venerdì 22 novembre 2019

Onorificenza ungherese al Cav. Moles

Nel corso di una breve e significativa cerimonia al Villino Fraknói, l’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede Eduard Habsburg-Lothringen ha consegnato l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito Ungherese all’Arch. Luciano Moles “per le sue benemerenze a favore dello sviluppo delle relazioni tra la S. Sede e l’Ungheria, nonché in riconoscimento del suo impegno per la comunità ungherese a Roma”.
Presenti all’evento diversi esponenti del Circolo S. Pietro, del quale l’illustre insignito è socio. L’Ambasciatore Habsburg nel suo discorso ha evidenziato che „l’Architetto Moles è senz’altro un amico dell’Ungheria e, in particolare, di quest’Ambasciata. Come non ricordare, per esempio, i suoi buoni uffici all’inizio di quel rapporto di collaborazione che ci lega al Circolo S. Pietro”.
Si tratta di una collaborazione che, grazie alla disponibilità del Presidente Duca Leopoldo Torlonia, ha avuto dei momenti significativi, come il progetto Misericordia, in occasione del Giubileo Straordinario del 2016, e il concerto di beneficienza, organizzato nel 2017 con l’Orchestra Kodály di Debrecen alla Chiesa Nuova.

martedì 19 novembre 2019

I Santi della Cappella Ungherese – Santa Elisabetta d’Ungheria


Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. La cappella, consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso le figure dei santi.
La memoria liturgica di Santa Elisabetta in Ungheria è celebrata nella data tradizionale della sua sepoltura, il 19 novembre. (Dal 1969 nella Chiesa universale è celebrata il 17 novembre, giorno della sua nascita al cielo.)
 
L'ultimo saluto di Sant'Elisabetta al marito
(opera di Sándor Kiss)
Figlia del re d’Ungheria, Andrea II e di Gertrude di Merania. Nacque nel 1207 a Sárospatak (in Ungheria) ma all’età di 4 anni venne promessa in sposa al langravio di Turingia e si trasferì nel castello di Wartburg (per questo è anche nominata Elisabetta di Turingia).
Sin da piccola Elisabetta si prese cura dei malati e bisognosi, praticando opere di misericordia. Nel 1221, a 14 anni, si sposò con Ludovico IV ed il loro matrimonio fu molto felice. Nacquero tre figli, Ermanno, Sofia e Gertrude. Suo marito partì per la crociata nel 1227 e morì a Otranto mentre aspettava di imbarcarsi per la Terra Santa.
A soli vent’anni Elisabetta rimase vedova e si dedicò completamente alle opere di carità, specialmente al servizio dei poveri, erigendo anche un ospedale per loro a Marburgo, a proprie spese, riducendo sé stessa in povertà. Entrò nel Terz’Ordine Francescano, dedicandosi completamente agli ammalati. Si fece mendicante chiedendo aiuto per i poveri e condusse una vita umile priva di ogni ricchezza. Tale scelta di vita scatenò la rabbia della famiglia fino al punto che le tolsero anche i suoi figli.
Stremata dalle privazioni e dalla malattia morì all’età di 24 anni. Dopo soli 4 anni, papa Gregorio IX la proclamò santa a Perugia. Santa Elisabetta divenne patrona del Terzo Ordine Francescano ed è la santa più conosciuta in Ungheria. Il suo culto è diffuso in tutta la Chiesa, ma in modo particolare in Ungheria, Germania e Italia. La reliquia del capo di Sant’Elisabetta è conservata a Viterbo, nella Basilica di San Francesco alla Rocca.
Reliquia di S. Elisabetta conservata a Viterbo
Ѐ patrona dei panettieri e degli ospedalieri. La sua iconografia rappresenta principalmente il miracolo delle rose. L’episodio narra che Elisabetta portava pane ai poveri, quando un giorno incontrò suo marito che le chiese cosa stesse portando. Lei aprì il grembiule e, invece del pane, comparvero delle bellissime rose.

Festa liturgica: 19 novembre
Raffigurazione: Elisabetta saluta suo marito che parte in crociata per la Terra Santa
Autore: Sándor Kiss, scultore

domenica 17 novembre 2019

Il muro di Berlino iniziò a vacillare in Ungheria – testo dell’intervento dell’Ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen al convegno “30 anni senza Muro. L’Europa non nata”


L’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen ha partecipato al convegno organizzato da Alleanza Cattolica “30 anni senza Muro. L’Europa non nata”, il 16 novembre a Roma. Nel suo intervento sull’esperienza ungherese ha parlato della caduta della Cortina di Ferro e della transizione democratica dal punto di vista ungherese che ha trovato il suo completamento nelle vicende recenti del paese. Di seguito pubblichiamo il testo del discorso dell’Ambasciatore.
* * *

(foto: Alleanza Cattolica)
Il Picnic Paneuropeo
Trent’anni fa, il 19 agosto 1989, alla vigilia della solennità di Santo Stefano d’Ungheria, patrono del mio Paese, mi trovai sul confine tra l’Ungheria e l’Austria, vicino alla città ungherese di Sopron. Il progetto fu quello di partecipare ad un incontro fraterno tra vicini austriaci ed ungheresi. E invece mi trovai ad assistere alla caduta della Cortina di Ferro.
Si parla molto della caduta del cd. Muro di Berlino, divenuto giustamente il simbolo eloquente della Guerra Fredda. Ma quel muro non era altro che un pezzo, per quanto vistoso, di un sistema più ampio, la Cortina di Ferro, che “da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico” (cfr. W. Churchill) divideva il nostro continente e, con esso i nostri popoli, anzi, nel caso della Germania, addirittura la stessa nazione.
Quel giorno, vicino a Sopron, si trattava dell’ormai famoso “Picnic Paneuropeo”, organizzato proprio sul confine tra Ungheria ed Austria, aprendo temporaneamente un valico di frontiera altrimenti chiuso. Fu un’idea di alcuni intellettuali ungheresi di opposizione e di Otto von Habsburg, che intesero organizzare un momento d’incontro fraterno e conviviale, quale segnale di unità.
Il contesto era già incoraggiante. Bisogna tenere presente, infatti, che la demolizione fisica della cortina, fatta di filo spinato e strumenti di rilevamento ecc., iniziò qualche mese prima, il 2 maggio 1989, in quanto divenuto ormai obsoleto. Ciò non significava però ancora l’apertura de iure del confine. Furono già in corso, inoltre, le consultazioni tra il regime e i gruppi di opposizione su una transizione democratica. Il 16 giugno 1989 si ebbero a Budapest le solenni esequie di Imre Nagy e dei suoi compagni, messi a morte dal regime comunista dopo la Rivoluzione del 1956. Fu in quella occasione, dei funerali, che un giovane politico ungherese, Viktor Orbán, capo del partito FIDESZ, si fece notare con un discorso dal quale si poté capire che egli avesse una visione per il proprio paese.

I Santi della Cappella Ungherese – Beata Salomea


Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. La cappella, consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso le figure dei santi.

Nella sua memoria liturgica presentiamo la Beata Salomea, una delle sante che uniscono i popoli ungherese e polacco.
Beata Salomea - Cappella ungherese delle Grotte Vaticane
(opera di László Marton)
Nata a Cracovia nel 2011, Salomea fu la figlia di Leszek I, Granduca di Polonia che dall’età di 4 anni fu promessa sposa del principe Colomanno, figlio minore re di Andrea II d’Ungheria. Colomanno regnò per un breve periodo sul trono di Galizia, successivamente tornò nel Regno d’Ungheria dove fu principe della Slavonia. Colomanno e Salomea vissero in castità. Salomea si prodigò in opere di carità, aiutando gli ordini dei domenicani e dei francescani.
Colomanno morì nel 1241 per le ferite riportate nella battaglia contro i mongoli che invasero e distrussero l’Ungheria. Salomea, rimasta vedova, tornò in Polonia e fondò un monastero di clarisse a Skala, dove visse lei stessa fino alla morte avvenuta il 17 novembre 1268.
Papa Clemente X la dichiarò beata nel 1672. Il suo corpo è venerato nella chiesa dei francescani di Cracovia.

Festa liturgica: 17 novembre
Raffigurazione: Salomea evita le feste della corte reale
Autore: László Marton, scultore

sabato 16 novembre 2019

I Santi della Cappella Ungherese – Santa Margherita di Scozia


Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. La cappella, consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso le figure dei santi.

Nella sua memoria liturgica presentiamo Santa Margherita di Scozia, nata in Ungheria secondo un’antica tradizione.
Santa Margherita di Scozia, Cappella ungherese delle Grotte Vaticane
(opera di Gyula Kovács Kiss)

Il principe inglese Edoardo, dovendo fuggire dalla propria terra trovò asilo in Ungheria. Sposò la principessa Agata, parente della casa reale ungherese. Fu in Ungheria che nel 1045 nacque sua figlia Margherita, che successivamente tornò in Inghilterra con la famiglia.
Tuttavia poco tempo dopo fu costretta a fuggire in Scozia a seguito della conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066. Lì sposò Malcolm III di Scozia divenendo così regina della Scozia. Aiutò il marito a convertirsi ad una vita santa vissero una vita felice, avendo sei figli maschi e due femmine. Una di loro divenne moglie di Enrico I d’Inghilterra, mentre suo figlio ereditò il trono della Scozia.
Margherita fu caritatevole verso i poveri, i malati e tutti i bisognosi, incoraggiando anche suo marito a fare altrettanto. Durante il regno cristiano di Malcolm III, la Scozia visse un periodo di pace. La regina Margherita si dedicò al benessere di tutti i bisognosi. Morì di una grave malattia ad Edimburgo nel 1093 dopo aver appena saputo della notizia della morte di suo marito e di uno dei suoi figli. Margherita, sul letto di morte, offrì le sue sofferenze come riparazione dei propri peccati.
Fu sepolta vicino ad Edimburgo, ma durante la riforma protestante le sue reliquie vennero per lo più disperse. Venne canonizzata nel 1250 da papa Innocenzo IV, mentre papa Clemente X la dichiarò patrona della Scozia.

Raffigurazione: Margherita, regina di Scozia dedita all’educazione dei figli
Festa liturgica: 16 novembre
Autore: Gyula Kovács Kiss, scultore


mercoledì 13 novembre 2019

Festa dei Santi Ungheresi


Il 13 novembre la Chiesa ungherese festeggia tutti i santi ungheresi, compresi quelli di origine ungherese e quelli di altre nazioni che con la loro vita hanno santificato l’Ungheria. Oltre ai santi ben noti, come i numerosi membri della Casa d’Árpád, si commemorano anche i “santi ignoti”, come i martiri che hanno dato la loro vita per la fede durante le varie invasioni dei tartari, dei turchi o dei sovietici.
Cappella ungherese a Cracovia - mosaico con i Santi Ungheresi,
opera del rev. László Puskás (foto: Magyar Kurír)
Nella Cappella Magna Domina Hungarorum delle Grotte Vaticane sono rappresentati i santi più conosciuti, mentre il grande mosaico della cappella ungherese della Basilica della Divina Misericordia di Cracovia ne raffigura anche altri più recenti o in via di canonizzazione. A Budapest nel 1996, con il sostegno della Santa Sede, è stata eretta una nuova chiesa ai Santi Ungheresi.
La festa dei Santi Ungheresi è la festa del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese in Urbe che quest’anno ha celebrato solennemente la Liturgia delle Ore nella propria cappella. Il Rettore don Norbert Németh ha invitato per l’occasione, oltre ai sacerdoti ungheresi, ad alcuni officiali della Curia Romana e agli amici dell'Istituto, anche gli Ambasciatori d’Ungheria presso la S. Sede e presso il Quirinale, nonché il Direttore dell’Accademia d’Ungheria.


martedì 5 novembre 2019

I Santi della Cappella Ungherese – il principe Sant'Emerico



Le effigie di ventuno santi e beati dell’Ungheria ornano le pareti della Cappella Magna Domina Hungarorum nelle Grotte Vaticane. La cappella, consacrata da S. Giovanni Paolo II nel 1980, è chiamata a rappresentare gli estesi legami della nazione ungherese con gli altri popoli europei proprio attraverso le figure dei santi.

Nella sua memoria liturgica presentiamo Sant’Emerico principe, figlio del primo re d’Ungheria, patrono della gioventù ungherese.


La morte di Sant'Emerico - rilievo nella Cappella ungherese delle Grotte Vaticane
(di Gyula Kiss Kovács)


Figlio di re Santo Stefano d'Ungheria e della Beata Gisella di Baviera, Emerico (Imre in ungherese) nacque a Székesfehérvár (Alba Reale), probabilmente nel 1007. La sua educazione fu affidata al monaco veneziano San Gerardo. Ne è testimonianza la famosa opera “Esortazioni al Figlio” (Institutio morum) di S. Stefano.

Secondo la sua leggenda, il principe Emerico fece voto di castità (forse fu ancora in vita uno dei suoi fratelli). Divenuto erede al trono divenne anche comandante dell’esercito ungherese.

Sulla casula, confezionata da sua madre per la Basilica dell’Assunta di Alba Regale, anche il principe Emerico è ritratto tra le immagini dei genitori. Sicuramente per questo legame materiale con la “sacra famiglia ungherese” la casula venne successivamente trasformata in manto d’incoronazione reale, e come tale utilizzato fino al 1916.

Nel 1031, durante una battuta di caccia, Emerico fu ferito a morte da un cinghiale. Venne canonizzato assieme al padre Stefano e al precettore Gerardo nel 1083. La sua festa è celebrata in Ungheria il 5 novembre, anniversario della canonizzazione. È stato proclamato patrono della gioventù ungherese.
Nella Basilica inferiore di Assisi Emerico è raffigurato, su un affresco di Simone Martini, assieme ad altri santi ungheresi, mentre l'altare principale della Basilica di S. Stefano Rotondo a Roma contiene anche le sue reliquie.
Lapide con la dedica dell'altare di S. Stefano Rotondo (Roma),
con la menzione del nome di Sant'Emerico.


Raffigurazione: Il principe Emerico è ferito a morte durante la caccia.


Festa liturgica: 5 novembre


Autore: Gyula Kiss Kovács, scultore