venerdì 7 ottobre 2016

Via Crucis con le meditazioni del Vescovo Áron Márton


14 stazioni – 14 meditazioni - 14 opere corali

1.       Márton HORVÁTH (Tapolca, Ungheria, 1983): O Salutaris

2.      Miklós KOCSÁR (Debrecen, Ungheria, 1933): Adoramus Te

3.      Felice ANERIO (Narni, 1560 – Roma, 27 settembre 1614): Christus factus est

4.      MENEGALI (sec. XVIII): Parce Domine

5.      Dan MIZRAHI (Bucarest, Romania, 1926 – Bucarest, Romania 2010), arr. I. POTYÓ: Ave Maria

6.      Vytautas MIŠKINIS (Vilnius, Lituania 1954): Cantate Domino

7.      Ola GJEILO (Skui, Norvegia, 1978): Ubi Caritas

8.      Rihard DUBRA (Riga, Lettonia, 1964): O, Crux ave

9.      Miklós KOCSÁR (Debrecen, Ungheria, 1933): Sub tuum praesidium

10.   Michael HAYDN (Rohrau, Austria, 1737 – Salisburgo, Austria, 1806): Tristis est anima mea

11.    Wolfgang Amadeus MOZART (Salisburgo, Austria, 1756 – Vienna, Austria, 1791): Miserere mei

12.   Antonio LOTTI (Venezia, 1667 – Venezia, 1740): Crucifixus

13.   György DEÁK-BÁRDOS (Budapest, Ungheria, 1905 – Budapest, Ungheria, 1991): Eli Eli

14.   Zoltán KODÁLY (Kecskemét, Ungheria, 1882 – Budapest, Ungheria, 1967): Stabat Mater

15.   György ORBÁN (Marosvásárhely, Romania, 1947): Daemon irrepit Callidus

 

Coro Santa Cecilia di Kolozsvár (Cluj), direttore: M. István POTYÓ

* * *

PREGHIERA INTRODUTTIVA

Nostro Signore Gesù Cristo, vorremo camminare insieme a te come buoni cristiani sulla via della croce. Sentire i tuoi dolori, portare con te la croce pesante, alzarci assieme a te dopo essere caduti e morire con te per essere partecipi anche noi della tua risurrezione. Questa Via Crucis la percorreremo assieme al Vescovo Áron Márton di beata memoria con le sue riflessioni e le sue parole. Siamo il tuo popolo, Signore, il popolo del Vescovo Áron. Accetta la nostra Via crucis e da’ che in noi produca frutti buoni.

giovedì 6 ottobre 2016

Festa Magna Domina Hungarorum - messa in San Pietro


In occasione della Festa della Beatissima Vergine
Magna Domina Hungarorum,
anniversario della consacrazione della Cappella ungherese nelle Grotte Vaticane,


l’Ambasciatore d’Ungheria
presso la Santa Sede e presso il Sovrano Militare Ordine di Malta,
S.E. Eduard Habsburg-Lothringen,
anche a nome della Comunità dei fedeli ungheresi in Roma,

invita cordialmente la Signoria Vostra

 alla Santa Messa

presieduta da

S.Em. Rev.ma il Cardinale Angelo Comastri
Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano,

sabato, 8 ottobre 2016, alle ore 10,
all’Altare della Cattedra, nella Basilica Vaticana

Con la partecipazione del coro “Santa Cecilia”
della Parrocchia di San Michele di Kolozsvár/Cluj.

sabato 1 ottobre 2016

Responsabilità a cerchi concentrici


Intervista del premier ungherese sul dovere di aiutare, sulle responsabilità a cerchi concentrici, sul suo incontro con le famiglie dei copti decapitati dall’IS, sull’Europa e le quinte vuote del cristianesimo, sulla cultura dello scarto e la misericordia.

Pubblichiamo, nella nostra traduzione, l’intervista concessa dal Primo Ministro ungherese Viktor Orbán (di religione protestante) al portale d’informazione cattolico della Conferenza Episcopale Ungherese “Magyar Kurír” il 24 settembre 2016.

* * *

Nello scorso agosto lei ha incontrato a Roma i capi delle chiese cristiane del Medio Oriente. Perché ha ritenuto importante di partecipare all’incontro e di cosa hanno parlato i capi delle comunità cristiane?

Si è trattato di un incontro interessante ma anche commovente. Qui in Europa pensiamo che la nostra situazione sia oltremodo complicata ma se andiamo ad ascoltare un vescovo del Medio Oriente capiamo subito che i nostri problemi siano i più facili al mondo rispetto a quanto sono complesse le cose di là. Una parte dei vescovi medio-orientali è stata cacciata via, soprattutto quelli che vivevano ed operavano nella Siria. Il loro servizio pastorale adesso si concentra sulla salvezza delle persone, cercando di proteggere le loro comunità che sono sull’orlo dell’annientamento fisico. Fanno grandi sforzi anche affinché la fede cristiana possa persistere in quella parte del mondo. Ci hanno riferito di situazioni difficilissime dal punto di vista umano, morale, spirituale, politico ed economico.

Con una decisione del Governo in settembre è stato creato, presso il Ministero delle Risorse Umane, un sottosegretariato per i cristiani perseguitati. Come funzionerà tale struttura?

In politica spesso già i preparativi valgono come delle azioni e questo è il caso anche di tale decisione. Nel discorso pubblico liberale di oggi non è possibile parlare delle differenze culturali con la dovuta serietà. Se vogliamo avanzare una proposta a favore dei cristiani perseguitati ci rendiamo conto che in campo europeo ciò non sia possibile in questa forma. Si possono produrre solo dei documenti con formulazioni generali e neutre sulle persone perseguitate a causa della loro fede e religione, ma non è possibile scrivere concretamente dei cristiani. Noi abbiamo voluto farla finita con questo approccio. L’Ungheria è un paese cristiano e così noi dobbiamo aiutare in primo luogo quelli che ci sono più vicini, e questi sarebbero i cristiani. Il nostro governo è di ispirazione cristiana e da questo sorgono anche degli obblighi di governo. Anche nel passato abbiamo fornito diverse volte degli aiuti, l’ultima volta abbiamo contribuito con 120 milioni di HUF all’iniziativa della Conferenza Episcopale Ungherese che mirava alla realizzazione di una scuola a Erbíl. Anche questo è di aiuto ai cristiani perseguitati ma durante i preparativi abbiamo riscontrato grandi ostacoli. L’ufficio di sottosegretariato che adesso è stato formato potrà coordinare efficacemente questo tipo di lavori.

Durante la sua visita in Egitto, nel giugno di quest’anno, Lei ha voluto incontrare i capi della Chiesa copta e i familiari dei martiri copti decapitati in Libia dall’IS. Perché ha ritenuto importante tale incontro?

È stato particolarmente difficile parlare con delle persone che hanno attraversato un simile trauma. Da una parte li ho ringraziati per la possibilità di incontrarli. Poi volevo sapere come potevamo essergli d’aiuto. Ogni aiuto ha la sua parte ma è tutt’un altra cosa se ciò si basa su un rapporto personale. Considero importante che dietro la beneficienza ci siano dei volti e degli incontri perché questo rafforza anche l’assistenza.

Come sarebbe possibile, a suo avviso, porre termine alla guerra in Siria e alla catastrofe umanitaria? E cosa può fare l’Ungheria?

L’Ungheria non può certo ambizionare di fare più di quanto consegue dal suo peso internazionale e dalle sue forze. Deve impegnarsi per quanto invece è in grado di fare. Prendiamo parte alle missioni internazionali di pace ma non saremo noi a decidere le sorti della Siria. Sono quelle grandi potenze a poter fare di più che sono anche i responsabili della situazione che si è venuta a creare. La situazione creatasi oggi in Europa, che io chiamo una migrazione dei popoli, non si esaurisce nel tentativo dei profughi di lasciare le zone colpite dalla crisi. La migrazione dei popoli è in corso da qualche decennio e durerà ancora a lungo. Le masse che si riversano sull’Europa occidentale provengono, in gran parte, non dalla Siria ma dall’Afganistan e dal Pakistan. Quindi solo una parte di questo fenomeno è costituito dai profughi della guerra, mentre nel futuro saranno quelli che partono dalle zone interne dell’Africa a creare i problemi più grandi. Tutto ciò dimostra che i nostri problemi non termineranno neanche con la pace in Siria.

A livello della società spesso come se chiudessimo le orecchie e il cuori di fronte alle notizie di sofferenze che ogni giorno ci raggiungono. Come sarebbe possibile sensibilizzare la società?

Dei sette miliardi di persone nel mondo tre miliardi devono vivere con meno di due dollari al giorno. I benestanti, come lo siamo anche noi in Europa, possono certo avere qualche rimorso di coscienza per questo. In fondo all’anima ci disturba che noi viviamo molto meglio di altri. E questo vale anche laddove la ricchezza non è legata ad un passato colonialista. È chiaro che dobbiamo fare per loro tutto quanto ci è possibile. Ritengo che la responsabilità per gli altri sia da immaginarsi per cerchi concentrici. Ho una responsabilità primaria per le persone che mi stanno più vicine: la mia famiglia, i miei amici, la mia comunità di fede e la mia nazione. Ma ci sono dei cerchi che vanno oltre a questi e se ne ho la possibilità devo aiutarli. Ma non alla maniera dei farisei. Le grandi azioni umanitarie ad hoc non sono sufficienti, mentre non è neanche opportuno, anzi è addirittura dannoso, invitare nei nostri paesi una parte delle masse disagiate. È responsabilità dei politici promuovere con il loro operato politiche di sviluppo internazionali che migliorino le condizioni di vita anche nelle parti più povere del mondo.

L’Ungheria, adempiendo ai dettami della Legge fondamentale, continua ad accogliere dei rifugiati. La Comunità di Sant’Egidio ha promosso in Italia, ma sono in preparazione anche in altri Paesi comunitari, i cosiddetti corridoi umanitari per i profughi più bisognosi. Non pensa di aderire all’iniziativa?

Noi siamo in stretti contatti con i Paesi Visegrád, ed è con loro prima di tutto che ci coordiniamo su queste questioni. Siamo aperti ad ogni risposta che non infranga il principio per cui si deve portare gli aiuti là dove ci sono problemi invece di importare qui i problemi.

Papa Francesco ha paragonato l’Europa ad una nonna stanca, caratterizzata dall’individualismo. Lei come la vede l’Europa?

Condivido questa opinione. Mentre in Europa il cristianesimo sta attraversando un periodo di bassa, in altre parti del mondo è invece in espansione. È stato qui che il cristianesimo aveva attecchito ma il suo baricentro ormai non è in Europa. Si è, infatti, come dice il Santo Padre, formato un sistema di pensiero contrario al cristianesimo che mette al centro se stesso. Le quinte del cristianesimo ci sono ancora ma il contenuto sta per svanire. Però quanto si è esaurito una volta potrebbe in seguito riprendere ancora a scorrere – e io confido in questo.

Il Santo Padre a più riprese ha parlato della cultura dello scarto. Secondo Lei come possiamo combattere questa cultura?

Spesso è proprio ciò che caratterizza la nostra convivenza con le persone. Scartiamo facilmente anche un’amicizia, un matrimonio invece di fare un tentativo per ripararli. L’uomo europeo ritiene oggi di poter vivere una vita piena anche senza confrontarsi con il proprio Creatore, con la propria coscienza o con qualsiasi cosa che non sia immediatamente legata al suo successo. È più facile trasformare, rinnovare qualcosa, molto più difficile è, invece, metterla su basi spirituali completamente nuove. È anche per questo che il rinnovamento spirituale spesso incontra degli ostacoli.

Come vede allora il futuro dell’Ungheria?

Tutta l’Europa sta vivendo dei tempi cruciali. Si tratta di un’epoca vibrante. Molte volte ci sono state in precedenza dei punti di svolta irruenti – per esempio il cambio di regime o la riunificazione tedesca si sono svolti nell’arco di pochi mesi – ma quanto sperimentiamo oggi non è così. Viviamo dei processi più lenti, più diffcili. Tutti percepiamo come ora l’umanità stia per passare in una nuova era. Nell’economia la sfida è quella di preservare la competitività. Nel campo della preparazione professionale la questione è se una mentalità di tipo tradizionale sia rimpiazzata da una moderna, basata sulla conoscenza delle tecnologie digitali. Passando ai processi sociali: saremo in grado di invertire la decrescita demografica? Riusciremo a salvare le comunità di fede oppure sarà l’individualismo a prendere ovunque il soppravvento? C’è poi l’effetto sulle nostre vite della sperimentazione dell’intelligenza artificiale. Queste questioni si decideranno ancora durante la nostra vita. E dobbiamo certo discuterne con la gente. Per fortuna in Ungheria abbiamo una cultura politica che permette il dialogo aperto e franco su tutti i temi importanti. Purtroppo ormai non è ovunque così in Europa.

La Chiesa sta vivendo l’Anno della Misericordia. Cosa significa per Lei la misericordia?

Penso che il messaggio più importante sia quello di aprire i nostri cuori agli altri, poiché l’uomo che si chiude in se è perduto. La Chiesa cattolica può aiutare in questo e potrà, con la sua fermezza, la sua solidità – da pietra d’angolo – essere un punto di riferimento per la nostra vita anche nel futuro.

(intervista di István Kuzmányi, traduzione di Márk A. Érszegi, foto: Attila Lambert)

Mistero e diplomazia – sulle tracce di Pompeo


Il 29 settembre, si sa, è un triplice anniversario per Gneo Pompeo Magno: giorno della sua nascita e anche del suo assassinio. Ma è anche quello dell’inaugurazione, avvenuta nel 55 a.C., di una delle sue opere maggiori, il Teatro che di lui prese il nome.

 
Quest’anno l’Ambasciatore Eduard Habsburg ha voluto commemorare la storica giornata invitando un gruppo di ambasciatori amici ad una passeggiata arceologica, sui passi del "teatro invisibile" tra Campo de Fiori e Largo Torre Argentina.

Dove si trovava esattamente questo Teatro scomparso? Che ruolo aveva giocato nel conflitto tra Cesare e Pompeo? E dove si trova il punto esatto dove Cesare fu assassinato?


Guidati dall’Ambasciatore Habsburg il gruppo alla fine ha potuto incontrare Pompeo Magno in persona: proprio nel “suo” Salone, al primo piano di Palazzo Spada.

 
Una serata affascinante nel segno delle antichità romane e del mistero archeologico.

giovedì 29 settembre 2016

Nuovo sepolcro per Áron Márton


Riposa da oggi in nuovo sarcofago maestoso di pietra bianca il corpo del Servo di Dio Áron Márton, Vescovo di Transilvania. Traslato nella navata meridionale della splendida cattedrale romanica di Gyulafehérvár (Alba Iulia), i fedeli potranno d’ora in poi rendergli omaggio con più facilità. Tale è, infatti l’afflusso dei pellegrini – ungheresi della Transilvania, ma non solo – alla tomba del loro amato vescovo che si è ritenuto meglio spostarlo dalla cripta vescovile, con il permesso della Santa Sede.

Il sepolcro di Áron Márton nella Cattedrale di Gyulafehérvár (Alba Iulia),
con giovani in costume tradizionale siculo.
(Foto: Magyar Kurír)
La cerimonia si è svolta nella festa di San Michele, titolare dell’antica cattedrale, nel 36mo anniversario della pia morte dell’integerrimo servo del Signore, come lo definì San Giovanni Paolo II. A presiedere la liturgia è stato Mons. Miguel Maury Buendía nunzio apostolico di Bucarest, alla presenza di numerose autorità ecclesiastiche e civili ungheresi, nonché di migliaia di fedeli arrivati dai vari Paesi del Bacino dei Carpazi.

L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, in collaborazione con il Comitato per le Celebrazioni dell’Anno Memoriale Áron Márton e la Segreteria di Stato per gli Affari Nazionali ungheresi, ricorderà Áron Márton con il concerto del Coro Santa Cecilia di Kolozsvár (Cluj) giovedì 6 ottobre 2016, a Roma.


mercoledì 28 settembre 2016

Hanno aiutato i migranti bisognosi – ringraziamenti ufficiali del Governo ungherese ai volontari

Nel primo anniversario della fase acuta della crisi dei migranti che ha investito l’Ungheria nel 2015 sono arrivati i ringraziamenti ufficiali del Ministro per le Risorse Umane alle organizzazioni di soccorso ungheresi che si erano prodigati per assistere le persone bisognose sulla frontiera ungherese.
 
I rappresentanti della Caritas Ungherese, della Caritas Ecumenica, dell’Associazione Caritativa Ungherese dell'Ordine di Malta, della Caritas della Chiesa Riformata di Ungheria, della Caritas Ungherese dei Battisti e della Croce Rossa Ungherese hanno ricevuto il diploma di benemerenza dalle mani del Sottosegretario alle Risorse Umane On. Bence Rétvári e del Sottosegretario per i Rapporti con le Chiese Dott. Miklós Soltész il 27 settembre a Budapest.
 
Rappresentanti del volontariato ungherese nella cerimonia di ringraziamento
(foto: Katolikus Kaitász)
 
Il Sottosegretario Soltész ha ricordato che l’anno scorso centinaia di migliaia di persone hanno attraversato l’Ungheria che ha posto il Governo di fronte ad un enorme dilemma. Esso ha scelto di difendere le frontiere dello Stato ma, allo stesso tempo, ha voluto anche aiutare chi ne aveva veramente bisogno. Qui è stato essenziale la tradizionale buona collaborazione con le varie organizzazioni caritative a sfondo religioso, riunite nel Consiglio Caritativo, tavola di coordinamento istituita presso il Ministero delle Risorse Umane.


Grazie all’impegno dei loro volontari, le organizzazioni caritative hanno portato sollievo a quanti ne avevano bisogno. La collaborazione con il Governo ungherese è stata esemplare: i 450 milioni di Fiorini (1,4 milioni di EUR) di finanziamento statale sono stati moltiplicati dal lavoro di volontariato di migliaia di ungheresi che hanno distribuito, in trenta località, centinaia di tonnellate di viveri ed hanno organizzato l’assistenza medica a centinaia di bambini. E, attraverso queste organizzazioni, l’Ungheria ha potuto dare una mano anche nei Paesi vicini, affetti dalla stessa crisi.
 
Parlando del futuro il Sottosegretario Rétvári ha, invece, sottolineato come, secondo la posizione ufficiale del Governo ungherese, sia preferibile dare gli aiuti dove la necessità si presenta, aiutando le persone a vivere una vita dignitosa nella propria patria, invece di importare i problemi degli altri in Europa.
 
E l’Ungheria è pronta a dare un contributo fattivo, in collaborazione con le organizzazioni caritative a sfondo religioso. Così, per esempio, una delegazione della Caritas Ecumenica Ungherese è in partenza per l’Iraq, mentre il Governo ungherese ha offerto tre milioni di Euro per il Fondo Madad dell’Unione Europea per la Siria.

martedì 27 settembre 2016