sabato 11 agosto 2018

Intervista dell'Ambasciatore d'Ungheria al quotidiano "La Verità"


La Verità, Francesco Agnoli, 4 agosto 2018

“Soros ha i soldi e un programma: gli manca legittimità democratica”

Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore ungherese presso la Santa Sede: “È una forza antagonista che vuole influenzare le politiche nazionali. Siamo europeisti per vocazione, ma crediamo in una Ue rispettosa dell’autonomia dei singoli Stati”.

Sino a pochi anno orsono l’Ungheria era un paese per noi troppo lontano. La catastrofe comunista era riuscita quasi a cancellarlo dalla memoria di buona parte dell’Europa, nonostante tutti avessero conoscenza di un’epoca in cui era esistito un glorioso „Impero austroungarico”. Chi è nato all’epoca della Guerra Fredda forse ricorda almeno l’eroica resistenza del cardinale magiaro József Mindszenty, vittima dei comunisti, ma anche di altri uomini di Chiesa incapaci di comprendere appieno la profonda nequizia del comunismo.

Da ormai diversi anni, però, l’Ungheria è un paese di cui si parla sempre più spesso, per il suo ruolo all’interno dell’Unione Europea e per la leadership forte e discussa del suo primo ministro, Viktor Orban: un uomo che, al pari di altri politici dell’est Europa, come il polacco Andrzej Duda, da una parte auspica un’Unione europea meno tecnocratica e sovietica, dall’altra concepisce la rinascita del proprio paese anche come riaffermazione della sua identità cristiana.

Per questo ascoltare l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg-Lothringen, con un cognome così suggestivo e gravido di risonanze storiche, è quasi un dovere: aiuta a comprendere una visione del mondo che non solo non è più possibile marginalizzare e demonizzare, ma che forse è anche il segreto per ricucire il nostro passato europeo con il nostro futuro.

In Italia si parla molto di Orbán, ma l'informazione è piuttosto manichea. Perché gli ungheresi lo hanno votato e rivotato?

La terza ampia vittoria consecutiva dell’alleanza dei partiti Fidesz e Kdnp (democristiani) è dovuto a diversi fattori. Prima di tutto perché il Fidesz-Kdnp ha saputo proporre una visione positiva per il presente ed il futuro del Paese. Una visione di matrice democristiana e moderata nella quale la maggioranza degli ungheresi si riconosce. Le forze della sinistra liberale, prima del 2010 hanno portato il Paese in una situazione drammatica, poi, dal 2010 sono stati incapaci di esprimere un’alternativa credibile. Così pure l’estrema destra che negli anni passati è divenuta la principale forza di opposizione.

Si dice che Orban sia un politico autoritario e populista

Viktor Orbán è un leader eletto democraticamente e a stragrande maggioranza, con una carriera politica eccezionale. È da decenni, infatti, che si impegna per la sua patria, con otto elezioni democratiche alle spalle, delle quali quattro perse e quattro vinte. Non so di altri politici europei che abbiano un simile risultato.

I paesi dell'Est hanno un rapporto forte con la loro storia recente: qual è il rapporto dell'Ungheria con il suo passato novecentesco?

Mi permetta di osservare che quello di “Paesi dell’Est” è un termine dell’epoca della guerra fredda. Il suo riaffiorare negli ultimi anni può essere segno che la “cortina di ferro” forse non è del tutto sparita nella mentalità di molti. I Paesi della nostra regione si riconoscono come parte orientale dell’Europa centrale, non solo geograficamente ma anche per cultura e tradizioni. Il XX secolo ha provato duramente gli ungheresi: basti pensare alla Grande Guerra e al successivo smembramento del Paese e della nazione con il trattato del Trianon, e poi alle dittature nazista e comunista. Si tratta di eventi storici i cui effetti si sentono tuttora nella vita quotidiana. Il preambolo della legge fondamentale ungherese riassume il nostro recente passato rilevando che l’autodeterminazione statale fu persa il 19 marzo 1944 e riacquistata solo il 2 maggio 1990, mentre in quei decenni di occupazione straniera la costituzione storica dell’Ungheria fu sospesa. Essa proclama, infine, che dopo i decenni di “decadenza morale” il Paese ha “inevitabilmente bisogno di un rinnovamento spirituale e morale”. La Legge sulla Coesione Nazionale del 2010 dichiara che, nonostante tutto, la nazione ungherese si sente unita al di sopra dei confini e che la soluzione ai problemi della regione può essere trovata solo nella collaborazione tra Paesi sovrani, rispettosi gli uni degli altri nonché della libertà delle persone e delle loro varie comunità.

Come viene percepita dai cittadini ungheresi l'Unione europea?

Oggi oltre il 60% dei cittadini ungheresi ritiene positiva l’essere membri dell’Ue. In generale l’Europa è stata da sempre vista come quella comunità alla quale apparteniamo per natura e per vocazione. Il Governo ungherese è molto favorevole all’integrazione europea. Gli eventuali disaccordi riguardano il modo di fare l’Europa: noi crediamo in un’Unione rispettosa dell’identità e dell’autonomia delle singole nazioni. Concordando con quanto detto recentemente da Papa Francesco ai vescovi ungheresi: l’UE deve essere non una sfera ma un poliedro.

Perché George Soros è per alcuni un ‘filantropo” e per voi ungheresi un nemico del paese?

Nel caso di Soros si tratta di un attore non statale in grado di influenzare le politiche nazionali poiché possiede tre cose. Prima di tutto consistenti risorse finanziarie, poi un’agenda che intende realizzare e, infine, una concezione del mondo che, nel nostro caso, non coincide con quella del governo eletto dal popolo ungherese. Non ha, per contro, una cosa essenziale: legittimità democratica. Penso che siano questi fattori a indurre il governo ungherese a trattarlo essenzialmente come una forza politica antagonista.

Che ruolo ha la fede religiosa oggi in Ungheria?

L’Ungheria deve affrontare gli stessi problemi delle società secolarizzate del resto dell’Europa. Abbiamo però un’esperienza storica per cui il mantenimento della nostra identità nazionale è in gran parte dovuta al cristianesimo. Non si tratta di imporre un credo religioso a nessuno ma di essere coscienti che – secondo le parole del Primo Ministro Orbán – “noi europei viviamo in una civiltà ordinata secondo gli insegnamenti di Cristo”. Questo significa che “è la cultura cristiana a guidarci tra le contraddizioni della vita, a determinare il nostro modo di pensare sulla giustizia e sull’ingiustizia, sul rapporto tra uomo e donna, sulla famiglia, sul successo, sul lavoro e sull’onore”. Vuol anche dire che “la nostra cultura è la cultura della vita. Il nostro punto di partenza, l’alfa e l’omega della nostra filosofia di vita è il valore della vita, la dignità di ogni persona ricevuta da Dio”. Non a caso la nostra legge fondamentale prescrive allo Stato l’obbligo di collaborare con le chiese “per fini di utilità collettiva” e di difendere l’identità cristiana del paese.

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