lunedì 13 maggio 2019

Bambini della Transilvania salutati in ungherese da Papa Francesco


Papa Francesco con i bambini della Transilvania e i loro accompagnatori in Vaticano
(foto: Vatican Media)
Si è svolto al termine dell’udienza generale dell’8 maggio 2019 l’incontro del santo Padre con il "Piccolo Coro di San Francesco”, composto dai bambini abbandonati e orfani della Transilvania, accolti da Fra’ Csaba Böjte e la sua Fondazione San Francesco di Déva.
Il Papa saluta Fra' Csaba accanto al dono "Parvuli Dei" (foto: Vatican Media)
Sono arrivati una trentina di bambini, in rappresentanza degli altri circa 2.300 presenti nei vari istituti gestiti dalla Fondazione. Hanno portato, però, virtualmente anche i loro compagni, grazie alla finestra “Parvuli Dei”. Papa Francesco ha osservato con attenzione il dono ed ascoltato la spiegazione del culto del Bambino Gesù che aiuta a compiere la carità con tenerezza, proprio come Lui stesso l’aveva auspicato nella catechesi di quella mattina.
Il Santo Padre ha poi salutato i bambini in lingua ungherese, pronunciando “Isten hozott!” (Benvenuti!) quando gli è stato spiegato di trattarsi di bambini ungheresi della Transilvania. Fra’ Csaba gli ha raccontato che, assieme ad altri 1.000 bambini lo aspetteranno al Santuario di Csíksomlyó, dove celebrerà la messa il 1° giugno, in occasione della visita in Romania.

Vatican News ne ha pubblicato un reportage:

Statua e reliquia del cardinale martire József Mindszenty offerte al Santo Padre


Una statua in bronzo del Cardinale Mindszenty è stata presentata al Santo Padre dai rappresentanti delle Ambasciate Ungherese e Russa, durante l’udienza generale dell’8 maggio 2019, quale testimonianza della riconciliazione tra i due popoli. Regalata anche una reliquia di Mindszenty a Papa Francesco, che l’ha venerata, dichiarando che per lui l’eroico Primate d’Ungheria “era un martire”.

Papa Francesco venera la reliquia del Card. Mindszenty: "era un martire!" (foto: OR/Vatican Media)
Nella Città di Esztergom, sede primaziale d’Ungheria, nel 2015, in occasione del 40° anniversario della morte del Venerabile Servo di Dio Card. József Mindszenty, è stata inaugurata una statua monumentale, opera dello scultore russo, Vladimir Surovtsev. Raffigura il Cardinale martire assorto nella preghiera per la pace. L’opera è stata un dono da parte della fondazione russa “Operatori di Pace per la Pace” alla fondazione dei francescani ungheresi di Esztergom, in nome della purificazione della memoria e della riconciliazione tra la nazione russa e quella ungherese.
In occasione del pellegrinaggio a Roma, nella ricorrenza del 44° della morte del cardinale Mindszenty, una copia in miniatura della statua è stata presentata a Papa Francesco, nel corso dell’udienza generale dell’8 maggio, quale omaggio al suo impegno per la pace e la riconciliazione tra i Stati e le Nazioni nel mondo.

La statua del Card. Mindszenty presentata al S. padre (foto: OR/Vatican Media)
È stato l’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen a presentare il regalo al Santo Padre, assieme al Cons. Alexander Paklin, Incaricato d’Affari dell’Ambasciata Russa presso la S. Sede. Erano presenti lo scultore, Sig. Vladimir Surovtsev, nonché il Presidente della Fondazione “Operatori di Pace per la Pace”, Sig. Andrei Chizhik.

L'Amb. Habsburg (a destra) presenta al Papa il Sindaco di Csehimindszenty, la Sindaca di Esztergom
e lo scultore Surovtsev (foto: OR/Vatican Media)
Hanno potuto salutare il Santo Padre la Signora Etelka Romanek, Sindaca di Esztergom, sede primaziale d’Ungheria e il Sig. Imre Fukszberger, Sindaco di Csehimindszent, paese natale del Cardinale, nonché lui stesso parente del Venerabile Servo di Dio.

Il Sig. Gergely Kovács, segretario della Fondazione Mindszenty ha presentato al Santo Padre una reliquia del Cardinale Mindszenty, un piccolo frammento di vestito, incastonato in una tavoletta di marmo. Il Santo Padre l’ha voluto baciare esclamando che “Mindszenty era un martire!”
Reliquia "ex indumentis" del Card. Mindszenty consegnata al Santo Padre
(foto: Ambasciata d'Ungheria S. Sede)

mercoledì 8 maggio 2019

Una richiesta a Papa Francesco da parte dei bambini orfani


Papa Francesco con l'immagine di Gesù Bambino
dono di Fra' Csaba Böjte e i "suoi" bambini dalla Transilvania
Testo della supplica consegnata a Papa Francesco da Fra' Csaba Böjte e dai bambini orfani della Transilvania, durante l'udienza generale dell'8 maggio.

* * *
È successo dopo l’inaugurazione della nostra casa di accoglienza per bambini abbandonati che una delle bambine mi ha posto la domanda come mai ci fossero così pochi bambini tra i santi nella Chiesa. Hanno continuato chiedendomi perché durante l’anno liturgico non ci fosse una festa dedicata specialmente ai bambini. Non sapevo bene come rispondergli, tuttavia mi era venuta l’idea di raccontargli che Gesù Cristo è stato un santo anche da bambino.


Fra' Csaba Böjte esce dall'udienza con i bambini
È proprio Gesù Bambino il nostro esempio, perché Lui a 12 anni, durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, non si è mica allontanato dai propri genitori per andare in giro per la città, per i parchi gioco o il mercato. Al contrario, è andato nel Tempio a pregare, ha partecipato con devozione alle liturgie ed ha ascoltato con molta sapienza i sacerdoti, essendo in grado anche di formulare delle domande. Poi, ritrovato dai genitori, ha obbedito ed è ritornato a casa con loro, crescendo ogni giorno in sapienza e grazia.




Immagine della statua di Gesù Bambino, venerata nella chiesa di Déva
- dono dei bambini a Papa Francesco (foto: Brigitta Török)
I bambini hanno ascoltato incuriositi le meditazioni sulle belle virtù del piccolo Gesù che, di poco in poco, hanno preso la forma di una novena. Abbiamo quindi chiesto ad un artigiano di scolpire per noi una statua in legno di Gesù Bambino ed abbiamo iniziato a fare una grande novena, di nove settimane, in modo da finirla per il 1° giugno, celebrata in molti paesi del mondo come Giornata Internazionale dei Bambini. Avevo promesso ai bambini già all’inizio che se loro stessi si sarebbero rivestiti delle belle virtù di Gesù Bambino allora gli avrei permesso di rivestire la statua di Gesù ogni settimana di un vestito diverso da loro stessi ideato e realizzato. È stato bellissimo vedere come non solo Gesù Bambino si fosse rivestito di abiti bellissimi, cuciti dai nostri bambini, ma che i bambini stessi si siano rivestiti delle belle caratteristiche dello stesso Cristo Gesù. Le nove settimane scorrevano veloci e i bambini non vedevano l’ora della prossima tappa. Ogni settimana era una famiglia adottiva diversa a preparare il vestitino per la statua e anche gli altri aspetti affidati alle loro cure: letture, canti, servizio dell’altare. Arrivato finalmente il grande giorno, il 1° giugno, abbiamo organizzato con grande pompa la festa di Gesù Bambino nella nostra chiesa di Déva.
Anche negli anni successivi, sempre il 1° giugno, prima della fine dell’anno scolastico, ci siamo riuniti, per la gioia dei nostri bambini, a salutare in un modo speciale il nostro amato “eroe”, il Dio dal volto di bambino. La nostra Casa di Accoglienza di Székelyhíd l’abbiamo addirittura intitolata a Gesù Bambino. Abbiamo iniziato, in diverse località, a realizzare dei piccoli santuari di Gesù Bambino dove i giovani e le famiglie potessero recarsi a pregare per la grazia di avere un figlio, o per la salute dei loro figli e per il loro sviluppo fisico e spirituale.

Ho sperimentato poi che la persona di Gesù Bambino è divenuta un esempio attraente e rigenerante per i bambini. Ma anche gli adulti, spesso stanchi e invecchiati precocemente, che non sanno più giocare, hanno accolto con gioia queste feste allegre, proprio nello spirito dei fanciulli.

È bello vedere e sapere che il nostro Redentore, prima ancora di iniziare la sua missione pubblica della predicazione e dei prodigi abbia osato e saputo giocare per le strade di Nazareth, assieme ai bambini degli uomini. Come sarà stata bella la cena nel silenzio di quella piccola casa di Nazareth… Il mondo di oggi ha urgentemente bisogno proprio di questa vita umile e silenziosa, grata al Signore, sul modello della famiglia di Nazareth, costituita attorno a Gesù Bambino. E questo lo affermo decisamente anche se molti non riescono a formularlo a voce.

Nel Bacino dei Carpazi, in Europa, ma anche in tutto il mondo sviluppato le persone purtroppo hanno voltato le spalle alla vita, all’accoglienza della nuova vita. Le famiglie sono inaridite, intere regioni si trasformano in “case di cura per anziani”. Per curare queste ferite della nostra società oserei proporre che la Chiesa proclami il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino. Come il primo maggio è divenuto festa di San Giuseppe Lavoratore o l’11 febbraio è stato proclamato da San Giovanni Paolo II Giornata Mondiale dei Malati, chiediamo, a nome dei bambini orfani, che il 1° giugno, quando in gran parte del mondo si celebra la Giornata Internazionale dei Bambini, sia dedicato alla devozione del suo Capo, il Bambino più meraviglioso del mondo. Possa diventare il 1° giugno la Festa di Gesù Bambino per la Chiesa universale.

 

In spirito di filiale obbedienza,

Fra’ Csaba Böjte OFM e oltre 2.000 bambini della Fondazione San Francesco di Déva

“Parvuli Dei. Una finestra sul mondo di Gesù Bambino” – Dono a Papa Francesco dai bambini transilvani


L’opera “Parvuli Dei – Una finestra sul mondo di Gesù Bambino” è stata ispirata dalla gratitudine per i 25 anni dell’impegno di Fra’ Csaba a favore dei bambini. Si tratta di un trittico di fotografie, nella forma di una finestra. La fotografia centrale ritrae la statua di Gesù Bambino, oggetto della devozione dei bambini orfani curati dalla Fondazione S. Francesco di Déva. L’immagine è composta dai ritratti di oltre duemila bambini, un regalo da parte loro per il Santo Padre.


"Parvuli Dei" - l'immagine di Gesù Bambino composta dalle foto dei bambini orfani
della Fondazione S. Francesco di Déva (foto: Brigitta Török)
Un gruppo di bambini della Fondazione, il “Piccolo Coro di San Francesco”, è venuto in pellegrinaggio a Roma, partecipando all’Udienza Generale dell’8 maggio, dove ha consegnato il regalo al Papa, spiegandogli che lo stanno aspettando con gioia per la sua visita a Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc).

Si tratta di un finestra nello stile tradizionale della Transilvania per guardare al mondo con stupore e dire di sì alla vita, ai bambini figli di Dio, all’accoglienza della nuova vita e a tutti quei “fratelli più piccoli” che nessuno ha voluto.

La Fondazione San Francesco di Déva, sotto la guida di Fra’ Csaba Böjte OFM e dei suoi collaboratori, ha aperto una finestra sulla bontà del Signore e sulla vera vita per i bambini orfani ed emarginati. Fra’ Csaba si è chinato già oltre 6.000 volte ai più piccoli, alle vittime della sorte, per accoglierli a braccia aperte, per educarli, e mostrargli la giusta via. Grazie al suo carisma e alla sua testimonianza è divenuto un maestro credibile non solo per questi bambini ma per tutta la comunità dei cattolici nella Transilvania. La sua parola, umile ma decisa, è ascoltata da tutti gli ungheresi nel mondo, come la voce della coscienza di un’intera nazione. “È bello fare i bravi. È bello camminare sulla via della carità senza giudicare. È bello ascoltare la volontà di Dio!” – frasi semplici ma impegnative le sue in una società sconvolta da molti problemi.

La finestra “Parvuli Dei” (ossia: Bambini di Dio) è stata ideata dai volontari della Fondazione, Brigitta Török e László Török, realizzata dalla fotografa Brigitta Török, e dal falegname Zsolt Nagy (nella cui bottega lavorano anche diversi bambini di Fra’ Csaba), il fabbro István Gábor Nagy e l’intagliatore Zoltán Szabó, nello studio Printerieur di György Povázai, con il sostegno dei benefattori della Fondazione.

Il telaio della finestra è intagliata in legno di noce, con cerniere in ferro battuto (dimensioni: 100 x 160 x 12,3 cm; 31 kg) e sotto tavole di vetro racchiude tre fotografie. Quella centrale raffigura la statua di Gesù Bambino composta dalle fotografie dei 2.144 bambini orfani delle diverse case accoglienza della Fondazione. L’anta di sinistra ritrae i bambini e Fra’ Csaba nella chiesa di Déva, quella di destra, invece, l’esterno della chiesa medesima.

lunedì 6 maggio 2019

Sant’Adalberto celebrato dai Paesi di Visegrád a Roma


Omaggio dei quattro Ambasciatori alle reliquie di S. Adalberto
La festa di Sant’Adalberto, patrono dei Paesi centro-europei è stata ricordata quest’anno il 2 maggio con una S. Messa alla Basilica di San Bartolomeo all’Isola. È, infatti, nella cappella laterale di questa chiesa che si venerano da mille anni le reliquie del santo vescovo di Praga.

Celebrazione nella Basilica di S. Bartolomeo
La celebrazione è stata presieduta da Don Pavol Zvara, Rettore del Pontificio Collegio Slovacco dei SS. Cirillo e Metodio, che nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di non dimenticare Dio mentre si vuole costruire una società degna dell'umanità. Proprio i santi ci ricordano, ha proseguito il Rettore, che è possibile il riavvicinamento tra le persone e tra i popoli. Ne sono testimoni Sant’Adalberto, appunto, ma anche Santo Stefano d’Ungheria, e i Santo Cirillo e Metodio, apostoli dei popoli slavi. Loro, infatti, erano non solo uomini di Dio ma veri e propri “ambasciatori” i quali, oltre agli impegni del loro ufficio, hanno sempre pensato di migliorare la situazione delle persone a loro affidate. Questo perché avevano capito che il Vangelo del Cristo Risorto ha il potere di trasformare le vite, ha il potere di calmare le situazioni di tensione, ha il potere di trovare soluzioni e il potere di rianimare le relazioni. Don Zvara ha anche evidenziato l’importanza della Basilica di S. Bartolomeo che, in quanto santuario dei nuovi martiri, ricorda anche tante persone che hanno dato la vita per la fede durante le persecuzioni comuniste nei paesi dell’Europa centro-orientale.

Le preghiere dei fedeli sono stati letti, come da tradizione, dai rappresentanti diplomatici dei Paesi del Gruppo di Visegrád presso la S. Sede: Marek Lisánsky, Ambasciatore di Slovacchia, Janusz Kotanski, Ambasciatore di Polonia, Václav Kolaja, Ambasciatore della Repubblica Ceca e Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore d’Ungheria.

L’Ambasciatore Lisánsky, promotore della celebrazione di quest’anno nel segno della presidenza di turno slovacca del Gruppo di Visegrád, ha ricordato nei suoi saluti finali anche il 15° anniversario dell’adesione all’Unione Europea dei paesi del gruppo stesso.
Preghiera dei fedeli letta dai quattro Ambasciatori
(Foto: Ambasciata di Polonia, Ambasciata d'Ungheria)

giovedì 2 maggio 2019

500 bambini per l’Eucaristia a Budapest - a 500 giorni dal Congresso Eucaristico Internazionale


500 bambini, alunni di alcune scuole cattoliche della capitale ungherese hanno formato un coro d’eccezione sul sagrato della Basilica di Santo Stefano di Budapest per richiamare l’attenzione sul grandioso evento cattolico che si inaugurerà fra esattamente 500 giorni, il 13 settembre 2020: il 52° Congresso Eucaristico Internazionale.

“È la carità che ci collega, è la carità che ci fa vivere!” – hanno cantato i bambini la canzone composta per l’occasione da György Derzsi, alla presenza del Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest.
Vedi il filmato anche su Facebook.






Aspettando Papa Francesco a Csíksomlyó - spot dell'Arcidiocesi di Alba Iulia/Gyulafehérvár

Un breve video (con sottotitoli in inglese), realizzato da Mária Csúcs e Péter Csúcs per conto dell’Arcidiocesi di Gyulafehérvár/Alba Iulia racconta della gioiosa attesa con cui si preparano per la visita del Santo Padre al Santuario di Csíksomlyó/Sumuleu Ciuc.


Nel filmato - dopo la persona del Santo Padre - compare prima la millenaria cattedrale romanica di Gyulafehérvár/Alba Iulia e poi scorrono le immagini del Santuario e dell’annuale pellegrinaggio di Pentecoste (il „Perdono di Csíksomlyó), festa più significativa dell’anno.



Logo della messa/visita del Papa a Csíksomlyó/Sumuleu Ciuc
con l'immagine della Madonna di Csíksomlyó, quella di Papa Francesco
e quella dell'altare all'aperto