglienza dei pellegrini, ma anche dei semplici turisti o visitatori porta in se grandi possibilità per la missione, l’evangelizzazione e quindi è strumento di una “Chiesa in uscita” – ha confermato P. Robert Bahčič, Rettore del santuario nazionale di Brezje (Slovenia), che ha raccontato le proprie esperienze di accoglienza e di annuncio della fede presso il principale santuario mariano sloveno.

 
Iniziative e collaborazione

Un altro modello di collaborazione, ma anche di missione, è stato illustrato da Gergő Bodor, rappresentante dell’Associazione Via Mariana (Mária Út) ungherese. Un cammino che mette in collegamento, da una parte, il santuario di Mariazell in Austria con quello di Csíksomlyó (Sumleu Ciuc, in Romania), dall’altra Czestochowa con Medjugorje, passando attraverso i vari santuari mariani locali. Si tratta non solo di un itinerario, in gran parte già sviluppato sul territorio in termini di segnaletica e di accoglienza, ma anche di veicolo di iniziative innovative. Come, per esempio, la Maratona Mariana (Mária Maraton) che da alcuni anni propone una vera sfida, non solo spirituale ma anche sportiva, tra Mariazell e Csíksomlyó, da percorrere a piedi o in bicicletta. Sempre un’iniziativa di Via Mariana, salutata l’anno scorso anche da Papa Francesco, è il pellegrinaggio chiamato “Sulla stessa strada” (Egy Úton) che prevede una serie di pellegrinaggi simultanei, tutti lo stesso giorno, a livello locale lungo il grande itinerario, formando così un grande pellegrinaggio che ne abbraccia tutto lo spazio geografico.

Cons. M.A. Érszegi, P. R. Bahcic, Sig. G. Bodor,
Mons. M. Sánchez, Dott.ssa E. Boros, Sig. L. Rosenberg
La Dott.ssa Emese Boros, Commissaria ministeriale per il turismo del Ministero degli Affari Esteri ungherese ha salutato i presenti anche a nome dell’attuale presidenza ungherese del Gruppo Visegrád (V4). Ha ricordato che il tema del turismo religioso è stato di recente uno dei punti principali all’agenda della riunione di alto livello dei responsabili ministeriali del Gruppo V4 a Gödöllő (Ungheria). Partendo dal motto di presidenza – “V4 Connects” – ha messo in evidenza che il rafforzamento dei legami e collegamenti tra i popoli e le persone della regione è una priorità del Gruppo Visegrád. E il turismo religioso può sicuramente esserne un veicolo privilegiato. Infatti, i paesi Visegrád hanno diversi cammini che li collegano (Via Cirillo-Metodiana, Via Mariana, Via di S. Martino, Via di S. Giacomo, Cammino di S. Elisabetta ecc.), ma sarebbe auspicabile la costruzione di una rete tra le diverse iniziative in modo da favorire lo sviluppo di questi paesi come centri del turismo religioso in Europa.

Il Direttore dell’Ufficio di Milano di Czech Tourism Luboš Rosenberg ha presentato la Repubblica Ceca come destinazione del turismo religioso, cui le autorità del Paese danno sempre più attenzione.


 
Dott.ssa Jana Michalčaková (CZ), Dott.ssa Alena Piatrová (SK), Dott.ssa Barbara Strzałkowska (PL)

La presentazione dei paesi

La vera e propria presentazione dei sei paesi coinvolti è stata affidata agli specialisti provenienti dai rispettivi paesi: la Dott.ssa Barbara Strzałkowska, dell’Università Cardinal Stefan Wyszyński di Varsavia (Polonia), la Dott.ssa Alena Piatrová, del Museo Nazionale Slovacco di Bratislava, (Slovacchia), la Dott.ssa Jana Michalčaková, dell’Università Palacky di Olomouc (Repubblica Ceca), la Dott.ssa Snježana Husinec, dell’Università di Zagabria (Croazia), la Dott.ssa Andreja Eržen Firšt, Direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi del Santuario Nazionale Mariano di Brezje (Slovenia) e il P. Lóránt Orosz, Rettore Santuario Nazionale di Szentkút (Ungheria).

Dalle relazioni, illustrate e ben documentate è emersa la realtà storica, artistica e spirituale di questi paesi, con tanti dettagli interessanti. Le caratteristiche di ciascun paese sono ovviamente determinate dalla loro storia, lingua (tutte slave, eccetto l’Ungheria) e società. Sono determinanti, per esempio, le differenze delle origini del cristianesimo: basata sull’eredità paleocristiana in Croazia o Slovenia, sulla missione dei Santi Cirillo e Metodio in Slovacchia e Repubblica Ceca, o sull’operato di missionari occidentali come Sant’Adalberto, che accomuna Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia.

Dott.ssa Snježana Husinec (HR), Dott.ssa Andreja Eržen Firšt (SLO), P. Lóránt Orosz (H)
Ma dalle presentazioni sono emersi significativi tratti comuni. Prima di tutto la devozione mariana che permea tutti i paesi dell’area, tanto che Ungheria, Croazia e Slovacchia storicamente si definivano come veri e propri Regni Mariani. Una devozione popolare e tradizionale che è stata rafforzata anche dai sovrani della Casa d’Asburgo, cui è dovuta dappertutto la costruzione o restauro di sontuose chiese e monasteri. Un tratto comune è costituito poi dalle tribolazioni storiche che le Chiese locali hanno dovuto subire tra guerre, invasioni, dominazioni straniere e dittature. Questo spiega, per esempio, la perdita di gran parte del patrimonio culturale ed artistico medievale, causata dalle vicende della riforma protestante e dalle guerre turche del XVI-XVII secolo. Un’esperienza analoga più recente è stata la dominazione nazista prima, sovietica e comunista poi. I luoghi della memoria dei nuovi testimoni della fede e martiri delle dittature costituiscono pure un patrimonio comune, tuttora “in costruzione”, in quanto spesso sono ancora in corso le relative cause di beatificazione e di canonizzazione. Basta pensare a San Massimiliano Kolbe e al B. Jerzy Popieluszko (Polonia), al B. Pavel Gojdić e alla Beata Zdenka Schelingová (Slovacchia), al B. János Brenner e al Servo di Dio Card. József Mindszenty (Ungheria), al B. Alojzije Stepinac (Croazia), al B. Lojze Grozde (Slovenia), al sacerdote Josef Toufar e al Card. Josef Beran (Repubblica Ceca).

Un altro aspetto comune, emerso dalle presentazioni, è quello del ruolo di San Giovanni Paolo II. Il papa che ha visitato ciascuno di questi paesi anche più volte, il papa che ha saputo comprendere al meglio l’identità, lo spirito e le sfide di queste nazioni. E la devozione verso la sua figura è presente ovunque – un santo che collega questi paesi dell’Europa Centro-orientale.




giovedì 10 maggio 2018

INVITO - Conferenza "La persecuzione dei cristiani nel contesto attuale"

La persecuzione dei cristiani nel contesto attuale
Il 16 maggio 2018 dalle ore 16:30 alle ore 19:00 presso Aula Master - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum



Programma 

  •  16.30 Introduzione ai lavori:  P. Michael Ryan L. C., Facoltà di Filosofia Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  • 16.45 | 17.15 L’Apocalisse come messaggio di speranza per i cristiani perseguitati: P. Devin Roza L.C., Facoltà di Teologia Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  • 17.15 | 17.45 Il ruolo dello stato nella tutela dei cristiani perseguitati – l’esperienza dell’Ungheria: S.E. Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede
  • 17.45 | 18.15 Presentazione del Progetto Stand Together: Dott.ssa Rossella Miranda, Delegata sede italiana – Fundación Promoción Social
  • 18.15 | 19.00 Dibattito

Info e contatti Facoltà di Teologia
Via degli Aldobrandeschi, 190 – 00163 Roma
Tel.: +39 06 916891
email: info.teologia@upra.org

giovedì 3 maggio 2018

“Una vita sacerdotale esemplare” – commemorazione del Card. Mindszenty a Roma


Il 43.mo anniversario della morte del Cardinale József Mindszenty, Primate d’Ungheria, è stata commemorata con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, nella Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio.

Una trentina di sacerdoti ungheresi e di altre nazionalità ha concelebrato con lui, tra i quali Mons. Irynej Bilyk vescovo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, Mons. Tamás Tóth, Rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese e P. Stefan Dartmann, Rettore del Pont. Collegio Germanico-Ungarico e Mons. László Németh responsabile pastorale degli ungheresi in Italia. Hanno assistito al rito diversi Ambasciatori e diplomatici accreditati presso la Santa Sede.

L’Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede Eduard Habsburg-Lothringen ha salutato i presenti ricordando che l’evento era promosso in collaborazione tra le diverse realtà ungheresi dell’Urbe, compreso il Collegio Germanico-Ungarico cui la chiesa stessa appartiene e i cui seminaristi hanno svolto l’assistenza liturgica.

Il sacro rito è stato solennizzato dai canti del Coro della Cattedrale di Kalocsa, millenaria arcidiocesi dell’Ungheria centrale. Guidato dalla Sig.ra Ilona Zsebics e accompagnato all’organo dal maestro di cappella Mons. Vilmos Leányfalusi il coro ha eseguito la Missa tertia di Lajos Bárdos (1899–1986), e altri canti liturgici di autori ungheresi, come Ferenc Liszt (1811–1886), Sándor Szokolay (1931–2013) e Ferenc Kersch (1853– 1910).

Il Cardinale Stella ha iniziato la sua omelia rievocando con viva emozione quanto la figura del Card. Mindszenty ha significato per lui: “tanto è stato il bene che ho ricevuto, specialmente negli anni della mia giovinezza, dalle testimonianze sacerdotali come la sua”. Quella del Servo di Dio è stata infatti, “una vita sacerdotale esemplare, spesa nell’amore della Chiesa e offerta generosamente, come quella di Gesù Buon Pastore, per il Popolo Ungherese”. Ha proseguito sottolineando che “questa costante fedeltà nella preghiera, che trovava il massimo della sua espressione nella Celebrazione dell’Eucaristia ed era corroborata da una straordinaria disciplina personale e dall’esercizio eroico di molte virtù, lo spingeva a vivere un amore speciale verso il Popolo di Dio, con il quale solidarizzava in tutto, sentendosi parte della sua travagliata vicenda e non riservando mai per se stesso un trattamento speciale.” E ha concluso dicendo: “questa sera, uniti nella preghiera e guardando al futuro delle nostre Chiese, dell’Ungheria e dell’Europa, possiamo dire che, nell’eroica testimonianza del Cardinale, “risplende l’onnipotenza di Dio che sempre consola il suo popolo, aprendo strade nuove e orizzonti di speranza (Papa Francesco, Udienza Generale 24 settembre 2014)”.

Il testo completo dell’omelia è stato pubblicato su L'Osservatore Romano.

martedì 1 maggio 2018

Mons. Gallagher ai V4: “sono saldi i vincoli che legano le vostre nobili Nazioni e la Sede Apostolica nel segno di Sant’Adalberto”


“Desidero esprimere sentimenti di gratitudine da parte della Santa Sede, e mia personale, agli Ecc.mi Ambasciatori dei Paesi del Gruppo di Visegrád per la lodevole iniziativa, che sta ormai diventando una bella consuetudine, di commemorare congiuntamente la memoria di Sant’Adalberto” – ha esordito S.E. Monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati nell’omelia della S. Messa che egli stesso ha presieduto il 27 aprile 2018 nella Cappella Ungherese delle Grotte Vaticane.
Messa S. Adalberto delle Ambasciate V4
La celebrazione di quest’anno è stata promossa dall’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, nel segno della presidenza di turno ungherese del Gruppo V4. L’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha ringraziato prima l’Arcivescovo Gallagher per aver accettato di presiedere la liturgia, nonché i colleghi Ambasciatori Janusz Kotanski di Polonia e Peter Sopko della Slovacchia, nonché l’Incaricato d’Affari della Repubblica Ceca Zuzana Válková, come pure i sacerdoti concelebranti dei quattro paesi e della Segreteria di Stato. Presente l’Ambasciatore dell’UE presso la Santa Sede, Jan Tombinski e altri membri del Corpo Diplomatico, nonché il coro dei seminaristi ungheresi e slovacchi del Collegio Germanico-Ungarico. L’Ambasciatore Habsburg ha sottolineato la rilevanza del luogo stesso: “Le pareti di questa Cappella, dedicata alla Magna Domina Hungarorum, sono ornate dalle immagini di molti santi, con Sant’Adalberto al primo posto, che costituiscono una fitta rete di relazioni tra le nazioni dell’Europa Centrale ed Orientale”.

Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata da Mons. Paul Richard Gallagher.

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Eccellenze,

Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico,

Cari fedeli,

 


l’occasione che stamani ci vede qui riuniti è la celebrazione di Sant’Adalberto, grande Santo e Pastore vissuto verso la fine del primo millennio, tanto conosciuto e amato dai popoli del Centro-Europa, che lo venerano con molta devozione.

A questo proposito, desidero esprimere sentimenti di gratitudine da parte della Santa Sede, e mia personale, agli Ecc.mi Ambasciatori dei Paesi del Gruppo di Visegrád per la lodevole iniziativa, che sta ormai diventando una bella consuetudine, di commemorare congiuntamente la memoria di Sant’Adalberto. In modo particolare, il mio ringraziamento va a S.E. il Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, e Presidente di turno del menzionato Gruppo, per aver organizzato questa celebrazione e per l’amabilità che ha avuto nell’invitarmi a presiederla.

 

Cari amici,


giovedì 26 aprile 2018

San Giovanni Paolo II e il valore della nazione


Pubblichiamo il testo dell’intervento dell’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede, S.E. Eduard Habsburg-Lothringen pronunciato alla Conferenza internazionale “San Giovanni Paolo II e la sua eredità”, nella sessione “Giovanni Paolo II – politico che porta la libertà al mondo”, organizzata dall’Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede (Università Pontificia San Tommaso d’Aquino, 26 aprile 2018)

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L'Ambasciatore Habsburg (destra) con il Card. Amato e Mons. Tomasi
alla conferenza sull'eredità di San Giovanni Paolo II
Quale motto potrebbe essere considerato più emblematico di Giovanni Paolo II, il papa politico che porta la libertà al mondo, di quello che lui stesso ha pronunciato durante la messa di inizio del pontificato? Esortava tutti di aprire alla potestà di Cristo „i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!” (Omelia per l’inizio del pontificato, 22 ottobre 1978).

Sono parole che hanno subito favorito un’immagine di Karol Wojtyla come “papa globale”. E, in effetti, lo fu. Per noi, popoli dell’allora Europa dell’Est, dominata dal socialismo reale, questa esortazione suonava subito come un messaggio di liberazione: aprire i confini, i sistemi politico-economici era un miraggio. Si trattava, infatti, di confini che dividevano ingiustamente nazioni sorelle all’interno di questo nostro continente. Si trattava di un sistema che opprimeva la libertà delle persone e delle nazioni. Infatti, i potenti di quella dittatura considerarono sin da subito il Papa come loro potente avversario. Il Papa, invece, non ha mancato di specificare, per esempio con l’Enciclica Centesimus annus, che quella volta intendeva riferirsi non solo al cosiddetto “blocco socialista”, ma a tutte quelle situazioni – siano esse degli Stati, dei sistemi o dei “poteri forti” – che opprimono la persona e le comunità umane.

Sembra, invece, molto meno conosciuto che San Giovanni Paolo II non è stato solo “globale”, ma anche un politico e pensatore – motivato però anche in questo dal suo essere soprattutto pastore – uno, insomma, che riteneva molto importante il concetto di nazione, l’appartenenza alla nazione e, addirittura, i diritti delle nazioni. (Cfr. ÉRSZEGI, Márk Aurél, Nemzet, haza, kisebbségek II. János Pál tanításában [Nazione, patria, minoranze nell’insegnamento di Giovanni Paolo II], in: Pro Minoritate, 2014.04, Budapest, pp. 58-82.; CAZZAGO, Aldino, Giovanni Paolo II: “Ama gli altri popoli come il tuo!”. Jaca Book, Milano 2013)

Certo, gli amici polacchi ne sono ben consapevoli, perché fu prima di tutto in occasione dei suoi viaggi in Patria che Papa Wojtyla ha parlato di questi concetti. Riteneva anzi parte della sua missione di “parlare davanti a tutta la Chiesa, all’Europa e al mondo, di quelle nazioni e popolazioni spesso dimenticate”. Come affermava a Gniezno nel 1979: “Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo Papa – il quale porta nel suo animo profondamente impressa la storia della propria nazione dai suoi stessi inizi, ed anche la storia dei popoli fratelli e limitrofi – manifesti e confermi, in modo particolare, nella nostra epoca la loro presenza nella Chiesa e il loro peculiare contributo alla storia della cristianità?” (Omelia nella Cattedrale di Gniezno, 3 giugno 1979)

E ai nostri predecessori in questa sede, ossia ai diplomatici accreditati in Vaticano, già al primo loro incontro confidò: “…la storia della mia patria d’origine mi ha insegnato a rispettare i valori specifici di ogni nazione, di ogni popolo, le loro tradizioni e i loro diritti fra gli altri popoli.” (Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 20 ottobre 1978) Accennò, quindi, ai diritti dei popoli e delle nazioni. Si tratta di un concetto che poi ebbe modo di sviluppare nel corso del suo pontificato e che ritengo possa essere molto utile anche a noi, oggi, per capire l’Europa.

martedì 24 aprile 2018

Invito - Messa per il Card. József Mindszenty




La solenne concelebrazione eucaristica
in occasione
del 43o anniversario della morte
 del Servo di Dio
CARDINALE JÓZSEF MINDSZENTY
 sarà presieduta
 da Sua Eminenza Reverendissima
Card. Beniamino Stella
Prefetto
della Congregazione per il Clero
nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio
Mercoledì, 2 maggio 2018,
alle ore 18.00




domenica 15 aprile 2018

Consegnato il Premio Esterházy 2018


Il Premio János Esterházy
Il “Premio János Esterházy” è stato assegnato quest’anno a Mons. Marek Jędraszewski Arcivescovo di Cracovia e al Sig. Boldizsár Paulisz, fondatore del Memoriale János Esterházy di Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia). Il Premio viene assegnato ogni anno, a partire dal 1991, alle persone o istituzioni che si sono distinte nel curare la memoria del politico martire e nel servizio della comunità ungherese in Slovacchia.
La cerimonia, organizzata dall’Alleanza Rákóczi (Rákóczi Szövetség) e dal Comitato János Esterházy (Esterházy János Emlékbizottság) si è svolta il 20 marzo 2018, nel Palazzo del Parlamento di Budapest, alla presenza di Mons. András Veres, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese e della Signora Alice Esterházy-Malfatti, figlia del conte martire.
L’On. László Kövér, presidente dell’Assemblea Nazionale Ungherese, nel sottolineare l’amicizia tra il popolo polacco e ungherese, ha detto che la sorte del Conte János Esterházy non è soltanto di rilevanza ungherese, ma anche polacca (per ramo materno l’Esterházy fu, infatti, anche polacco) e centro-europea in cui si concentra tutta l’ingiustizia subita da milioni di persone di quella regione. János Esterházy è stato allo stesso tempo un uomo profondamente cristiano, autenticamente ungherese e convinto democratico. In un’epoca in cui queste virtù furono considerate dei peccati mortali, lui è divenuto simbolo dei cristiani fedeli i quali sono più forti proprio quando vengono messi in ginocchio.
Il Sig. Boldizsár Paulisz (a destra) riceve il Premio Esterházy
L’On. Zsolt Németh, Presidente della Commissione affari Esteri del parlamento ungherese ha ribadito che il popolo ungherese e quello slovacco sono alleati nel segno di János Esterházy e che senza quest'alleanza non ci potrebbe essere un'Europa Centrale forte. Oggi l'Europa Centrale, la cooperazione dei Paesi Visegrád, difende un'Europa nel quale non ci deve essere più spazio per regimi che non rispettano la dignità di ogni essere umano, basata sul diritto naturale.
Discorso del Card. Péter Erdő
Il Cardinale Péter Erdő, Primate d’Ungheria, ha salutato con gioia l’Arcivescovo di Cracovia Mons. Marek Jędraszewski. Elencando i nostri santi, il Card. Erdő ha ricordato quanti legami esistono tra gli ungheresi e la Diocesi di Cracovia. Per presentare in modo autentico la cultura della nostra vita dobbiamo renderci conto della realtà e del valore della fratellanza tra i popoli circostanti. Il santo papa Giovanni Paolo II è stato un uomo profondamente e consapevolmente polacco, slavo ed europeo allo stesso tempo. Ha sempre custodito con amore l’eredità dei Santi Cirillo e Metodio che pur essendo greci, hanno voluto imparare la lingua dei popoli slavi per poter trasmettere loro la fede con una forza vitale nei territori della Pannonia e della Moravia. Sant’Adalberto, vescovo martire di Praga, è santo protettore della Cechia, dell’Ungheria, in particolare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest, ma anche dei cristiani slovacchi e polacchi. La cultura e la chiesa polacche sono legate con ricchi legami storici e spirituali alla storia e alla fede del popolo ungherese, slovacco e ceco, e possono contribuire alla riconciliazione e al rafforzamento della carità tra questi popoli. Il Cardinale Erdő ha paragonato la verità storica e la storia dei popoli ad un cristallo che da prospettive diverse rivela aspetti differenti. Osservando con gli occhi della fede e della carità possiamo scoprire però che pure le altre prospettive possono rivelarsi vere e preziose, e che il tutto diventa visibile solo sintetizzando con pazienza e amore le immagini della realtà osservate da queste diverse prospettive.



Mons. Marek Jędraszewski alla cerimonia per la consegna del Premio Esterházy
Mons. Marek Jędraszewski, Arcivescovo di Cracovia ha sottolineato che János Esterházy ha fatto tanto per l’Europa Centrale, ha sofferto durante il nazismo ma forse ancora di più sotto il dominio comunista. Fino all’ultimo respiro ha testimoniato che la cosa veramente importante è la Croce di Cristo, ciò che ci unisce è la fede cristiana, ciò che dobbiamo fare prima di ogni cosa è amarci. Tutti dovrebbero vivere così e ciò per i cristiani deve essere evidente. Esterházy è un personaggio che ci unisce, un personaggio simbolico della storia del popolo ungherese, polacco e slovacco. Dobbiamo essere fedeli a Cristo e dobbiamo guardare a tutte le persone e a tutte le nazioni dalla prospettiva di Cristo, in cui non deve trovare spazio il nazionalismo, l’invidia, ma quello sguardo che ci ha regalato Cristo: lo sguardo dell’amore verso l’altra persona. Dalla questa prospettiva di Cristo János Esterházy è un personaggio straordinario.

La cappella del Memoriale János Esterházy (Alsóbodok/Dolné Obdokovce)


Il Memoriale János Esterházy è stato inaugurato il 16 settembre 2017 ad Alsóbodok/Dolné Obdokovce (Slovacchia), dove una cappella e un piccolo museo è stato costruito sulla proprietà del Sig. Paulisz. Nella cripta sono state tumulate le ceneri del politico martire ungherese. Lo scorso 6 marzo è stato il Presidente dell’Ungheria l'On. János Áder a rendere omaggio alla memoria di Esterházy ad Alsóbodok.
Omaggio del Presidente ungherese János Áder alla tomba di János Esterházy
Foto: Magyar Kurír/Zita Merényi; Felvidék.ma