Per il terzo anniversario della sua elezione i bambini della Scuola Primaria Cattolica S. Giuseppe di Kiskunhalas (Ungheria) hanno voluto far pervenire a Papa Francesco un simpatico pupazzo da loro eseguito.
A consegnarlo all'udienza giubilare di ieri è stato il loro maestro Jácint Vida.
Il Santo Padre lo ha accolto sorridendo.
Blog dell'Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta
domenica 13 marzo 2016
giovedì 10 marzo 2016
Bilancio positivo della presidenza ungherese della IHRA
È giunto a termine l’8 marzo l’anno di presidenza ungherese dell’Alleanza Internazionale
per la Memoria dell’Olocausto (IHRA). Il commissario ungherese per la presidenza
IHRA Szabolcs Takács, nel passare il testimone alla prossima presidenza romena,
ha fornito un bilancio positivo dell’anno trascorso.
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| Passaggio di consegne della presidenza IHRA (foto: IHRA) |
Uno
dei risultati principali della presidenza ungherese è stato l’inclusione del
riferimento specifico all’Olocausto nel testo del nuovo Regolamento Generale UE
sulla Protezione dei Dati (GDPR), approvato nel dicembre 2015. Si è così
evitato che sotto il pretesto della protezione dei dati si possano ostacolare o
negare le ricerche storiche sull’Olocausto.
La
presidenza ha avuto come obiettivo la facilitazione della cooperazione tra gli esperti
ed il livello politico. Ha promosso, inoltre, diversi progetti e attività, come
la conferenza su “L’Olocausto nel dibattito politico. Usi e abusi” (Budapest, 6
novembre 2025) e la conferenza sull’Olocausto dei rom, organizzato assieme alla
Tom Lantos Institute ed al Collegio Gesuita per i Rom (Budapest, 1-2 marzo
2016), ambedue di grande successo. Il presidente IHRA Szabolcs Takács ha
presentato il lavoro dell’Alleanza in diversi forum internazionali come l’OSCE
e l’ONU. Le due assemblee plenarie dell’Alleanza hanno avuto luogo a Budapest, nel
giugno 2015, e a Debrecen nel novembre 2015.
La
presidenza ungherese ha avuto contatti ufficiali con due partner di rilievo,
non membri della IHRA come l’Ucraina e la Santa Sede. All’organizzazione, che
conta 31 membri, hanno aderito nel 2015 come osservatori l’Australia e il
Principato di Monaco.
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| Delegazione IHRA guidata da Szabolcs Takács in visita alla Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo |
A
Roma, come evento della presidenza ungherese dell’IHRA è stato presentato, tra
l’11 febbraio e il 13 marzo 2016 presso l’Accademia d’Ungheria, la mostra del
pittore ebraico ungherese Imre Ámos, vittima anch’egli dell’Olocausto.
martedì 8 marzo 2016
Presentato il volume sulla storia delle relazioni tra Ungheria e Santa Sede
È stato
presentato il 7 marzo, nel Palazzo del Parlamento
ungherese, il volume che raccoglie gli interventi pronunciati durante le due
conferenze che l’anno scorso hanno celebrato i 25 anni del ristabilimento delle
relazioni diplomatiche tra l’Ungheria e la Santa Sede.
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| (foto: Magyar Kurír/Lambert Attila) |
Alla
presentazione del libro “Magyarország és
a Szentszék diplomáciai kapcsolatai 1920-2015” sono intervenuti S.Em. il
Card. Péter Erdő, Primate d’Ungheria, S.E. Mons. Alberto Bottari de Castello,
Nunzio Apostolico a Budapest e l’On. Zsolt Semjén, Vice Primo Ministro del
Governo ungherese.
I
rapporti con la Santa Sede “coinvolgono anche il rapporto con noi stessi, con
la nostra propria identità, cultura e vita quotidiana”, ha affermato il
Cardinale Erdő, sottolineando che „il cristianesimo è un elemento comune della
cultura europea che non solo aiuta a preservare l’identità propria di ciascun
popolo ma costituisce una base comune per questi popoli rendendoli capaci di
agire insieme seguendo valori identici.”
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| (foto: Magyar Kurír/Lambert Attila) |
Ripercorrendo
alcuni momenti della storia delle relazioni bilaterali l’On. Zsolt Semjén ha
ricordato come durante i tempi dominati dal nazismo e dal bolscevismo la Chiesa
Cattolica abbia indicato la via retta non soltanto con la sua predicazione ma
anche con la sua azione per i perseguitati. In particolare, il Nunzio di
Budapest Angelo Rotta “ha salvato molti nostri connazionali ebrei” durante la
Second Guerra Mondiale eppure, con l’avvento dei bolscevichi è stato espulso
dal Paese. La sua sorte è testimonianza della somiglianza elementare tra
nazismo e bolscevismo, ma dimostra pure che un regime senza Dio è sempre disumano
e viceversa, un regime disumano è anche sempre senza Dio.
“Durante
i lunghi anni in cui ho avuto la responsabilità della commissione mista
Ungheria-Santa Sede – ha poi affermato l’On. Semjén – ho potuto constatare come
non ci fosse alcun settore della società ungherese dove non sia presente il
servizio della Chiesa.”
Il
volume è stato pubblicato dalla editrice ungherese METEM e dall’Accademia d’Ungheria
in Roma, a cura del dott. András Fejérdy dell’Accademia Ungherese delle Scienze
(MTA). È in preparazione la versione italiana.
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| (foto: Magyar Kurír/Lambert Attila) |
venerdì 4 marzo 2016
La “dicotomia” del giudizio sul Cardinale Mindszenty
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| Mons. Angelo Acerbi (foto: Ondrej Cukan) |
Negli ultimi giorni,
per la prima volta dopo decenni, ho riletto le “memorie” di Mindszenty,
pubblicate nel 1974. Era un libro che aveva emozionato tutti in quel tempo e
che trovavo nella biblioteca privata di tutti gli amici dei miei genitori. Un
libro forte, nel quale il Cardinale esule prova a spiegare il suo punto di
vista su quello che succedeva nella sua amata patria, sugli eventi del suo
processo farsa e la prigionia – e perché ha fatto ciò che ha fatto. Leggendolo
mi rendevo conto che era soprattutto un libro politico, un resoconto sulla
storia, sugli eventi, sulle strutture. Ci sono in esso pochi luoghi dove il
Cardinale parla della sua vita spirituale, della sua relazione con Dio. Quei
pochi passaggi, per esempio quando spiega cosa significhi la preghiera dei
salmi per un uomo in prigione, mi hanno toccato nel più profondo del cuore. È qui
che si incontra non solo il „caso” Mindszenty, non solo il “problema”, come
spesso era visto anche da parte della Chiesa di Roma, ma un uomo che cammina verso
la santità.
Forse questo è una
problematica centrale della figura del Cardinale. La sua profondità spirituale è
stata forse oscurata dal grande dramma della situazione politica nella quale la
sua vita si svolgeva. Ciò ha fatto sì che chiunque parlava di Mindszenty presto
si trovava a scegliere tra due campi. C’era chi lo vedeva come un problema che,
per la sua presenza e per le sue azioni, impediva un vero dialogo fruttuoso tra
i protagonisti della “Ostpolitik”, con Agostino Casaroli in prima fila. Altri,
invece, vedevano quell’avvicinamento come totalmente sbagliato e guardavano
Mindszenty come “l’unico giusto” che è stato sacrificato nel nome di
“compromessi tiepidi”. Vedete come in questa dicotomia, non ci sia molto
spazio per la dimensione spirituale, della santità?
In questi tempi,
quando pure in altri continenti sembra ripresentarsi lo stesso problema, mi sembra
opportuno richiamare un detto del Cardinale Franz König che potrebbe aiutare a superare
quella sfortunata dicotomia. Lui diceva: “Ci vogliono tutti e due: le
trattative ed i martiri”.
È, infatti, di un
alto valore per la Chiesa salvaguardare le strutture necessarie, per ragioni
ecclesiologiche, al proprio lavoro
pastorale, per la vita sacramentale. Ed è di un altrettanto alto valore la
testimonianza dei martiri che vanno in prigione, soffrono e muoiono per la loro
fede.
Non serve
contrapporre l’uno all’altro, così nel presente, come nel passato. In altre
parole, non si deve essere esclusivamente o “per Mindszenty” o “per la
Ostpolitik”.
L’esclusione non è
cat-holos, cattolico. Nella Chiesa c’è spazio per tutti.
martedì 1 marzo 2016
XVII centenario di San Martino - doppio giubileo in Ungheria
Mons. András Veres, Vescovo di Szombathely, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese presenta il doppio giubileo celebrato quest'anno in Ungheria, in occasione del XVII centenario della nascita di San Martino, avvenuto nel 316 a Sabaria, l'odierna Szombathely.
(Versione completa dell'articolo apparso su L'Osservatore Romano del 2 marzo 2016.)
Doppio giubileo della Misericordia e di San Martino
di Mons. András Veres, vescovo di Szombathely
Per
una felice coincidenza il 2016 è segnato da due giubilei in Ungheria: l’Anno
Santo straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco, e il XVII
centenario della nascita di San Martino. Fu, infatti, sul territorio
dell’odierna Ungheria che nel 316 nacque Martino, uno dei santi più conosciuti
al mondo grazie anche alla ben nota immagine della condivisione del proprio
mantello con il povero mendicante.
Se è
ritenuto il santo per eccellenza della condivisione e della carità, e vestire
gli ignudi è proprio una delle opere di misericordia corporali, Martino si
distinse anche nelle opere spirituali della misericordia che lo rendono un
santo attualissimo per il Giubileo. Alcune di queste opere lo legano in modo
eminente alla sua terra natale, la Pannonia.
Il
simbolo più eloquente di questa felice coincidenza dei due giubilei è il nuovo
portone di bronzo della Cattedrale di Szombathely, realizzato per
l’anniversario e subito inaugurato come Porta Santa del Giubileo per la Diocesi.
Le sei formelle che lo ornano, opera dell’artista Gábor Veres, ci presentano
sei episodi significativi della vita di San Martino.
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| Portone della Cattedrale di Szombathely con scene della vita di San Martino (di Gábor Veres - foto: Diocesi di Szombathely) |
giovedì 18 febbraio 2016
3 marzo – Santa Messa per il Card. Mindszenty
Si terrà il 3 marzo 2016, alle ore 18, l’annuale concelebrazione eucaristica in
memoria del Servo di Dio Cardinale József Mindszenty, nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo sul Celio.
A presiedere la Santa Messa quest’anno sarà
S.E. Mons. Angelo Acerbi, già nunzio
apostolico a Budapest.
Il 3 marzo ricorre il 70o anniversario della presa di possesso della propria Chiesa titolare di S. Stefano Rotondo da parte del Card. Mindszenty.
L’anno scorso la messa è stata
presieduta dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, in
occasione del 40o anniversario della morte del Servo di Dio.
La celebrazione è promossa da:
Comunità degli ungheresi di Roma
Ambasciata di Ungheria presso la Santa
Sede
Pontificio Istituto Ecclesiastico
Ungherese
Fondazione di Santo Stefano di Ungheria
Pontificio Collegio Germanico–Ungarico
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| Statua del Card. Mindszenty a Esztergom |
mercoledì 17 febbraio 2016
Religioni e diplomazia - intervento dell’Ambasciatore d’Ungheria
Si è tenuto,
il pomeriggio del 17 febbraio, il secondo incontro del ciclo “Religioni e
diplomazia”, promosso dall’Associazione Carità Politica.
Sono
intervenuti S.E. Mons. Cyril Vasil' S.J., Segretario
della Congregazione per le Chiese Orientali, S.E. Sig.ra Irena
Vaisvlaite, Ambasciatore di Lituania presso la Santa Sede, S.E.
Sig. Pavel Vosalik, Ambasciatore della Repubblica Ceca presso la
Santa Sede, e S.E. Sig. Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede.
Pubblichiamo
di seguito il testo dell’intervento di S.E. Eduard Habsburg-Lothringen
* * *
Vorrei cominciare con una citazione
attualissima: “…la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate,
estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave
minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale
limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro
discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un
secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della
vita pubblica.”
Naturalmente tutti voi avrete subito
riconosciuto che si tratta della dichiarazione comune di Papa Francesco e del
Patriarca di Mosca Kirill, firmata a Cuba il venerdì scorso – un evento che
come pochi altri rientra nel campo della religione e della diplomazia.
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