venerdì 24 maggio 2019

Aspettando Papa Francesco a Csíksomlyó – i csángó


Pellegrini csángó a Csíksomlyó
Tra i gruppi di fedeli più numerosi che assisteranno alla S. Messa di Papa Francesco a Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc) ci sarà anche quello dei csángó (in romeno: Ceangăi). I csángó sono assidui frequentatori di questo santuario mariano ungherese e, in occasione dell’annuale “Perdono di Pentecoste”, spesso vi giungono dopo un lungo pellegrinaggio a piedi, vestiti nei loro costumi tradizionali, partendo dai villaggi della Moldavia (regione orientale della Romania) attraverso le montagne dei Carpazi Orientali.

Tytti Isohookana-Asunmaa
presenta il libro "The Csángó"
I csángó sono un gruppo molto speciale della Romania, al quale il Consiglio d’Europa ha dedicato un proprio rapporto speciale nel 2001, col titolo “Cultura della minoranza csángó in Romania”, promosso dalla Signora Tytti Isohookana-Asunmaa, una parlamentare finlandese che vi ha dedicato uno studio approfondito, pubblicato successivamente anche in un libro in inglese. (per un approfondimento storico in italiano vedasi QUI.)

Secondo il Rapporto “Csango minority culture in Romania, approvato dal Consiglio d’Europa nel maggio 2001, i csángó “sono un gruppo non omogeneo di gente romano cattolica, di origini ungheresi. Questo gruppo etnico è un relitto medioevale, sopravvissuto in Moldavia, nella parte orientale dei Carpazi in Romania. I csángó parlano una forma arcaica dell’ungherese e hanno delle tradizioni antiche e una grande diversità di arte e cultura popolare che rappresenta un valore eccezionale per l’Europa.”


“Per secoli l’identità dei csángó era basata sulla religione romano cattolica e sulla propria lingua, un dialetto ungherese, parlato in famiglia e nella comunità del villaggio. Questo, assieme al loro stile di vita e la visione del mondo arcaici possono spiegare i loro stretto attaccamento alla religione cattolica e la sopravvivenza del loro dialetto.”

Messa dei csángó a Bacau (27 gennaio 2019)
“Oggi solo 60.000-70.000 persone parlano la lingua csángó. Al fine di tentare di preservare quest’esempio di diversità culturale europea l’Assemblea [Parlamentare del Consiglio d’Europa] raccomanda al Consiglio dei Ministri di incoraggiare la Romania a sostenere i csángó attraverso misure concrete, in modo particolare nel campo dell’educazione.”

“Oggi in Moldavia la lingua usata nelle scuole e nelle chiese è il romeno. Esiste l’insegnamento in ucraino e lo studio del polacco, della lingua rom e del russo come madre lingua. Nonostante le previsioni della legge romena sull’istruzione, e le ripetute richieste dei genitori, non è assicurato l’insegnamento della lingua csángó nei villaggi csángó. Di conseguenza, solo pochi csángó sanno scrivere nella propria madrelingua.”

Insediamenti dei csángó nella regione orientale della Romania
“I csángó non avanzano richieste politiche, ma vogliono solamente il riconoscimento della loro cultura distinta. Chiedono assistenza per preservarla e, soprattutto, chiedono che ai loro bambini venga insegnato la lingua csángó e le loro funzioni religiose siano tenute nella loro madrelingua.”

La Raccomandazione 1521 (2001) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, riprendendo le affermazioni contenute nel rapporto sulla “Cultura della minoranza csángó in Romania”, ha menzionato quindi anche la questione religiosa dei csángó: “ci dovrebbe essere l’opzione di avere funzioni romano cattoliche in lingua csángó nelle chiese dei villaggi csángó e la possibilità per i csángó di poter cantare i canti nella loro madrelingua”.

In seguito, rispondendo alle raccomandazioni, il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa, nel novembre 2001, ha dichiarato di “essere fiducioso che la Santa Sede, tramite i suoi regolari contatti con le Autorità ecclesiali del luogo con le Autorità governative dei rispettivi paesi, continuerà a seguire le questioni sollevate, per quanto esse possano influire sulla vita religiosa dei csángó.”

Per anni, anzi decenni, è andata avanti la discussione se la richiesta dei fedeli csángó si riferisse a celebrazioni in lingua csángó, oppure in lingua ungherese. Tuttavia, come emerge anche dal Rapporto “Cultura della minoranza csángó in Romania”, la lingua dei csángó è un dialetto peculiare dell’ungherese, ed è questa in cui sono disponibili i libri liturgici, mentre nel dialetto csángó – come è il caso di tanti dialetti nel mondo – si cantano i propri canti religiosi “popolari”.

Chiesa di S. Nicola nella città di Bacau (Bákó),
uno dei centri della minoranza csángó della Moldavia romena
La questione è stata diverse volte affrontata in diverse sedi, anche a livello di iniziativa congiunta dei Presidenti dei Parlamenti romeno e ungherese. Infine, nel gennaio del 2019 il vescovo di Iasi, Mons. Petru Gherghel, che guida la diocesi dal 1990, ha autorizzato la celebrazione di una S. Messa al mese in lingua ungherese nella Chiesa di San Nicola a Bákó (Bacau).

La Signora Tinka Nyisztor, etnologa e rappresentante dell’Alleanza degli Ungheresi Csángó della Moldavia, ha commentato soddisfatta l’esaudimento, dopo circa 30 anni, delle loro ripetute richieste. In occasione della prima messa ungherese, il 27 gennaio, la Chiesa di San Nicola si è riempita di fedeli csángó, provenienti dai villaggi vicini che hanno pregato con i loro canti caratteristici prima della messa, officiata dai sacerdoti locali in lingua ungherese. Secondo fonti locali, da allora la messa mensile ungherese continua ad attirare sempre più fedeli csángó che ne vorranno rendere grazie alla Madonna di Csíksomlyó, in presenza di Papa Francesco, la cui visita confermerà anche loro nella fede degli avi.

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